Cos’ha detto il premio Nobel Robert Solow?

Bologna, 4 Dicembre 2009

CTC – Programma Internazionale di Sviluppo delle Competenze Economiche e Manageriali

Relatore: ROBERT SOLOW – Premio Nobel per l’Economia 1987

LECTIO MAGISTRALIS

IL DOPO-CRISI: QUALE È LA SITUAZIONE ATTUALE E COSA POSSIAMO ASPETTARCI A BREVE, MEDIO E LUNGO TERMINE? “THE SLOW GROWTH”

Struttura della relazione:

A. L’AMBITO ECONOMICO

  1. Il dopo-crisi: la situazione attuale e le sue implicazioni a breve termine
  2. Il dopo-crisi: le implicazioni della crisi nel lungo termine

B.IL SETTORE FINANZIARIO

C. QUESTION TIME

A. L’AMBITO ECONOMICO

1. IL DOPO-CRISI: LA SITUAZIONE ATTUALE E LE SUE IMPLICAZIONI A BREVE TERMINE

(cornice temporale: entro un anno da oggi)

Premessa

Questa è una recessione economica dovuta alla recessione finanziaria. Non è una crisi dovuta ad una calamità naturale (Es.: disastro, terremoto, ecc.) e, quindi, la capacità produttiva ha comunque continuato a crescere anche in questa fase di recessione: l’IT, le tecnologie, la capacità di produrre sono forti e sempre in crescita [questo dato è anomalo, perché in genere quando c’è una recessione la produttività si riduce].

Dato che a questa crescita della produttività non è stata accompagnata parallelamente anche da una crescita economica, a questo fenomeno si è associato un rapido aumento del tasso di disoccupazione.

L’ipotesi

Attualmente riteniamo di vedere una ripresa rispetto a questa crisi causata dalla recessione finanziaria. Negli USA, infatti, nel 3° trimestre, si sono registrati i primi segnali di ripresa, con una crescita del PIL (in Zona Euro questa ripresa è più lenta).

In base a questo dato riteniamo che la ripresa del 3° trimestre continuerà anche nel 4° trimestre 2009.

La previsione realistica

In realtà il 4° trimestre 2009 sarà meno buono del 3° trimestre. E questo perché i benefici derivati dai primi interventi dell’Amministrazione Obama stanno terminando i loro effetti positivi.

PERCHÈ LA RIPRESA E’ LENTA? QUALE E’ LA CAUSA DI TALE LENTEZZA?

Si evidenziano delle con-cause:

1. I CONSUMI BASSI: l’aumento molto debole della spesa da parte dei consumatori americani fa si che si stabilisca un circolo vizioso che avrà conseguenze anche sull’Europa e sull’Asia

2. IL RISPARMIO DELLE FAMIGLIE AMERICANE: prima della crisi, le famiglie americane risparmiavano meno dell’1 %; ora risparmiano più del 4 %. Questo fatto è sfavorevole nel breve termine, mentre sarà positivo più nel lungo termine

3. IL MERCATO AZIONARIO: con il crollo del mercato azionario USA un quantitativo enorme di ricchezze è scomparso con le conseguenze che vediamo

4. L’ACCESSO AL CREDITO: avere un credito dalle banche oggi è molto più difficile e questo rende difficile riattivare la crescita economica

5. L’INCERTEZZA: è molto, molto elevata dopo questa crisi che non è dovuta ad un caso isolato e circoscritto.

Conseguenza

Tutti settori economici (tranne l’IT) sono in ristagno. Dall’analisi dello stato attuale, si prevede che tale ristagno durerà anche nel primo semestre del 2010.

COME USCIRNE?

Si delinea un problema per i governi, ovvero l’ipotesi di dover intervenire con un secondo giro di stimoli fiscali, dopo quello del 2009, che è stato l’artefice della ripresa del 3° trimestre. Ora tale impulso si è esaurito.

E’ importante andare a stimolare la domanda privata, altrimenti si corre il rischio che il ristagno aumenti.

COME SI PUÒ STIMOLARE LA DOMANDA?

Attraverso diverse tipologie di interventi:

a. RIDURRE LE TASSE: ciò è molto, molto difficile perché i governi hanno un debito pubblico molto alto;

b. STIMOLARE LA SPESA: ad esempio, il governo Cinese dovrebbe acquistare titoli di stato USA (se ciò non dovesse accadere sarà necessario ricorrere ad altri meccanismi che andranno inevitabilmente a toccare il tasso di interesse, e ciò non è auspicabile);

c. STIMOLI FISCALI: offrire un secondo giro di stimoli fiscali, che però dovranno essere coordinati a livello internazionale, molto di più di quanto non si sia fatto fino ad oggi. E’ necessario quindi un coordinamento a livello internazionale: gli stimoli che i governi offriranno in questa seconda fase andranno offerti tutti contemporaneamente!

2. IL DOPO CRISI: LE IMPLICAZIONI DELLA CRISI NEL LUNGO TERMINE

(cornice temporale: tra 5 anni o più)

Previsione realistica

Anche se in questi anni si riuscisse ad ottenere una ripresa completa, si prevede che i consumi negli USA, e forse anche nell’UE, continueranno ad essere molto deboli.

Normalmente il 65% del PIL USA è dovuto alla spesa per il consumo.

Nella fase di boom pre-crisi ben il 70 % del PIL USA era dovuto alla spesa per il consumo.

L’ipotesi è che anche a ripresa avvenuta, il PIL dovuto ai consumi tornerà al massimo al 65% e forse anche meno. Al contempo l’indebitamento sarà visto malissimo. Quindi i consumatori USA non consumeranno più così tanto.

E guardate che 5 punti di differenza sono tantissimi!

COME FARE A COLMARE QUESTO 5 %? CHI SOSTITUIRA’ I CONSUMATORI?

E’ assai improbabile che tale 5 % venga colmato dal governo, quindi bisogna trovare un altro modo per alzare di 5 punti il PIL oppure il PIL si contrarrà.

COME INNALZARE IN FUTURO IL PIL DEL 5 %?

Attraverso due modalità:

a. INVESTIMENTI ALLE AZIENDE

Spostamento di carichi: l’amministrazione Obama vede molto positivamente gli investimenti in energie rinnovabili e nella ristrutturazione del settore elettrico, incentivando l’eolico e altre forme di energia rinnovabile attraverso sussidi e incentivi fiscali. E questo comunque a costi ridotti per il bilancio dello stato.

b. ESPORTAZIONI NETTE

Aumentare le esportazioni significa al contempo che le importazioni USA dovranno essere drasticamente più basse rispetto al boom pre-crisi. Import 6 % del PIL non era sostenibile (tranne in alcuni brevi momenti)!

Ma come fare per aumentare le esportazioni nette degli USA?

Ci sono tre interlocutori molto importanti a questo riferimento: Cina, Giappone e Germania che fino ad oggi hanno esportato tantissimo.

In ottica di equilibri internazionali, questi tre paesi, da grandi esportatori dovrebbero diventare esportatori molto più limitati e, in alcuni casi, cambiare anche molto. Io non sono certo che loro tre siano pronti a questo!

E gli USA dovrebbero aumentare il loro livello di competitività.

Altra aspetto – LA SVALUTAZIONE DEL DOLLARO

Il dollaro è più debole della divisa cinese; io ritengo che questo fenomeno continuerà e questo fatto non necessariamente è un fatto negativo.

Fino a questo momento abbiamo parlato dell’ambito economico che è fondamentale anche perché è collegato al Welfare. Parliamo ora del settore finanziario.

B. IL SETTORE FINANZIARIO

Il settore finanziario dovrebbe svolgere due funzioni:

1° funzione – DISTRIBUIRE IL CAPITALE, in modo che i risparmi delle persone non siano distribuiti a caso ma nel modo più produttivo possibile. Quindi l’accesso al credito è un bisogno fondamentale!

2° funzione – GESTIONE DEL RISCHIO: il rischio è una variabile che c’è sempre quando si parla di investimenti. E fa parte dell’economia che ci siano delle agenzie che si attivano, in cambio di retribuzione, nel settore del rischio perché in grado di gestirlo. Quindi il sistema finanziario dovrebbe far sì che il rischio dovuto agli investimenti venga trasferito e gestito da chi lo vuole fare, senza incorrere in quello che si è verificato in questa crisi.

Critica di Solow à mi sembra che il nostro settore finanziario, fino ad oggi, non abbia adempiuto a tali funzioni. E le leggi che erano state create dopo la crisi del ’29 – che tutelavano il settore economico separandolo dal quello finanziario – negli anni ’90 sono state abolite, ritenendo che non servissero più.

Si avverte perciò il bisogno, da parte degli economisti, di fare molte ricerche per vedere se e come il sistema finanziario abbia realmente avvantaggiato il settore produttivo.

L’ottica è quella di evitare che questo eccesso speculativo – che è insito nel mercato e che ci sarà sempre – arrivi a paralizzare l’economia come è successo in questa crisi. Anche attraverso leggi che proteggano il sistema economico, separandolo.

C. QUESTION TIME

1° domanda – Come evitare il fallimento delle banche?

La politiche migliori sono: 1. l’assicurazione dei depositi e 2. il monitoraggio stretto sullo stato di indebitamento delle banche e delle loro operazioni più rischiose; poiché il rischio di bancarotta è sempre presente, è importante prevedere anche delle manovre per cui le banche più forti vadano ad acquisire quelle che si trovano in una condizione di debolezza, ovvero dove gli effetti da indebitamento sono molto alti.

2° domanda – Si è parlato di aumento dei consumi: come rafforzare il consumo debole?

Gli strumenti classici per aumentare i consumi sono due:

  1. avere un reddito disponibile e
  2. avere la sensazione di sicurezza.

Se ci saranno queste due condizioni i consumatori torneranno ai livelli precedenti.

Ci sono poi altre manovre che vanno a toccare:

  • la riduzione della pressione fiscale, specialmente sulle fascia più bassa: tale manovra è molto difficile da attuare per i governi poiché la tassa sul reddito è la loro principale entrata e quindi non modificabile.
  • l’agire direttamente sulla disoccupazione, attraverso la creazione diretta di posti di lavoro da parte del governo che dovrebbe assumere le persone presso le proprie agenzie in attività costruttive, come accadde negli anni Trenta dopo la crisi del ’29. L’importante però è trovare delle attività “costruttive” in cui impiegare le persone, cioè utili, che non creino discredito al governo.

3° domanda – Si sta andando verso est? E il dollaro?

È innegabile che il centro di gravità economico stia andando verso l’Asia. E questo non è un fatto necessariamente negativo: si spera che il reddito e il benessere ci siano da noi come da loro.

4° domanda – Il free-trade e la rimozione delle barriere: cosa ne pensa?

Io sono un economista convenzionale e quindi per me le barriere sono inefficaci, controproducenti e insane. Specialmente ora in fase di recessione. Certo le barriere sono dei tentativi di difesa comprensibili da parte dei governi che in questo modo tentano di difendere il loro reddito interno. Però non sono utili.

5° domanda – Cosa aspettarci allora da questa slow growth (crescita lenta)?

The slow growth à se sarà a lungo termine allora sarà un problema importante. Comunque proprio perché tale crisi non è stata causata da una calamità naturale, la capacità produttiva del sistema non si è affatto danneggiata o abbassata, anzi, è aumentata grazie all’IT; e anche la potenzialità di crescita economica non è affatto diminuita.

La crescita è data da questi fattori fondamentali:

  1. miglioramento tecnologico
  2. miglioramento organizzativo
  3. istruzione
  4. formazione

Per il momento questi aspetti non sono stati toccati dalla crisi attuale. Se però non si riesce a mantenere la velocità di crescita economica allora come governi economici avremmo fallito. Quindi io credo che, risolta la crisi economica, non vedo perché attendersi una decrescita nei prossimi decenni.

6° domanda – E i paesi in via di sviluppo (PVS)?

Non credo che la crescita lenta nei nostri paesi avanzati creerà una crescita nei PVS, come l’India. Anzi, siamo tutti collegati.

7° domanda – La ridotta crescita demografica nei paesi occidentali che effetti avrà?

La crescita demografica limitata nei paesi avanzati non è detto che sia un fattore negativo in questo momento; anzi se la popolazione dovesse crescere rapidamente diventerebbe assai difficile intervenire su una crisi di questa portata.

8° domanda – Possiamo vedere questa crisi come una crisi del capitalismo?

Dopo gli anni ’40, abbiamo avuto circa 70 anni di crescita e prosperità. Quindi io non penso che il capitalismo sia in crisi. Ritengo che la crisi del 2008-09 abbia invece evidenziato dei problemi rispetto a COME gestiamo le nostre economie e rispetto al fatto che abbiamo permesso al sistema finanziario di fare ciò che ha fatto.

In futuro dovremmo proteggere il sistema economico dagli eccessi speculativi di chi esagera (soprattutto i paesi molto ricchi). E i meccanismi che i governi dovranno attivare e/o potenziare riguardano gli STABILIZZATORI AUTOMATICI, ovvero quei meccanismi che siano in grado di opporsi alla recessione in fase di crisi ma anche di resistere agli eccessi delle fasi di crescita. Questi meccanismi esistevano prima degli anni ’90 e noi li abbiamo indeboliti, ora vanno reintrodotti e rafforzati.

Quindi non credo nella crisi del capitalismo ma è un avvertimento a fare le cose un po’ meglio!

APPUNTI DI ELENA ZANONI

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