(dis)Avventure estive e Apprendimenti

S. Francisco luglio 2011. Ero appena riuscito a passare tutti i controlli dell’immigrazione americana (incluse le domande su cosa andavo a fare all’università di Santa Cruz e se la PNL era una cosa per computer…) e mi ero messo in fila ad attendere la mia valigia…

L’altoparlante faceva un annuncio storpiando nomi di tutti le nazionalità, e mi ricordo di aver pensato “Chissà se c’è anche il mio tra quei nomi…”. Ho prestato più attenzione è …infatti c’era!

Mi sono quindi diretto al banco informazioni, dove l’informazione per me era che la valigia era rimasta a Parigi.

Ohibò! Beh, con tutti i viaggi che faccio la valigia arriva sempre, quindi questa volta ci può stare… in più il dipendente di Air France mi dice che arriverà domani e che me la faranno avere al campus a Santa Cruz.

Io gli do l’indirizzo, lui mi da una scatoletta “magica” con dentro una maglietta e un mini-beauty case, e via per S. Francisco!

“Quasi quasi va anche meglio così, la valigia arriverà direttamente a destinazione da sola” penso io…

La giornata dopo sono tranquillo, a tutti quelli che mi chiedono dov’è la mia valigia io rispondo divertito “E’ a Parigi, ma arriva alle 20, qui al campus”.

Comincio ad essere meno divertito verso le 21 quando è chiaro che la valigia non è arrivata…

Mmmh… bisogna organizzarsi, la camicia e i boxer comprati ieri a S. Francisco non basteranno per sempre”, e la lametta monouso di Air France è già in difficoltà.

Così comincio a chiedere una mano ai miei colleghi d’appartamento, e la mattina, sveglio di buon ora, mi lavo (con lo shampoo dell’albergo) calzini maglietta e boxer.

Marc mi presta la schiuma da barba, Tudor il rasoio, do fondo alle scorte del mini beauty case per il resto e sono bello fresco e ordinato.

Provo a chiamare Air France ma non ho nessuna risposta, il corso sta per cominciare e non ho voglia di tenere la mia attenzione alla valigia, voglio essere concentrato su quello che succede in aula, perciò penso che andrò a prestito, comprerò altre cose, ma è più importante seguire quello che stiamo facendo piuttosto che pensare alla valigia…


Passa così il terzo giorno senza valigia, Diego mi presta una maglietta, io continuo a lavare tutte le mattine la biancheria (mailavato così tanto negli ultimi 40 anni!) il sole californiano aiuta ad asciugare sullo “stendi bucato creativo” da me inventato*.

*Il non-brevetto prevede di tendere il cavo di ricarica della macchina fotografica tra i sostegni della zanzariera… (vedi foto)

Le persone sono gentili e mi chiedono spesso se è arrivata la valigia, sento tanta solidarietà, e spesso anche aiuto, “ti serve qualcosa?” “ti posso prestare questo o quello…”. Il più mitico al riguardo è stato Wilbert, l’olandese mio compagno d’appartamento che mi ha detto “ti faccio vedere il mio guardaroba e scegli, voglio un tuo parere sul mio abbigliamento”(!)

Alla mattina del quarto giorno in aula chiedono se sono arrivati tutti i bagagli e io e Eric alziamo la mano per dire che il nostro non è arrivato, ma anche per aggiungere che questa esperienza mi fa provare un sentimento di attenzione e affetto su di me.

Finalmente verso la sera del quarto giorno arriva la mia valigia.

Sono contento che sia arrivata, ma sono anche molto contento dell’esperienza fatta, da ogni esperienza possiamo apprendere, qui ho potuto imparare che:

–       le cose che ci portiamo dietro sono utili ma meno indispensabili di quello che pensiamo

–       quando ti succedono cose che non vuoi, arrabbiarti non serve, mantenere la calma ti fa vedere più soluzioni e ti fa ammirare dalle persone intorno a te

–       quello che non possiamo fare da soli lo possiamo fare con l’aiuto degli altri

Contare sulle proprie forze per raggiungere i nostri risultati è bello, ma sentire di poter contare sulle persone intorno a noi è STRAORDINARIO!

Così ho pensato: “Come posso fare sì che le persone intorno a me sappiano che possono contare su di me e provino questo straordinario sentimento?”