Invictus, Mandela, il team coaching e la leadership visionaria

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INVICTUS, MANDELA, IL TEAM COACHING E LA LEADERSHIP VISIONARIA.

Chi ha visto INVICTUS? È il film di Clint Eastwood che, forse per bilanciare i vari tenenti Callaghan “ammazza tutto”, dedica una pellicola poetica e potente ad uno dei più grandi leader del nostro tempo: Nelson Mandela.

In questo film si toccano con mano alcune caratteristiche dei veri leader.

Il leader guida con l’esempio: Mandela fu il primo ad abbassarsi lo stipendio di capo di stato in un Sudafrica che viveva una forte crisi economica.

Il leader porta entusiasmo al proprio team: Mandela non amava particolarmente il rugby, (come la maggior parte dei neri sudafricani era più appassionato di calcio) ma si lasciò incuriosire da questo sport “diverso dal suo mondo”, fino a diventarne entusiasta sostenitore.

Il leader è tenace: sa che ci vuole pazienza e costanza per arrivare al risultato, non molla alle prime difficoltà, e lui nei suoi 27 anni di prigionia ha dimostrato quanto ha saputo essere tenace.

Il leader è umile: e in questo dimostra sempre intelligenza, l’intelligenza di chi sa di non sapere, e che in questo modo si dispone ad accogliere i contributi di tutte le persone del suo team, senza avere mai l’atteggiamento insofferente del “professorino so-tutto-io”.

C’è una caratteristica dei leader che a mio avviso fa la differenza tra un buon leader e un grande leader: un buon leader porta la squadra a raggiungere un risultato tra quelli possibili, un grande leader non solo porta il team a raggiungere un risultato ritenuto impossibile, ma crea la realtà entro la quale questo risultato è concepibile.

Il leader visionario ha proprio questa come caratteristica principale: “vedere oltre”.

Il leader visionario sa che c’è di più di quello che si può chiamare “realtà”, “contesto”, “congiuntura”, “buon senso” e non ha paura di cercare quello che non esiste (ancora).

I grandi leader non si accontentano di fare il meglio che possono nel mondo dove si trovano, sfidano il mondo che tutti percepiscono come “reale e possibile” per gettare i presupposti per una realtà talmente migliore da essere ritenuta dai più “impossibile”.

Il concetto è molto più semplice di quello che può sembrare: trovo solo quello che cerco e cerco solo quello che penso esista.

Finchè penso che “non si può fare” allora non cercherò nessuna strada per farlo.

Nel film si vede una scena dove Mandela impone ai suoi fedelissimi di essere diversi dai bianchi sudafricani, di non fare l’Apartheid al contrario, di non cercare facili vendette o rivalse ma di accettare dei bianchi, insieme ai neri nella guardia del corpo presidenziale.

Un esempio per tutti, ma anche un nuovo paradigma, una nuova realtà che diventa possibile nel momento stesso in cui si smette di considerarla impossibile.

Mandela chiede ai suoi di usare uno strumento potente e liberatorio come il perdono, che apre a nuove e superiori possibilità.

Tutti coloro che hanno saputo fare questo (mi vengono in mente Gandhi, Martin Luther King, Ibrahim Rugova, Oscar Romero) hanno creato nuovi mondi, hanno dato vita al sogno, alla visione che era in loro.

Per riuscire in questo il leader deve avere quelle caratteristiche comuni anche ai bravi team coach: credere nelle potenzialità della propria squadra e saper fare emergere il valore che ognuno può esprimere nella creazione del disegno comune.

Si vede anche questo nel film: Nelson Mandela riesce a fare attribuire nuovi significati a vecchi riti (le partite di rugby).flags_of_South-Africa

Per realizzare questo, coinvolge il capitano della nazionale e gli fa capire che non si tratta più solo di “fare dello sport”, ma si tratta di trasmettere un’idea di un nuovo mondo. Si tratta  di conoscere e fare conoscere una nuova realtà: un nuovo paese dove bianchi e neri vivono in pace.

Il team coach efficace sa sposare la vision del leader e portarla al team, sapendo cogliere gli schemi di pensiero che limitano la squadra e sapendo agire per far aprire le menti a nuove e migliori possibilità.

Il team coach efficace sa credere fino in fondo nella bellezza della vision, nella forza del team, nel valore di ogni suo componente e sa come agire per portare il team in questo “nuovo mondo”.

Fare questo è senza dubbio impegnativo, lo è per il leader, lo è per il team coach, lo è anche per il componente del team, che viene coinvolto in un processo di crescita e di apertura a nuovi scenari che gli richiede di essere leader di se stesso prima di tutto.

Per sostenersi in questo compito  Nelson Mandela recitava ogni giorno, la poesia del poeta W. E. Henley (Invictus appunto) per ricordarsi che, a dispetto di ogni ostacolo che possiamo dover affrontare, essere protagonisti della propria vita non è un caso, è una SCELTA.

INVICTUS di William Ernest Henley

Dal profondo della notte che mi avvolge
buia come il pozzo più profondo che va da un polo all’altro,
ringrazio qualunque Dio esista
per l’indomabile anima mia.

Nella feroce morsa delle circostanze
non mi sono tirato indietro né ho gridato per l’angoscia.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
il mio capo è sanguinante, ma indomito.

Oltre questo luogo di collera e lacrime
incombe solo l’orrore delle ombre
eppure la minaccia degli anni
mi trova, e mi troverà, senza paura.

Non importa quanto sia stretta la porta,
quanto piena di castighi la vita.
Io Sono il signore del mio destino:
Io Sono il capitano della mia anima.