Oltre il Pil: Amartya Sen

amartya SenCTC – Programma Internazionale

di Sviluppo delle Competenze

Economiche e Manageriali

Bologna, 25 Maggio 2010

Relatore: AMARTYA SEN – Premio Nobel per l’Economia 1998

LECTIO MAGISTRALIS

Oltre il PIL: valutazione del welfare e della sostenibilità

Focus della relazione:

Prologo dal Purgatorio Dantesco …  Perché cadiamo?

  1. Perché misurare le performance di una collettività? E cosa ha senso misurare in una comunità?
  2. Oltre i PIL: i 3 approcci per valutare le performance economiche di una comunità (Rapporto della Commissione Stiglitz-Sen-Fitoussi, 2008-2009)
  3. La sostenibilità ambientale del sistema economico

PROLOGO: … Perché cadiamo?

In un canto della Divina Commedia (Purgatorio) di Dante troviamo: “[…] Perché cadiamo di fronte ad un vento così debole?”

La domanda “Perché cadiamo?” è oggi ancora attuale. Le potenzialità di noi esseri umani sono maggiori rispetto a ciò che riusciamo a comprendere e a fare durante la nostra vita.

Cosa può fare allora la differenza per il successo?

Il focus del mio intervento ha a che fare con tematiche quali il benessere globale, il Welfare e le disuguaglianze economiche. In particolare si focalizzerà sul PIL come indicatore delle performance  di una comunità. Dal mio punto di vista c’è il bisogno di andare oltre al PIL …. Come?

  1. A. Perché misurare le performance di una collettività? E cosa ha senso misurare in una comunità?

Innanzitutto, alla base del PIL ci sono alcune questioni di fondo importanti:

1° questione) È così necessario avere misure per valutare le performance della società? Che bisogno c’è di avere degli indicatori collettivi economici?

Certo, è importante fare una valutazione degli standard di vita collettivi ed è importante capire cosa otteniamo e cosa no; le nostre vite dipendono dalle performance economiche della collettività ed è quindi legittimo chiedersi “Come stiamo andando?”.

Il merito degli indicatori come il PIL è quello di mettere al centro del palcoscenico lo stato economico delle comunità e cui apparteniamo. L’economia è importante per il ruolo che svolge nel determinare i nostri stili di vita. Ma ciò che ci deve realmente interessare è LA VITA delle persone di questo gruppo. Quindi mettere il focus sull’aggregazione di beni prodotti è limitativo. Il focus andrebbe posto sulla qualità di vita delle persone.

2° questione) In una comunità bisogna valutare anche le disuguaglianze e la distribuzione del patrimonio.

Ergo, bisogna differenziare il fine dal mezzo, ovvero, è importante collegare l’economia allo STILE DI VITA delle persone.

PIL o oltre il PIL? Beni o anche vita umana? Questo è il punto di partenza per capire cosa è il PIL.

B. Oltre i PIL: i TRE APPROCCI per valutare le performance economiche di una comunità (Commissione Stiglitz-Sen-Fitoussi, 2008-2009)

Sarkozy, nel 2008, ha nominato una Commissione(1) (composta da Stiglitz, Sen e Fitoussi e  altri 22 prestigiosi collaboratori, tra cui 5 Premi Nobel) con l’incarico di trovare degli indicatori standard alternativi al PIL, in grado di misurare le performance economiche di una società.

Dopo un confronto basato su opinioni anche differenti, nel 2009, la Commissione ha prodotto un Rapporto conclusivo il quale rappresenta il prodotto di un accordo unanime che ha incluso tre approcci differenti.

I TRE APPROCCI, con i rispettivi indicatori, individuati da questa Commissione sono:

1° approccio: L’OPULENZA ECONOMICA

2° approccio: LA FELICITA’

3° approccio: LA CAPACITA’ E LA LIBERTA’

1° approccio: L’OPULENZA ECONOMICA

Lo standard di vita qui è messo in relazione con l’opulenza economica. Il PIL come indicatore appartiene a tale approccio e vi è un’equazione: PIL = Standard di vita di una collettività.

I limiti del 1° approccio:

1° limite) Le transazioni relazionali tra familiari, amici ecc non vengono qui prese in considerazione.

Ad esempio: se un uomo si sposa con la sua cuoca, vi è una riduzione di PIL (diventando sua moglie, smetterà di percepire lo stipendio) ma non è così per la qualità di queste due persone che, in questa situazione, dovrebbe aumentare e migliorare.

Quindi, l’opulenza economica è realmente un parametro adeguato per valutare lo standard di vita delle persone? È importante andare oltre alle transazioni di mercato e considerare anche quelle non di mercato. L’indicatore del PIL va quindi rettificato con queste variabili legate alle transazioni personali.

2° limite) Questo approccio non tiene conto della distribuzione e delle disuguaglianze sociali all’interno del PIL (Studi di A. Sen, anni ’70). Continuare a concentrarci sul reddito e sui beni e non sullo stile di vita delle persone è limitante.

E lo stile di vita delle persone ha una variabilità inter-soggettiva notevolissima; c’è una grande eterogeneità personale, che dipende da: età, genere, abile-disabile, ecc., e che incide notevolmente sugli stili di vita.

Non ultimo va considerato il clima sociale cioè l’accessibilità o meno all’istruzione pubblica, all’assistenza sanitaria, alla presenza o meno di macro e micro-criminalità, alla possibilità di comparire in pubblico senza provare vergogna ecc. ecc. Sono, questi, tutti indicatori sociali che influenzano la qualità della vita delle persone e che vanno oltre al reddito.

Il focus va posto quindi sul capitale sociale e su quei pattern di comportamento ormai radicati in una cultura. Ad esempio: la possibilità di comparire in pubblico senza provare vergogna: emerge come nelle comunità opulente i simboli e gli status sociali (e le relative soglie per entrarvi) sono molto più elevati. La povertà è difficile da eliminare perché nelle comunità ricche gli standard richiesti per entrare sono sempre più alti! (Es.: immaginiamoci, a NewYork,  l’effetto della Tv a Led collegata via cavo per una famiglia appena arrivata dal Kenya e le conseguenze per l’integrazione dei bambini di questa famiglia).

Conclusione_1: è importante guardare non solo il reddito ma ciò che si riesce a fare con il reddito. E questo dipende da tante altre variabili della comunità di riferimento.

2° approccio: LA FELICITA’

Tale approccio si sviluppa da una differente tradizione [Alfred Marshall e Cecil Pigou, anni ’20-‘50] e va a misurare la felicità delle persone per valutare il well-being di una collettività.

Ci sono due critiche a tale approccio:

1°critica) [Lionel C. Robbins, Positivismo logico] È possibile misurare la felicità? E soprattutto, come  è possibile sviluppare poi dei paragoni interpersonali, cioè paragonare la felicità di una persona con quella di un’altra?

2° critica) Anche A. Sen è scettico ma per un’altra ragione: forse i paragoni, anche se non totalmente precisi, possono essere fatti. Oggi la misurazione della felicità va demistificata.

Alan Krueger e Daniel Kahneman hanno ripreso questo problema e hanno studiato altri strumenti per valutare la felicità. La Commissione ha così incluso e accettato questo secondo approccio nel suo Rapporto.

Ma rimane il problema non tanto legato alla misurazione precisa ma … SIAMO SULLA STRADA GIUSTA?

I limiti del 2° approccio:

A. Sen, nel suo recente volume edito da Mondatori “L’idea della giustizia”, spiega i limiti dell’approccio collegato alla felicità:

1° limite) tale approccio prende in considerazione solo il benessere dell’individuo e non presta attenzione ad altri aspetti quali, ad esempio, il lutto per un familiare e l’infelicità che ne deriva. Che è molto differente dall’infelicità che può provare una persona che è messa sotto tortura. Non ha senso paragonare questi due tipologie di infelicità, e farlo significherebbe ignorare la storia che vi è dietro.

Dobbiamo quindi andare oltre all’idea semplice di benessere e guardare ad un’immagine più complessa.

Nell’idea di felicità collegata al benessere non vengono prese in considerazione.

–      le libertà “positive”, ovvero l’accesso all’istruzione scolastica elementare, i sussidi contro la disoccupazione, l’assistenza sanitaria;

–      le libertà “negative”, ovvero quelle collegate ai diritti umani, come il diritto di non subire torture.

L’approccio legato al benessere ignora tutto ciò. È quindi importante “andare oltre” a questo approccio, introducendo altre dimensioni legate alla libertà e ai diritti umani.

2° limite) Il costrutto stesso di felicità è inadeguato per indicare il benessere delle persone. Ovvero l’equazione benessere = soddisfazione dei desideri = felicità non funziona, è restrittiva, specie quando si parla, appunto, di privazioni sociali.

Il calcolo utilitaristico basato sulla felicità può essere infatti molto ingiusto con comunità represse, minoranze schiacciate o con persone disoccupate: si è visto che le aspettative di queste persone si adeguano “al ribasso” in modo da poter tollerare e affrontare le avversità e/o le restrizioni, fino ad adattarvisi. Ovvero si assuefanno alle restrizioni e al sopruso per poter tirare avanti, “allenandosi” a trarre gioia da piccole cose, da piccoli successi.

Ad esempio: dalle ricerche sullo stile di vita delle donne casalinghe in paesi come l’Italia (N.d.R: Sen ha avuto una moglie italiana), si è visto che queste dedicano moltissimo tempo ai lavori di casa, vivendo recluse in casa per la maggior parte del loro tempo (l’Italia è al primo posto nel mondo per la % di tempo che le donne dedicano ai lavori casalinghi). Tra le altre, sembra essere questa una delle variabili collegata sul bassissimo tasso di natalità del nostro paese.

L’effetto finale è una distorsione della scala della Felicità messa a punto in paesi dove di base c’è una situazione un’apertura diversa.

Conclusione_2: la felicità come benessere non è quindi una misure efficace per misurare le performance di una collettività.

3° approccio: CAPACITÀ’ E LIBERTÀ

Questo approccio(2) prende in considerazione altre variabili quali i funzionamenti, le capacità e la libertà d’azione. E si pone domande quali:

– che tipo di funzionamenti possiamo mettere in atto?

– rispetto alle cose che vogliamo fare, che alternative abbiamo nel fare queste cose?

– e soprattutto, cosa siamo liberi di fare?

Per chi è religioso, ad esempio, la possibilità di poter esercitare la propria religione in pubblico è importante.

Cit. Aristotele e metafisica (sostanza ed essenza) à Il PIL non misura il qualcos’altro che c’è dietro al reddito.

Esempio che riguarda il mondo della disabilità à Risultati di una ricerca in UK, 2004:

–      18% la percentuale di famiglie sotto la soglia di povertà;

–      questo 18% diventa 23% se si vanno a considerare le famiglie che hanno una persona con Handicap;

–      questo 23% diventa 47% se si considera l’handicap “di conversione”, ovvero la capacità di tradurre il reddito in possibilità di accesso a protesi, a cure mediche, a strutture senza barriere architettoniche ecc ecc.

Conclusione_3: il problema quindi è trasformare il reddito in standard di vita di qualità per la persona nei suoi ambienti di vita.

Ecco perché il 3° approccio, quello relativo alle capacità e alla libertà è fondamentale.

Per capire quali sono i fattori che influenzano le performance e la qualità di vita di una collettività, bisogna quindi ribaltare la prospettiva e andare a considerare I FATTORI CHE LIMITANO LA FELICITA’.

In Italia, questo approccio viene sostenuto presso l’Università di Pavia dalla Prof.ssa Enrica Chiappero Martinetti(3), la quale ha abbracciato il pensiero aristotelico e le teorie di Adam Smith sviuppando misurazioni meno rigide.

C) La sostenibilità del sistema economico

Parlare di sostenibilità significa includere nel discorso gli standard di vita e la valutazione delle conseguenze del successo economico.

E se vogliamo capire questo aspetto bisogna considerare:

  1. le capacità che le persone hanno oggi
  2. le influenze e le conseguenze che avranno le generazioni future aspetti come il riscaldamento globale e catastrofi quali alluvioni dovute a tale effetto.

Cit. “L’idea di giustizia” di A. Sen à anche se gli standard di vita sono al centro del mio focus, è importante guardare anche alla sostenibilità ambientale e allo sviluppo sostenibile.

Cit. Robert Solow à in linea ideale, le generazioni future dovrebbero ereditare una situazione di benessere almeno uguale, se non superiore, a quella che stiamo vivendo oggi. E invece noi ci stiamo preoccupando solo del nostro standard di vita in questo momento! Dobbiamo quindi allargare lo sguardo ed essere responsabili verso la sopravvivenza della specie, di tutte, anche quelle lontane dalla nostra collettività.

Conclusione_finale: noi non siamo solo “pazienti”, ovvero dei soggetti con delle necessità e dei bisogni, ma siamo soprattutto “agenti”, ovvero persone che hanno la libertà di decidere cosa è importante e come ottenere le cose che consideriamo importanti.

Ma, a volte, non sappiamo andare oltre alle nostre necessità!!

Appunti di Elena Zanoni

NOTE:

(1) Oltre il Pil: il Rapporto della Commissione Stiglitz-Sen-Fitoussi – 29 settembre 2009

http://www.nelmerito.com/index.php?option=com_content&task=view&id=826&Itemid=1

[…] Nelle 300 pagine di questo Rapporto sono presenti, arricchiti da acute osservazioni, tutti gli argomenti sui limiti del PIL e sulle strategie da adottare per “superarlo”, che da molti anni alimentano un interessante dibattito.

(2) Funzionamenti e capacità nel pensiero di A. Sen

http://it.wikipedia.org/wiki/Amartya_Sen

Partendo da un esame critico dell’economia del benessere, che ha portato fra l’altro alla definizione di un indice di povertà largamente usato in letteratura (1977), negli ultimi due decenni Sen ha sviluppato un approccio radicalmente nuovo alla teoria dell’eguaglianza e delle libertà. In particolare, Sen ha proposto le due nuove nozioni di capacità e funzionamenti come misure più adeguate della libertà e della qualità della vita degli individui.

In estrema sintesi, Sen propone di studiare la povertà, la qualità della vita e l’eguaglianza non solo attraverso i tradizionali indicatori della disponibilità di beni materiali (ricchezza, reddito o spesa per consumi) ma soprattutto analizzando la possibilità di vivere esperienze o situazioni cui l’individuo attribuisce un valore positivo. Non solo, quindi, la possibilità di nutrirsi e avere una casa adeguata, ma anche essere rispettati dai propri simili, partecipare alla vita della comunità ecc.

Secondo Sen, i funzionamenti sono, in sostanza, le esperienze effettive che l’individuo ha deciso liberamente di vivere, ciò che ha scelto di fare o essere.

Le capacità sono invece le alternative di scelta, ossia l’insieme dei funzionamenti che un individuo può scegliere.

L’approccio di Sen ha convinto molti studiosi a considerare i tradizionali indicatori monetari del benessere (indici di povertà e diseguaglianza basati sul reddito o sulla spesa per consumi) come misure incomplete e parziali della qualità della vita di un individuo.

Rimangono tuttavia numerose difficoltà irrisolte per quanto riguarda l’osservazione e la misura empirica dei funzionamenti e delle capacità.

(3) Enrica Chiappero Martinetti, Università di Pavia

www-3.unipv.it/webdept/p_8.htm