Salute mentale – Condizioni sfavorevoli – Radio Ravegnana Luglio 2011

In questa puntata di “In Salute” Daniela Verlicchi mi chiede diverse cose su situazioni particolarmente difficili per un percorso di guarigione di Salute Mentale. Infatti partiamo da un “classico”: “se le persone non si vogliono curare?”.

Poi passiamo a “cosa fare se il sistema medico-specialistico” è solo orientato all’intervento chimico/medicinale?

Domandine “toste”…

Qui puoi sentire tutta la trasmissione in 14 minuti:

Situazioni difficili: come agire se ci sono difficoltà nel percorso di cura

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Valentino Rossi and the management of mental and emotional state

Yesterday in the qualification practice at Indianapolis MotoGP race Valentino Rossi qualified 14th out of 17, more than two seconds slower than the Pole man Casey Stoner.

It’s useless to say that it’s a very bad result, almost humiliating for someone who won 9 world titles.

But when he’s been asked by the interviewer how are they thinking to solve all these problems Valentino simply said: “when the temperature is cool in the morning we are quite fast. Qualification practice and race are in the afternoon, with a very high temperature and in that situation we perform really bad. One solution could be convince all the teams and the televisions to do the race tomorrow morning at 9.30!”

The situation is very sad and depressive, but he jokes on it, and he doesn’t become sad and depressed (emotional states which almost never brings us to be the best of ourselves).

On the opposite, after a very long briefing with the team for improving the bike for the race of the day after, he put himself in a very amused, and light emotional state, which puts him in a mental state rich of possibility, not in state of loss. (someone could call it a COACH state instead of a CRASH state).

The fact is that he is NOT concentrated on “look how bad we are” but on “how can we do it better even in this hard situation?”.

I don’t know what Vale will be resulting this afternoon (writing, or not writing, this article after the race would have been much more easier) but  what I know is that with this mental state he will do the very best he can, in spite of the difficult situation.

Il coaching e l’arte di fare la valigia

In questo periodo estivo in molti ci cimentiamo nell’arte di fare la valigia. Secondo me fare la valigia è un’arte, un’attività che richiede creatività e consapevolezza, per evitare di metterci ore e, al tempo stesso, evitare di non avere quello che ci serve a destinazione. In che modo possiamo essere più efficaci nel fare le valigie?

Mi faccio questa domanda da coach (di me stesso innanzi tutto) e da esperto di PNL. La nostra capacità di guidare la nostra concentrazione (focus) è chiamata in causa per prima.

La domanda che guida il nostro focus in questo frangente è semplicemente: “cosa mi può servire là?”. Diciamo che prevedere, immaginare le condizioni nelle quali ci troveremo aiuta molto a scegliere gli indumenti giusti. 😉

Questo esercizio di “focalizzazione”, di immaginazione e previsione va però gestito saggiamente, infatti dopo un po’ che continuo a concentrarmi su che cosa mi potrebbe servire sto creando i più incredibili scenari: “e se… piove?” (anche se sto andando alle Maldive) “e se… farà caldo?” “e se… mi sporco?” “e se…”

Estremizzare questo concetto non porta a niente di buono, sono entrato nel loop della “valigia perfetta”, quella che deve prevedere tutto, contenere tutto, che di solito non è mai finita, e non rientra mai nel peso e dimensioni previste!

La focalizzazione su “cosa mi serve” va gestita e contenuta entro limiti di tempo e spazio tali da rendere il risultato interessante: infatti se voglio fare la valigia “perfetta” posso metterci anche due settimane e così rischio di perdere l’aereo! Del resto il nostro cervello se riceve un input procede continuamente nel trovare risposte.

Quindi quello che possiamo fare è decidere anzitutto che tipo di risultato vogliamo (es. una valigia da 15 kg e un bagaglio a mano, il tutto in 1 ora) poi cominciare con ciò che è “indispensabile” (ovvero beauty case, costume per le Maldive e tuta da sci per Canazei d’inverno), poi potrò “allargare il cerchio” inserendo via via quello che “potrebbe servire” ma non è certamente indispensabile.

Fatto questo giro, se avessi ancora posto e tempo, posso continuare a chiedermi “che altro potrebbe servirmi?” e allora posso sbizzarrire la fantasia, immaginando le situazioni più estreme o gli abbigliamenti più estrosi.

In pochi minuti possiamo raccogliere ciò che ci è indispensabile, per poi dedicare il resto del tempo che abbiamo deciso di impegnare nel fare le valigie, al “contorno”, magari evitando di farlo proprio la sera prima, per poter fare gli acquisti dell’ultimo minuto.

Il nostro cervello ci porta le soluzioni che gli chiediamo, noi dobbiamo essere bravi a metterlo in condizione di lavorare in maniera selettiva, concentrandosi su un aspetto alla volta, senza “incaponirsi” su un dettaglio rischiando di perdersi il quadro generale.

Proprio come per ogni altra cosa della vita… 😉

Buon viaggio ovunque abbiate deciso di andare! (o di non andare).