Empower your Vision Sud Africa Tour 2011

5 giorni all’alba!

Tra cinque giorni un manipolo di eroi partirà per Città del Capo per un viaggio straordinario che li porterà, attraverso una serie di esperienze, a vivere un percorso potente, per ciò che vedranno, ma soprattutto per ciò che scopriranno DENTRO di loro.

Il viaggio è ispirato alle meraviglie di questo paese unico, che “esploreremo” in ogni sua caratteristica: montagne, mare, boschi, savana… ma anche ispirato ad un grande leader dei nostri giorni: Nelson Mandela.

Infatti, la leadership visionaria e potente di Mandela fa da sfondo alla preparazione per questo viaggio: ogni partecipante è invitato a portare il meglio di sè stesso, la sua curiosità, la sua apertura, la sua voglia di mettersi in gioco… Per dare più potere alla Sua Visione.

Siamo all’alba di un grande momento di crescita, la consapevolezza deve essere quella che ogni esperienza sarà tanto straordinaria solo quanto saremo straordinari NOI nel viverla!

Infatti l’alba a fianco NON è ancora quella africana, è quella di casa mia… 😉

Ovunque andiate, il viaggio più potente è quello dentro di voi!

4 giorni all’alba!

Il sud Africa mi è stato detto essere uno dei 4 posti con la maggior energia della terra… Interessante cosa, io non ho ancora fatto la valigia, non ho nemmeno pensato cosa mettere in valigia, per la verità non so nemmeno che temperature aspettarmi.

In teoria siamo in autunno e stiamo andando verso l’inverno, ma credo (e spero 😉 che non ci sarà da rimpiangere la nostra primavera… comunque non sarà il clima atmosferico quello su cui sarà diretta la mia attenzione principale, penso che sarò decisamente più attento al “clima del team” lo spirito della squadra che ho l’onore di guidare in questo straordinario percorso di formazione esperienziale!

a domani…

3 giorni all’alba!

Oggi abbiamo deciso di tenere un blog quotidiano, con foto e reportage delle prove speciali dal Sud Africa per tenere aggiornati anche i colleghi che rimangono a casa…

E’ un modo per fare sentire tutti partecipi del percorso? …o un modo per farli “rosicare” e avere ancora più spinta per il viaggio 2012?…la risposta l’avremo solo verso il 31.12.2011…

Intanto comincio a pensare a vestiti a cipolla per il viaggio: dalla maglietta alla felpa di pile con giacca anti-vento, mimetica per i foto-safari…

2 giorni all’alba!

Oggi mi sono preso un po’ di tempo per me e mia moglie prima della partenza… ci siamo dedicati un pomeriggio alle terme, relax, cena in un posto “speciale”…

Credo che se vuoi essere al 100% sul lavoro sia fondamentale essere in equilibrio anche nelle altre aree della nostra vita… e in una vita dove si corre tutti molto, e a volte ci si incrocia appena, sia importante dedicarsi il tempo per stare bene insieme.

Tempo per sé, per il proprio partner, la propria famiglia, gli amici, la spiritualità, i progetti nuovi, i soldi, la cura del corpo e della mente…

Prepararsi vuol dire essere “a posto” ad ogni livello, credo molto nella frase di chi dice: “il più grande fallimento della vita di un uomo è avere successo solo in un area della propria vita”, per questo sono sicuro che questo Empower your Vision Tour sarà un grande momento di crescita per il team e per ogni partecipante!

1 giorno all’alba!

Parola d’ordine: Preparare; finire di fare le cose “importanti”, “dove cavolo è il caricatore della macchina fotografica?” La valigia comincia a prendere forma in un ora di vorticosa attività. I vestiti cominciano ad ammucchiarsi sul letto della camera degli ospiti, ultimi incontri di coaching in azienda prima della partenza.

Bello l’effetto scadenza: quella cosa che ti fa fare tutto entro il…, perchè è un momento preciso, che determina la differenza tra un “prima” ed un “dopo”… beh, qualcosa l’ho accuratamente rimandato anche al “dopo” 😉

Stasera ultima riunione del gruppo esecutivo di Porte Aperte, decise le date per corsi, incontri interni, incontri con l’AUSL… Poi a dormire presto. Domani si parte!

Oggi: Alba!

Per la verità anche un pò prima… sarà che sono veramente andato a letto presto ma è dalle 4 e 10 che sono “operativo” (magari in grande silenzio per non svegliare nessuno…)

Stasera si parte da Roma, nel pomeriggio da Rimini, prima da Faenza…

Qualcuno deve avere già detto che la vita è una sequenza di continue partenze ed arrivi! Da domani ci saranno anche le foto a punteggiare il racconto di questo straordinario tour…

3 aprile 2011: Arrivo a Dubai alle 5.45 locali

(che vuol dire le 3.45 del nostro orario…)

Ci scaricano dall’aereo con 12 pullman (perchè qui i pullman, anche se sono grandi come i nostri, sono a 20 posti in divanetto, anzichè 70 ammassati in piedi, si vede che qui il gasolio costa poco!-)

Il team è di buon umore, anche se qualcuno ironizza sul fatto che o si va tutti in business oppure “tutti nel carro bestiame”…

Cominciamo a scrivere questo blog in tempo reale, tra la curiosità dei presenti…

3 aprile 2011: arrivo a Cape Town alle 16.50

C’è una bella luce dorata in questo primo tramonto sud africano, arriviamo al bellissimo hotel con vista sulla baia. Siamo reduci mediamente da 24 ore di viaggio ma l’entusiasmo supera la fatica!

Doccia veloce e poi appuntamento nella hall per il primo briefing e qui la formazione esperienziale comincia: OGNI SQUADRA E’ FORTE PER QUANTO LO E’ IL SUO ANELLO PIU’ DEBOLE. Tradotto: in 9 hanno aspettato il decimo componente del team che era in ritardo e la riunione è cominciata con 17 minuti di ritardo. Vogliamo essere leader in una squadra di leader, ognuno è responsabile per il proprio risultato e anche per quello del team, ognuno perseguendo il risultato del team sprona i propri compagni a dare il loro meglio!

“Siamo qui perchè l’azienda crede in voi, perchè vi siete meritati un premio, perchè crescere come risultati aziendali prevede anzitutto crescere a livello personale. Lavoreremo sulla leadership, sullo spirito di appartenenza, vivremo questi concetti con prove quotidiane per fare sì che non solo si capiscano a parole, ma che rimangano scolpite come nuove abitudini, nuovi standard di risultato”. Queste le parole di benvenuto dell’amministratore delegato Andrea Mainetti.

Una cena leggera in uno splendido ristorante con vista sul mare e poi a letto presto… domani ci aspettano Robben Island (con la storia di prigionia di Mandela) e la table mountain…

4 aprile 2011

Fuori è ancora buio quando alle 6.30 apro le tende della camera. Le palme del lungomare che si contorcono sotto le raffiche di vento non fanno presagire nulla di buono per la gita sulla Table Mountain.

Alle 7.30 briefing di tutto il team sul pontile, sotto i primi caldi raggi del sole sudafricano.

Per avere i risultati migliori dobbiamo sapere gestire al meglio il nostro stato emotivo. E per farlo possiamo utilizzare la nostra fisiologia, il focus e il linguaggio. “Come posso io ottenere il meglio da questa esperienza straordinaria?”

Carichi di entusiasmo e di energia ci avviamo con il traghetto verso Robben Island, il vento forte ha spazzato le nuvole e ci regala un paesaggio unico al mondo. La Table Mountain ci osserva fiera e luminosa mentre navighiamo verso un posto unico di bellezza e separazione.

Robben Island è il luogo dove Nelson Mandela ha passato 18 dei suoi 27 anni di prigionia. E’ un isola bella e dura, luminosa e dalle storie spietate. Nei secoli è servita per isolare lebbrosi, malati mentali, assassini e, fino agli anni ’90, oppositori al regime dell’apartheid.

Le storie di questo posto, immerso in un mare stupendo e in una luce avvolgente, ci raccontano di spiriti indomiti costretti a vivere privazioni e negazioni della loro stessa esistenza. Di isolamenti in celle 2 metri per 2,5; di cave di calce che ti toglie la vista e ti riempie i polmoni; di una precisa azione di cancellazione che contrasta con la bellezza dell’isola.

Le gesta di Mandela e compagni che sono riusciti a sopravvivere in questo inferno di luce, come ci racconta un ex-carcerato, sono fatti di piccoli sotterfugi, della speranza mantenuta viva con un diario nascosto sotto l’orto, i messaggi mandati tramite i cuochi, i libri clandestini, le riunioni fatte nelle toilette…

“Ognuno insegni a qualcuno”. Con questo motto si creava cultura e si trovava la forza per vivere, per sperare e per migliorare. Un giorno dopo l’altro, per anni. Quanto possiamo ispirarci oggi da una passione così grande per la libertà, per l’unione del proprio popolo?

Quanta leadership applicata abbiamo potuto vedere in azione da chi ha saputo perdonare i soprusi ricevuti per sapere come creare il meglio per il proprio popolo!

E ad esercitare la nostra capacità di leader siamo stati chiamati a breve, quanto i nostri temori mattutini si sono confermati. La teleferica che porta sulla Table Mountain è chiusa. Non possiamo fare la discesa in corda doppia, vedere il paesaggio da sopra in una giornata veramente tersa come oggi…

Il piano B ha preso corpo in pochi minuti, i leader sanno dare significati potenzianti alle cose che accadono, sanno decidere rapidamente e trovare soluzioni con le risorse disponibili, senza piangere su ciò che disponibile non è più.

Dopo due ore stavamo correndo a oltre 100 km orari sulle onde della False Bay, vedendo pinguini, foche, balzando sulle onde, facendo pieghe su questi potentissimi motoscafi da velocità. Un tuffo d’adrenalina pura!

Il rientro all’hotel ci ha fatto terminare la giornata sempre sullo stesso pontile del briefing mattutino. Il cambio di programma ci ha portato a sperimentare la fiducia con un esercizio sempre efficace: la trustfall.

Lasciarsi cadere all’indietro da oltre un metro e mezzo d’altezza, certi che i propri compagni ci prenderanno è un esercizio di fiducia negli altri, di controllo del nostro stato, di saper generare fiducia da parte del team.

Tutti hanno dato il meglio, ricordando che ogni esperienza ha solo il significato che decidiamo di dargli, che ognuno gioca al massimo e vive in modo soggettivo l’evento, decidendo se e quanto può apprendere da ciò che ha sperimentato e visto sperimentare ai propri compagni.

La lunga giornata si è conclusa al ristorante African Cafè, dove in una festa di colori di cibi di tutte le parti dell’africa abbiamo avuto modo di sperimentare nuovamente la potenza della gestione dello stato delle cantanti, danzatrici e percussioniste locali.

La forza della loro performance ci ha conquistato proprio con l’energia che hanno saputo mettere in campo, proprio per l’inarrestabilità espressa dai loro corpi, dalla loro voci forti! Questa è gestione dello stato! Anche questa è leadership.

L’appuntamento è per domattina alle 7.30 sul pontile, per il briefing e per commentare gli apprendimenti che ognuno ha distillato in una giornata così straordinaria, e ha annotato nel taccuino personale.

Da ieri il report del viaggio, con speciale riferimento ai valori sportivi espressi, è presente anche sulla testata giornalistica Mentalità Sportiva

5 aprile 2011

Oggi è il primo giorno che riesco a fare almeno 10 minuti di respirazioni e chi-gong mattutino sul pontile con il sole che emerge dall’acqua.

Debriefing del mattino: sono colpito da quanti hanno notato la forza del perdono di Mandela in funzione di ciò che riteneva fondamentale per il suo popolo.

Il viaggio in pullman fino a Stellenbosh lo utilizziamo per riposare. “I leader sanno gestire al meglio le loro energie”, sfruttano ogni momento per produrre il risultato che vogliono, e se non possono lavorare… usano al meglio il tempo per riposarsi!

A Stellenbosh troviamo un favoloso centro d’equitazione, che sorge giusto di fianco ad un centro di ricovero e cura per ghepardi .

Con i cavalli abbiamo diverse attività previste: “il recinto della leadership”, il team building a staffetta, e una bella passeggiata.

Il recinto della leadership è, a mio avivso, l’esperienza più potente che si possa fare: si tratta di con

vincere un cavallo, un animale che ha 20 volte la forza di un uomo, a riconoscerci come leader.

Che tipo di leader sei? Spaventi l’animale e lo spingi sempre via da te oppure cerchi di motivarlo a correre agitando la corda senza crederci nemmeno un po’? O sai trovare un giusto equilibrio tra forza e gentilezza?

A volte bastano pochi minuti, a volte serve più sudore e fatica (e qualche consiglio) ma tutti riescono nell’impresa di farsi riconoscere come leader dal cavallo.

Ammiro i ragazzi di Photosì, alcuni dei quali si sono confrontati con questi animali belli e imponenti non essendo abituati nemmeno a dare confidenza ad un gattino!

Per finire la mattinata ecco il team building: si tratta di due percorsi paralleli ad ostacoli da fare a cavallo a staffetta. Il punto è che tutto il team può aiutare, chi tirando il cavallo per le briglie da sotto nello slalom, chi sostenendo la persona che sale a cavallo, chi mantenendo fermi i pali sui quali deve camminare il cavaliere di ritorno dallo slalom.

E’ una sfida durissima, senza esclusione di colpi, tutti danno il meglio contribuendo per la loro parte al successo del proprio team.

Cosa avremo imparato?

Cosa ci vogliamo portare a casa da questa esperienza?

Il pranzo a pic-nic al tavolo apparecchiato sotto l’ombra dei grandi alberi della tenuta arriva dopo la degustazione di vini sudafricani; a proposito, complimenti a MAATMOX per la perfetta gestione logistica.

Riusciamo a fare un salto sulla meravigliosa Table Mountain nel pomeriggio… e qui facciamo il nostro de briefing della giornata.

L’importanza di definire bene gli obiettivi, di dare i ruoli a tutti i componenti del team viene capita e condivisa da tutti, la capacità di saper improvvisare mettendosi in gioco al 100% ha fatto la differenza sul risultato finale del team building a cavallo.

Nel ritorno all’hotel, prima della cena al ristorante Pigalle, ci accorgiamo che a nessuno di noi sembra di essere qui da sole 48 ore, ci sembra di essere qui da una settimana vista l’intensità delle esperienze fatte… Avanti così, alla Grande… domani ci aspettano gli squali di Hermanus, partenza alle 5.30!

Leggi il report del viaggio anche sulla testata giornalistica Mentalità Sportiva.it

6 aprile 2011

E’ notte fonda, il termometro segna 19 gradi, pensavo di meno… siamo tutti puntuali nel pullman alle 5.30. La prima parte del viaggio dormiamo, recuperando energie per questo intenso e bellissimo tour sudafricano.

Facciamo il briefing della giornata, che comincia sempre con gli apprendimenti della giornata precedente. “Cosa mi porto a casa dalle esperienze fatte? Come mi servirà?”

Sono contento di costatare che l’esercizio della leadership con il cavallo e il gioco di team building di ieri hanno lasciato il segno, vedo anche che il team è sempre più unito… è una bellissima sensazione di squadra.

Alle 8.30 arriviamo all’imbarco per gli squali. E’ una zona della baia dove vengono da tutto il mondo per vedere gli squali bianchi, e vederli da molto, ma molto, vicino!

Infatti dopo un breve tratto di mare ci mettiamo le mute (7 mm perché qui l’acqua è freddina!) e ci caliamo nelle gabbie dalle quali possiamo vedere gli squali stando nel loro stesso habitat.

Ci vuole fortuna e pazienza, ma dopo un po’ di attesa i cari “pescioloni” non tardano a farsi vedere, alcuni lunghi 3 metri, altri decisamente più grossi.

L’esperienza di vederli arrivare, girare attorno alla barca, attaccare l’esca (una testa di tonno legata ad una gomena) è straordinaria. Il fatto di essere lì con lui, sottacqua, separati solo da poche barre di metallo, dà un’emozione unica!

Quando lo squalo si è fermato risalendo, con il muso appoggiato alla nostra gabbia è stato davvero una cosa incredibile, come quando lo abbiamo visto salire da sotto e saltare fuori dall’acqua per prendere l’esca!

Il team Photosì ha sempre lavorato alla grande, sostenendo chi ha avuto difficoltà di qualunque natura. Ho fatto personalmente i complimenti a coloro che hanno sfidato i loro limiti preparandosi per l’attività, arrivando fino a sfidare il punto del loro limite.

Dopo un pranzo in riva al mare a Hermanus, un punto unico al mondo dal quale si osserva il passaggio delle balene (e due o tre le abbiamo viste da lontano anche noi mangiando!) siamo andati nell’interno, per un’attività con i quad.

Questi mezzi da fuori-strada ci hanno conquistato, anche chi non era mai andato (ed era la maggior parte) ha portato al proprio limite questi quattro ruote che si cavalcano come moto.

Il tema del pomeriggio era quella della scoperta, e così in diversi abbiamo “fatto scoperte”, nuove sinapsi, ci siamo di nuovo “messi in gioco”, anche quando questo ha significato fare esattamente tutto il contrario di quello che ci aveva detto il ragazzo del noleggio riguardo allo stile di guida da tenere.

Leggi il report del viaggio anche sulla testata giornalistica Mentalità Sportiva.it

Domattina prendiamo l’aereo per Johannesburg poi trasferimento alla riserva di Pilansberg… non so se sperare di essere in un lodge veramente selvaggio (e quindi senza internet) o in uno che ci consente di rimanere facilmente connessi… beh, questo significa solo che comunque vada sarà un successo! A presto!

7 aprile 2011

Il vento è stato forte tutta la notte a Cape Town, con raffiche continue. L’ultima colazione al Radisson Hotel (veramente magnifico) con succhi di vera frutta e macedonie con mirtilli e lamponi dolcissimi.

Arriviamo in aeroporto puntuali, nella luce accecante e gialla delle 8 del mattino.

Appena atterrati a Johannesburg (capitale economica del Sudafrica) dopo due ore di volo, partiamo in pullman alla volta della riserva di Pilansberg.

Dopo alcuni kilometri in autostrada (verso Pretoria, la capitale politica) prendiamo un’uscita e all’improvviso piombiamo nell’africa nera, quella delle cartoline, della civiltà rurale, delle persone scalze che girano per case che assomigliano a moderne capanne fatte di lamiera.

Mentre avanziamo verso la riserva ci immergiamo in questo paesaggio che sembra metterti al centro del mondo: un mondo grandissimo e verdissimo, con un cielo infinito che ti avvolge, facendoti sentire un infinitesimo di umanità.

Ora capisco da cosa deriva il mal d’Africa…

Alle 16 siamo tutti pronti per il primo safari: i temi del giorno sono la visione del team, e il lavoro di squadra (fatto di disciplina, attenzione ai ruoli e ai risultati).

Abbiamo fatto due team che hanno come obiettivo quello di fotografare quanti più animali possibile in queste prime 3 ore.

Giraffe, elefanti (da lontano), gnu, gazzelle, impala, zebre, rinoceronti (ma quanto sono grossi?)… Al calare delle tenebre (verso le 18.15) mancavano all’appello i felini, quando all’improvviso, dopo una curva abbiamo visto la jeep davanti a noi rallentare e lungo il ciglio della strada lui, il re della foresta.

Vedere un leone camminare tranquillamente a fianco di una jeep aperta con a bordo 8 persone mi ha fatto un certo effetto…

Anche il momento della verifica delle foto per decidere quale team avesse vinto ha creato un certo effetto… la discussione si è molto animata, come è normale che succeda ogni volta che ci si mette il cuore, ci si impegna e ci si appassiona al proprio risultato.

I team hanno lavorato molto focalizzati sull’obiettivo, molto attenti ai ruoli, e pur con qualche area di miglioramento sulla comunicazione, hanno portato a termine al meglio il loro mandato.

Il de-briefing della giornata è terminato scrivendo un regolamento preciso per il giorno dopo, poi tutti a nanna, il safari domattina parte alle 6.00… pare che gli animali più difficili da vedere (leggi ghepardi, leopardi, bufali, elefanti) siano parecchio mattinieri!

Leggi il report del viaggio anche sulla testata giornalistica Mentalità Sportiva.it

8 aprile 2011

Alle 5.30 mentre mi faccio la barba prima del foto-safari rifletto sul parapiglia di ieri sera dovuto all’iper competitività…

La competizione sana fa bene perché ti spinge a dare il meglio di te… ma quando diventa “non più sana”? Quando non so accettare il fatto di poter anche perdere, quando pur di vincere rinuncio alla stima che ho in me stesso e mi comporto come non vorrei si comportassero le persone che ammiro.

I vincenti (che non sono quelli che vincono sempre, ma sono quelli che sanno sempre giocare al meglio delle loro possibilità) sanno assumersi la responsabilità di quello che accade, i perdenti hanno bisogno di “dare la colpa” a qualcun altro.

I vincenti, grazie al fatto che sanno che il risultato dipende da loro, agiranno per cambiare quello che non gli piace, i “perdenti” sapendo che è una questione esterna a loro si concentreranno sull’”arbitro cornuto”.

Alle 6.15 cominciamo a seguire delle tracce fresche di elefante, dopo pochi minuti avvistiamo il primo, molto vicino alla strada, poi un altro e un altro… sono un branco di almeno 15 animali; stanno attraversando la strada, facendo colazione “ripulendo” diversi alberi e arbusti presenti.

Ad un certo punto due giovani (di due tonnellate l’uno!) si mettono a “giocare”, si spingono, si urtano… Assistiamo alla scena curiosi, anche perché non possiamo fare altro visto che sono in mezzo alla strada!

Al ritorno dal safari, ci dedichiamo al tiro con l’arco. Il valore che vogliamo fare emergere è lacapacità di concentrarci sull’obiettivo, anche qui i ragazzi danno il meglio di loro, anche se non tutti riescono poi ad essere incisivi come vorrebbero, non tanto come risultato, quanto come atteggiamento vincente.

Il safari del pomeriggio ci consente di cogliere una delle vere rarità del parco: il ghepardo! Continuiamo il nostro tour vedendo sciacalli, struzzi, rinoceronti, gnu, ogni tipo di antilope e “derivati”, e verso sera il ranger blocca i freni all’uscita da una curva.

Davanti a noi a una decina di metri c’è un elefante! Poi ne avvistiamo altri. Ora pero è buio e gli animali sono un po’ più irritabili. Un esemplare in particolare comincia a muoversi verso di noi, puntandoci. Il ranger innesta la retromarcia ma più noi arretriamo e più lui avanza, più acceleriamo la retromarcia e più accelera lui… sono momenti di tensione, il ranger gli urla qualcosa, accelera il motore e alla fine l’elefante devia il suo incedere, venendo inghiottito dal buio della savana.

Dopo pochi minuti arriviamo al fantastico posto prescelto dall’impeccabile organizzazione logistica di Maat Mox: un campo allestito nella savana. Vi sono diversi fuochi e lanterne accese, ma anche diversi rangers con i fucili in mano che controllano che leoni e elefanti non vengano a curiosare…

La cena è il momento di chiusura ufficiale del percorso formativo, ognuno porta il suo contributo, ripercorriamo insieme i bellissimi momenti passati insieme, le “prove speciali”, i significati che gli abbiamo attribuito, gli apprendimenti che ci portiamo a casa, ancorati saldamente in noi stessi. E’ il momento di ringraziare: Andrea, Arrigo, Gianluca, Dale, Maria, tutti i ragazzi…

Ma una giornata cominciata nel segno degli elefanti finisce nel segno degli elefanti, infatti ci viene detto di partire (entro due minuti!) dal campo perché ci sono diversi esemplari che stanno avvicinandosi.

E’ il giusto epilogo di una cena “straordinaria” che termina in modo “straordinario” (non capita tutti i giorni di avere una riunione interrotta “causa elefanti”)

Domani avremo l’ultimo safari, poi Soweto, l’aeroporto, Dubai e casa…

9 aprile 2011

Oggi ultimo safari. Cerchiamo di motivare il nostro ranger (soprannominato da Andrea Prozac per la scarsa pro attività). E’ veramente un “caso umano”: sarebbe anche bravino a fare il ranger, capisce bene gli animali, ma non sa relazionarsi con gli esseri umani.

Non parla, non spiega, non chiede prima di muoversi se siamo pronti, se vogliamo fare una cosa o un’altra, lui chiede un input la mattina su dove vogliamo andare e poi non ti parla più.

È il classico esempio di non-comunicatore, prima di tutto non ascolta, cioè non si gira mai verso di noi per vedere cosa stiamo facendo, non fa domande, quindi si perde completamente il nostro “stato”, e di conseguenza anche il nostro apprezzamento.

I primi animali che vediamo sono di nuovo elefanti, poi vediamo molte jeep ferme e capiamo che c’è “qualcosa di grosso”. Guardiamo meglio e vediamo quattro leoni avanzare in fila con incedere maestoso. Poco sopra di loro, lungo la collina, vi sono un gruppo di gnu. Li hanno notati. Il branco si compatta e solo il capobranco rimane staccato a osservare i felini che si muovono lentamente…

E’ sempre affascinante osservare la natura in tutti i suoi aspetti.

Risaliamo sul pulman a metà mattina per tornare all’africa “civilizzata”, anche se le storie che ci raccontano a Soweto, un sobborgo di Johannesburg, non sempre sono storie di grande civiltà, anzi!

Passiamo a visitare la casa di Mandela al 8115 di Orlando street, la casa dove viveva prima di essere arrestato negli anni 60, una piccola casetta di mattoni, tre stanze in tutto. Mi sono veramente commosso leggendo le storie dei soprusi subiti dalla sua famiglia, e di come questi non avessero piegato la volontà di Mandela, ma anzi lo rendessero ancora più consapevole del suo ruolo e di quello della sua famiglia.

Una frase per tutte: “quando ti viene tolta la libertà tua moglie diventa il tuo faro, la tua voce rispetto al popolo”

Soweto oggi è un sobborgo ricco di vita, pieno di attività, molti neri che sono nati qui e hanno fatto fortuna oggi continuano a vivere qui, aprendo attività e costruendo belle case.

Anche questo è un segno di radicamento rispetto alle proprie origini…

Qui c’è una parola: “ubuntu” che ci viene detta dalla guida più volte, una parola in lingua africana (una delle 11 lingue ufficiali del Sudafrica!) che mi era già stata detta da un amico, ma di cui ho compreso il senso solo qui.

“Ubuntu” è l’attenzione per l’altro, per il vicino, ma in generale per chi ha bisogno, è solidarietà, condivisione… mi sembra che faccia molto rima con lo spirito di squadra che tutte le aziende ricercano, e che forse dovremmo trovare anche per il nostro ruolo di “cittadini”.

Visitiamo il monumento alla carta costituzionale, un monumento che celebra la conquista del diritto al voto dei neri e i principi di questa costituzione, che fu cominciata ad essere scritta nei primi anni 50 in clandestinità, ed ha potuto fare risplendere la sua luce solo nel 1996.

Il nostro Sudafrica termina come era cominciato: con una riflessione sulla leadership e sulle conquiste di Mandela e del suo popolo.

Il nostro viaggio non termina qui però, domani saremo a Dubai per una visita alla città… e sono piuttosto curioso…

10 aprile 2011

Dormire in aereo è un’arte, una capacità di controllo del nostro stato psico-fisico che fa la differenza quando si viaggia. Siamo appena arrivati a Dubai, qui sono le 8.20, ma per i nostri orologi sono le 6.20, e considerando che l’aereo è partito alle 22.30 da Johannesburg ieri sera o siamo stati capaci di riposare in aereo o non siamo riposati affatto!

Camminiamo a lungo per questo aeroporto dove tutto è grande, al posto delle fontane cihanno messo delle piscine olimpioniche, in una parete hanno addirittura creato una vera e propria cascata.

Incontriamo Lea, guida slovena che vive qui da 11 anni e che ci dice che a questo caldo non ci si riesce mai ad abituare, l’autista è indiano e loro sono un bello spaccato della popolazione di Dubai dove l’80% dei residenti sono stranieri.

Visitiamo l’hotel a vela (quello a 7 stelle per capirci), vediamo altri vari palazzi, segno di uno sviluppo edilizio veramente imponente, considerando che 30 anni fa qui c’era una stradina, qualche palazzo della famiglia reale, poche macchine e molti cammelli…

Andiamo poi al centro commerciale con all’interno, a mio avviso, la cosa più pazza del mondo: una pista da sci di 400 metri, con tanto di campo baby, skilift e seggiovia! In questo paese, dove la temperatura esterna arriva d’estate anche a oltre 50 gradi pensare di spendere immense quantità di energia per mantenere un palazzo a meno 3 °C mi sembra veramente una follia!

Ma Dubai vuole essere il “paese delle meraviglie”, dei “balocchi”, più preoccupato di stupire, che di essere funzionale o esteticamente armonioso. Esempi di ciò sono il grattacielo più alto del mondo (824 metri, 160 piani), o la fontana esatta copia di quella di Las Vegas, o l’hotel Atlantis, copia esatta di quello che si trova alle Bahamas, o le nuove isole che si stanno costruendo…

Osserviamo affascinati tutto questo splendore, questa ostentazione di potere e sento che più di uno di noi nota come questo mondo strida fortemente con le baracche del ghetto di Soweto di ieri pomeriggio.

Se a questo aggiungiamo che a Soweto abbiamo trovato un’umanità povera ma molto allegra e piena di energia, mentre non ho notato grandi visi sorridenti tra gli abitanti di Dubai, forse abbiamo materiale buono per riflettere.

Forse anche queste scoperte possono aiutarci ad essere persone migliori.

Arriviamo a Fiumicino verso le 20.30, dopo altre 6 ore di volo. I volti sono stanchi, le barbe lunghe, ma i sorrisi sono ampi, sinceri, di quelli di chi sa che ha fatto qualcosa di straordinario.

Nel salutare tutti li voglio abbracciare uno per uno: Andrea, Sergio, Salvatore, Mario, Andrea, Manuel, Gianluca, Francesco, Silvio, Massimo, Angelo, Gianluca, Arrigo, Paolo, non sono più solo dei compagni di avventure, dei clienti, sono persone con cui abbiamo condiviso scoperte ed emozioni, ognuno di loro mi ha regalato qualcosa di personale e di magico.

Il viaggio che abbiamo fatto ha consentito ad ognuno di noi di sperimentare nuovi paradigmi, alzare i nostri standard, esplorare parti di noi stessi ancora sconosciute.

Solo chi decide che non ha potere, non può più crescere!

Non siamo diventati altre persone grazie a questa esperienza, semplicemente abbiamo ampliato la nostra gamma di possibilità, i nostri orizzonti, abbiamo dato maggior potere alla nostra VISIONE!

Questo è un pezzo del nostro percorso, grazie per averlo condiviso, complimenti per come vi siete messi in gioco e godetevi la continuazione del viaggio!

12 aprile 2011

Siamo rientrati da poco più di 24 ore da questa esperienza straordinaria, sono già a pieno ritmo nelle attività quotidiane: ieri un azienda, oggi altre due, stasera corso aperto al pubblico.

I ritmi quotidiani ritornano prepotenti, magari con qualche ora in meno di sonno, ma ogni tanto ci si “rituffa” nelle esperienze meravigliose del viaggio, nelle emozioni che trasferisci a tutti quelli che ti chiedono “com’è andata”?

Avevo pensato di continuare a scrivere il blog del viaggio anche dopo il viaggio, avevo anchepensato che poi non l’avrei fatto… un buon proposito che poi rimane tale…

Invece eccomi qui, a riportare questa sensazione di determinazione, di conquista che non vuole essere coniugata solo al passato, di atteggiamento che vuole rimanere anche nel quotidiano.

“Cosa ti porti a casa da questa esperienza?” è la domanda che ho fatto cento volte ai ragazzi durante il viaggio. E la sera della cena conclusiva nella savana sono loro che lo hanno chiesto a me: “e tu cosa ti porti a casa?”.

La risposta che dai a caldo in realtà è la risposta a “cosa vuoi portarti a casa?”, e comprende quella serie potente di sensazioni, decisioni, nuove convinzioni, ma anche relazioni diverse con le persone, nuovi sguardi e sorrisi che ti ritrovi in mente.

Ora la risposta è proprio alla domanda: “Cosa ti sei portato a casa? Oggi, cosa vedi che ti sei portato a casa?”. E la riposta è un insieme di sensazioni piacevoli e potenti, dove predomina l’assoluta consapevolezza di poter continuare a dare maggior potere alla mia visione, ogni giorno, ogni minuto.

La consapevolezza che ogni azione, ogni pensiero che facciamo può darci o toglierci potere, e questo dipende da noi, il viaggio fuori di noi è terminato con l’atterraggio dell’aereo, il viaggio

dentro di noi può continuare per sempre!

Empower your vision every day, and enjoy the trip!

13 aprile 2011

Ieri sera sono stato invitato da un cliente a celebrare un suo successo. A parte l’abitudine super sana e funzionale di festeggiare i propri successi aziendali, vorrei fare due riflessioni sul contesto.

Infatti non siamo stati in un ristorante qualsiasi, siamo andati nel ristorante della comunità di San Patrignano, e siamo rimasti tutti sbalorditi dal livello di assoluta eccellenza della struttura e del servizio. Sappiamo bene ormai che andare a mangiare a ristorante non ha come obiettivo quello di riempirsi la pancia, ma piuttosto quello di vivere un’esperienza.

Ecco, loro hanno puntato a farti vivere un’esperienza straordinaria. Al di là della bellezza e della accuratezza dell’ambiente (dalle decorazioni alle pareti, all’apparecchiatura, alle divise dei camerieri) la ricchezza dei menù, la presenza della carta delle acque (molto apprezzata in particolare da me ;-), due tipi di oli di loro produzione, 5 tipi di pani, una ricercatezza veramente assoluta nella combinazione di gusti e presentazione dei piatti.

Ogni piatto (inclusi i 5 tipi di pane) veniva descritto nelle sue qualità e caratteristiche, esaltandone la peculiarità.

A qualcuno può piacere qualcosa di più semplice, ma non è questo il punto. Il punto è che questa realtà di eccellenza nasce per sostenere il percorso di persone che sono uscite da realtà dure e annientanti come quelle della droga.

Il punto è che per fare volare di nuovo le persone serve dargli sostegno e farli essere parte di un progetto, di una realtà alla quale contribuiscono personalmente. E più questa realtà e d’eccellenza e più forza riceve il progetto e le persone coinvolte.

Cosa c’entra questo con l’africa? Poco, forse.

Cosa c’entra con Empower your vision? Molto, perchè è solo quando i leader hanno questa visione che spiazza e supera la “quotidianità”, la “normalità”, gli standard mediocri, che creano eccellenza e portano i loro “popoli”, le loro comunità, a fare il salto di qualità…

E l’elenco dei leader visionari è lungo, ed è un elenco a cui ispirarsi… Vincenzo Muccioli, Nelson Mandela, Martin Luther King, Franco Basaglia, M.K. Gandhi, J. F. Kennedy…