Il coaching e l’arte di fare la valigia

In questo periodo estivo in molti ci cimentiamo nell’arte di fare la valigia. Secondo me fare la valigia è un’arte, un’attività che richiede creatività e consapevolezza, per evitare di metterci ore e, al tempo stesso, evitare di non avere quello che ci serve a destinazione. In che modo possiamo essere più efficaci nel fare le valigie?

Mi faccio questa domanda da coach (di me stesso innanzi tutto) e da esperto di PNL. La nostra capacità di guidare la nostra concentrazione (focus) è chiamata in causa per prima.

La domanda che guida il nostro focus in questo frangente è semplicemente: “cosa mi può servire là?”. Diciamo che prevedere, immaginare le condizioni nelle quali ci troveremo aiuta molto a scegliere gli indumenti giusti. 😉

Questo esercizio di “focalizzazione”, di immaginazione e previsione va però gestito saggiamente, infatti dopo un po’ che continuo a concentrarmi su che cosa mi potrebbe servire sto creando i più incredibili scenari: “e se… piove?” (anche se sto andando alle Maldive) “e se… farà caldo?” “e se… mi sporco?” “e se…”

Estremizzare questo concetto non porta a niente di buono, sono entrato nel loop della “valigia perfetta”, quella che deve prevedere tutto, contenere tutto, che di solito non è mai finita, e non rientra mai nel peso e dimensioni previste!

La focalizzazione su “cosa mi serve” va gestita e contenuta entro limiti di tempo e spazio tali da rendere il risultato interessante: infatti se voglio fare la valigia “perfetta” posso metterci anche due settimane e così rischio di perdere l’aereo! Del resto il nostro cervello se riceve un input procede continuamente nel trovare risposte.

Quindi quello che possiamo fare è decidere anzitutto che tipo di risultato vogliamo (es. una valigia da 15 kg e un bagaglio a mano, il tutto in 1 ora) poi cominciare con ciò che è “indispensabile” (ovvero beauty case, costume per le Maldive e tuta da sci per Canazei d’inverno), poi potrò “allargare il cerchio” inserendo via via quello che “potrebbe servire” ma non è certamente indispensabile.

Fatto questo giro, se avessi ancora posto e tempo, posso continuare a chiedermi “che altro potrebbe servirmi?” e allora posso sbizzarrire la fantasia, immaginando le situazioni più estreme o gli abbigliamenti più estrosi.

In pochi minuti possiamo raccogliere ciò che ci è indispensabile, per poi dedicare il resto del tempo che abbiamo deciso di impegnare nel fare le valigie, al “contorno”, magari evitando di farlo proprio la sera prima, per poter fare gli acquisti dell’ultimo minuto.

Il nostro cervello ci porta le soluzioni che gli chiediamo, noi dobbiamo essere bravi a metterlo in condizione di lavorare in maniera selettiva, concentrandosi su un aspetto alla volta, senza “incaponirsi” su un dettaglio rischiando di perdersi il quadro generale.

Proprio come per ogni altra cosa della vita… 😉

Buon viaggio ovunque abbiate deciso di andare! (o di non andare).