Felicità Sostenibile

È già da qualche mese che ne abbiamo cominciato a parlare… “Facciamo un progetto che si occupi di promuovere la cultura della felicità sostenibile”.

Già la parola “Felicità” da sola spaventa, ma se ci aggiungiamo addirittura “sostenibile” cosa vogliamo fare gli “aristocratici”? Gli “intellettuali”?

In realtà niente di tutto questo, semplicemente ho deciso di prendere la responsabilità di ciò che bussava alla mia porta, senza pensare che “qualcun altro” dovesse farlo.

Erano diversi mesi che un famigliare dell’associazione Porte Aperte mi diceva che c’era un parco chiuso davanti ad una struttura di riabilitazione psichiatrica, e lì vicino anche una piccola casetta, anch’essa chiusa e usata come magazzino. E quei ragazzi non sanno mai dove andare, fumano e basta. “Va bene, facciamo qualcosa noi…”

Così abbiamo deciso di fare qualcosa, abbiamo deciso che quella cosa riguardava noi, e che se bussava alla nostra coscienza, era perché noi potevamo rispondere (le cose hanno sempre e solo il significato che gli diamo).

Abbiamo cominciato a parlarne con la nostra associazione, l’idea di chiedere in comodato all’USL i due immobili per gestirli in un progetto che partisse dalla salute mentale era affascinante, ma spesso vista da qualcuno come “irrealizzabile”.

“Non abbiamo le risorse”, “non siamo capaci”, “non ce la faremo”. Devo ammetterlo, qualche volta anche a me è capitato di pensare “ma in che razza di casino mi vado a ficcare?”. Però la direzione era ormai tracciata, e per di più, via via che ne parlavo con le persone a me più vicine il progetto piaceva.

Partire dall’uso di risorse “abbandonate” per creare valore per tutti, per condividere felicità. In un parco possiamo fare tante cose: l’orto, le passeggiate, i giochi, i concerti, le grigliate, le feste… La casetta la possiamo usare in tanti modi: ritrovo per chi vuole passarsi il tempo, sede per corsi di ginnastica, yoga, musica, e di nuovo farci feste e incontri di mille tipi.

Tutti fin da subito volevano contribuire in qualche modo: “io ti posso dare un po’ di soldi” “io di tempo” “io so fare la sfoglia” “io so cuocere la carne in graticola” “io sono idraulico” “io non so cosa so fare, ma posso parlarne con tutti con entusiasmo…”

Si è subito messo in chiaro che l’obiettivo NON sarebbe stato creare un piccolo “ghetto” per fare svolgere attività a persone con problemi di salute mentale. L’obiettivo è creare delle opportunità di attività per tutti, con un’attenzione speciale per le persone con problemi di salute mentale, per poter vivere e promuovere una cultura di felicità sostenibile.

E quindi torniamo a questa “sostenibilità”.

Sostenibile vuol dire che la nostra felicità non vuole essere creata a discapito di niente e di nessuno. Vuole essere sostenibile dal punto di vista sociale, economico, ecologico, energetico, etico… non vogliamo consumare più risorse di quante siamo in grado di rigenerarne, vogliamo fare attività che generino nuova energia.

Dimenticavo un aspetto fondamentale: la BELLEZZA! Se è vero che non sappiamo ancora esattamente cosa faremo (ma abbiamo già notato che è uno schema ricorrente in chi ha fatto grandi cose nel mondo 😉 sappiamo che vogliamo che siano cose belle. Perché le cose belle ci portano ad evolvere verso il nostro meglio.

Quindi un manipolo di esteti idealisti? Assolutamente no, le attività che già sono in cantiere sono estremamente concrete, vanno dalla produzione di mobili con materiale di recupero, ai corsi per bambini, alle feste e concerti a teatro… ma questo lo trovi in un capitolo apposito… http://felicitasostenibile.org/strada-facendo.html

Nel sito che sta prendendo forma si descrive cosa ci proponiamo, in questa sede ritengo fondamentale sottolineare, proprio perché parliamo di coaching per essere il meglio di noi stessi, come a volte sia fondamentale partire anche senza un business plan definito (certo va fatta una valutazione del rischio e anche delle risorse che siamo disposti ad investire).

Poi serve rendersi conto che sono gli standard che ci poniamo che ci portano a realizzare le cose che facciamo, e che non mettersi mai in discussione sulle nostre abitudini, i nostri “è così”, significa non prendersi mai la RESPONSABILITA’ (=RESPONS-ABILITA’ = la nostra abilità di rispondere) per ciò che accade intono a noi.

Significa non sentirsi mai in grado di fare la differenza, ma a furia di fare questo non c’è da meravigliarsi se non si sentiamo MAI in grado di fare la differenza e ci sentiamo un po’ inadeguati rispetto al mondo intorno a noi.

Insomma se vi è venuta voglia di VIVERE da protagonisti questo progetto di felicità sostenibile mandatemi una mail dal sito, o andate a farlo dal sito www.felicitasostenibile.org (sarà possibile a breve, ma non so se sarete più veloci voi o Christian che cura il sito…;-)

Come diciamo anche nel nostro manifesto: potremo scoprire insieme che vivere richiede uno sforzo decisamente superiore del semplice respirare, ma poi ci dà anche una soddisfazione decisamente maggiore!

Un abbraccio felice (e sostenibile;-)