Nessuno ne uscirà vivo! …quindi…

Il padre ultranovantenne di una mia amica trainer era solito ripetere questa frase: “Nessuno ne uscirà vivo, …dalla vita!” E, per quanto espressa in termini un tantino “ruvidi”, da buon americano quale era, il ragionamento non fa una grinza. Sarà perché sono stato da poco al funerale di una persona importante nella mia vita, sarà perché in vacanza ci hanno raggiunto le notizie di altri decessi di conoscenti, ma una riflessione su questo tema ritengo possa essere molto utile, anche se capisco essere un tantino fuori target-ombrellone.

 

In effetti nessuno ne uscirà vivo, non ci è dato di NON uscire di scena da quest’esperienza straordinaria che è la vita, quindi su questo non possiamo certo lavorare più di tanto. È vero che possiamo organizzarci per vivere felicemente e a lungo, che possiamo curare il nostro benessere fisico e mentale, ma, di sicuro, un giorno la vita come l’abbiamo conosciuta da “vivi”, finirà.

 

Quando questo succede ti trovi a fare i conti con la fragilità umana, e scopri che, a volte l’unica cosa che puoi fare come amico è esserci, ritrovarti con chi magari non vedevi da tempo, per far sentire che ci sei, per aiutare ad accettare qualcosa che ci sembra sempre difficile, a volte duro, a volte incomprensibile, ma che fa parte innegabilmente della vita stessa.

 

Il punto di questo ragionamento non vuole essere su cosa succederà dopo, semplicemente pensare che se è vero che NON POSSIAMO non morire, quello che POSSIAMO invece fare è lasciare una “eredità” interessante a chi rimane.

 

Sto pensando al mio amico, che, da ingegnere quale era, si è sempre ingegnato a fare cose. Proprio ultimamente, quando era già in pensione, ha curato la realizzazione di un progetto che usando tecnologie più “pulite” riesce a garantire un impatto ambientale bassissimo, creando tra l’altro un vantaggio competitivo straordinario per l’azienda che l’ha realizzato (stanno crescendo a doppia cifra anche in questi anni di crisi) e che ora sta pensando di raddoppiare gli impianti.

 

Quindi l’eredità lasciata al proprio territorio è un impianto che dà lavoro sicuro e pulito a una settantina di persone, l’eredità lasciata al mondo è la maggior diffusione di questa tecnologia (l’unica in Europa, visto che era usata solo in Giappone),  più rispettosa dell’ambiente e della salute delle persone.

 

Non possiamo cambiare il mondo, non possiamo non morire, quello che possiamo fare, quando siamo vivi è fare il nostro meglio per lasciare un’eredità al pianeta stesso che ci ha ospitato per tutta la nostra vita, affinché la qualità della vita di chi rimane possa essere sempre migliore.

 

Una delle frasi che mi piace di più del Dalai Lama afferma che l’uomo occidentale vive come se non dovesse morire mai, e muore come se non avesse mai vissuto*. Penso che la serena consapevolezza che la vita ha un termine ci possa dare uno sprone per mettere nella giusta prospettiva ciò che facciamo nella nostra vita, per farne veramente il nostro capolavoro, per noi e per gli altri attorno a noi!

 

 

 

* Questa è la versione precisa che ho trovato: “Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell’Occidente è che perdono la salute per fare i soldi, e poi perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere né il presente, né il futuro. Vivono come se non dovessero morire mai, e muoiono come se non avessero mai vissuto”.