Quale lupo stai nutrendo?

Estratto della trasmissione su radio RCB “Pensa positivo e mettilo in pratica”

Puntata n.42 del 6 agosto 2014.

Un giorno un allievo andò dal suo guru e gli disse: “maestro, ho sentito dire che dentro ogni essere umano è come se ci fossero due lupi, uno buono e uno cattivo.”
Il lupo cattivo è quello che li fa sentire disperati, deboli, impotenti davanti alle situazioni, che li fa lamentare e soffrire di quello che non hanno e di quello che non sono.
Il lupo buono è quello che li fa sentire pieni di speranza, capaci, pieni di possibilità di fare la differenza, che li fa essere felici di quello che hanno e di quello che sono.”

“È così” disse il maestro.

L’allievo proseguì: “Una cosa non mi è chiara maestro: Quale di questi due lupi è il più forte?”.

Il maestro rispose: “Quello a cui tu darai più da mangiare…”.

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La cosa interessante di questa storiella è che spesso non ci rendiamo conto di nutrire un lupo o l’altro.

In realtà uno dei due lupi lo stiamo nutrendo in ogni momento, anche adesso.

Stai pensando: “Meglio non illudersi?” o “Sono solo favolette” o “La realtà è un’altra (e di solito non ci piace)”. Nutrirai un lupo.

Stai pensando: “mmmh, interessante, allora posso fare qualcosa…” o “come posso fare a far meglio?”… stai già nutrendo l’altro lupo.

Che ci piaccia o no non si può stare fermi, se non ci stiamo impegnando per andare avanti, inevitabilmente staremo andando indietro…

Quindi continua a fare ogni giorno un piccolo passo e vedrai presto meraviglie!

Pensa positivo… e mettilo in pratica!
…godendoti ogni passo del tuo viaggio di miglioramento personale!

Ciao! Alla prossima!

Ascolta la traccia audio

Linguaggio Responsabile

Estratto della trasmissione su radio RCB “Pensa positivo e mettilo in pratica”

Puntata n.40 del 4 agosto 2014.

Ciao!

Quanto potere vuoi che abbiano gli altri sulla tua vita? Vuoi che siano loro a decidere se ti senti bene o male?

Te lo chiedo perché, a volte usiamo le parole proprio per dire: “io non c’entro, sono gli altri che decidono su di me”…

Pensaci! Quando diciamo: “loro mi fanno arrabbiare”, o “tu mi deludi” dove ci mettiamo noi? Che potere ci diamo? Se sono loro che mi fanno arrabbiare io che cosa ci posso fare? È come dire che se loro fanno certe cose, premono un certo pulsante, io salto. Che mi piaccia o no.
Se dico che gli altri hanno questo potere su di me, poi ce lo avranno, perché nella mia rappresentazione della realtà loro fanno e io posso solo subire.

Se invece dicessi: “Quando loro fanno così io mi arrabbio” comincerei a distinguere due azioni, la loro e la mia. Loro possono fare quel che vogliono, io posso arrabbiarmi, oppure decidere di non farlo, riconosco una loro azione, ma anche una mia azione, una mia scelta, che dipenderà anche da cosa fanno gli altri, ma dipende anche da quello che decido io.

Nessuno di noi avrà più potere di quello che è disposto riconoscersi.

linguaggio-responsabileSe sei tu che mi offendi, io che posso fare? Se ti ho dato il potere di offendermi adesso mi arrangio, e rimango offeso. Se invece dico “quando fai così io mi offendo” riconosco una tua azione e poi la mia, e mi prendo la responsabilità per la mia azione.

Certo, a volte è più comodo dire che non abbiamo responsabilità, dire che come ci sentiamo dipende da quello che fanno gli altri, è più comodo ma ci toglie potere, il nostro potere personale sul nostro stato emotivo.

La cosa bella è che possiamo sempre scegliere che ruolo vogliamo avere

E tu vuoi quello di vittima o quello di protagonista della tua vita?

Pensa positivo… e mettilo in pratica!
…godendoti ogni passo del tuo viaggio di miglioramento personale!

Ciao! Alla prossima!

Ascolta la traccia audio

Mindfulness

Ma cos’è questa mindfulness?

In wikipedia ne parlano così:

la mindfulness deriva dalle pratiche buddiste, dallo zen e dalla meditazione yoga. E’ una modalità di prestare attenzione, momento per momento, al qui ed ora, in modo intenzionale e non giudicante.

Perchè è interessante a mio avviso? Semplicemente perchè consente di prendere consapevolezza di sé, e di diventare persone migliori.

Inoltre è uno strumento estremamente facile da apprendere e da utilizzare.

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Come mai mi sono avvicinato a questa pratica? Già una decina di anni fa, dopo aver letto un articolo sul cervello, e avere visto come alcuni psichiatri d’avanguardia la utilizzassero già con successo, in alternativa/aggiunta alle cure farmacologiche, andai a cercare qualche libro sull’argomento e da allora, mi sono esercitato quotidianamente in queste pratiche (che ho miscelato con le meditazioni che avevo preso e adattato dal chi-gong.

Era rimasta lì, un po’ sospesa, dopo un corso che non mi aveva entusiasmato (forse per il trainer…)

Quest’anno sono stato ad un convegno sulla mindfulness, ho visto l’opportunità di partecipare come trainer ad un progetto su scala nazionale… ma di questo ne parliamo meglio la prossima volta.

La mindfulness al di là delle pratiche è un vero e proprio modo di ESSERE, vivere nel presente, vivere il presente, essere presenti, vivere intensamente ogni singolo attimo, ogni singola esperienza.

Quando parliamo di ben-ESSERE, essere in uno stato di così alta consapevolezza personale ci consente di vivere questo benessere, e questo consente al nostro team di essere al suo meglio (ma anche di questo parliamo meglio la prossima volta… 😉

Tornato dalla California… la mindfulness!

Cosa dire? L’esperienza in California al fianco di calibri come Robert Dilts, Judith de Lozier (ex moglie di John Grinder, per la cronaca), Suzi Smith, Sid Jacobson, non poteva che essere impegnativa ed emozionante…

…e non poteva che dare risultati entusiasmanti e di lungo respiro…

Tra le varie cose che mi sento di annotare nel modo di fare la differenza c’è il concetto di condivisione e di far sentire partecipi che usa Robert, infatti sono sicuro che gli assistenti di molti trainer famosi possono avere l’occasione di cenare insieme al loro “maestro”, ma quello che ci ha concesso Robert è stato, a mio avviso il più grande regalo: un invito a cena a casa sua.

Lui e sua moglie Deborah ci hanno letteralmente aperto le porte della loro vita privata, ed è stato bello condividere una serata, veramente, profondamente, con Robert che ad un certo punto si è messo a suonare il piano, abbiamo chiacchierato, siamo stati veramente come tra amici di vecchia data… abbiamo sperimentato una condivisione profonda.

Essere stato insieme ad altri 8 trainer di 8 paesi del mondo (Australia, Giappone, Malesia, Indonesia, Hong Kong, Quatar, USA, Messico) uno degli assistenti, di un gruppo di oltre 70 persone di 30 nazionalità diverse è senz’altro un’esperienza unica e potente…

…e al ritorno dalla California, giusto 4 giorni di casa, poi di nuovo in viaggio, verso un nuovo progetto, che si aggiunge, che va ad arricchire gli altri progetti…

Pnl di terza generazione, ma che è?

Sono tornato da pochi giorni dalla California dove ho avuto l’onore e il piacere di fare da assistente (assistant & resource person come vengono chiamati all’NLP University) al corso Practitioner che si è tenuto all’Università di Santa Cruz. In effetti ho visto il programma di diversi corsi practitioner di pnl in Italia e devo dire che le differenze sono importanti.

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Ma vediamo anzitutto cosa caratterizza la PNL di terza generazione. La pnl ha iniziato a svilupparsi proprio all’università di Santa Cruz a metà degli anni settanta, una prima generazione di pnl è stato il modello creato da Richard Bandler e John Grinder a partire dallo studio dei migliori terapisti dell’epoca. Era caratterizzato dall’idea che la pnl fosse qualcosa che “si faceva” agli altri, e che il “terapista” sapesse cosa serviva al “paziente”. Per questo si focalizzava principalmente su problem solving a livello di comportamenti e di competenze.

La pnl di seconda generazione fa la sua comparsa dalla metà degli anni 80, quando la pnl si cominciava ad espandere in tematiche oltre quella terapeutica. Pur rimanendo focalizzata nel rapporto uno a uno con i singoli individui, la pnl di seconda generazione esplora la relazione con più persone, andando ad applicarsi in settori come le vendite, la negoziazione, la formazione, la salute. I livelli sono più alti del semplice comportamento o capacità, e arrivano a coinvolgere le convinzioni, i valori e i meta-programmi (che possiamo immaginare come caratteristiche di schemi di comportamenti). Compaiono in questo periodo anche tecniche che utilizzano nuovi strumenti come la linea del tempo (time-line), le sub-modalità e le posizioni percettive.

La pnl di terza generazione ha iniziato ad essere sviluppata negli anni 90. Le applicazioni della pnl di terza generazione sono generative, sistemiche e centrate su livelli ancora più alti della precedente, quali identità, visione e missione. La pnl di terza generazione riguarda il cambiamento di sistema, e può essere applicata allo sviluppo organizzativo e culturale, come pure agli individui o alle squadre.

Una delle differenze chiave tra i tipi di pnl è che mentre la prima e la seconda generazione faceva perno solo sulla mente cognitiva la terza generazione di pnl vuole integrare le tre menti, quella cognitiva (centrata nel cervello), quella somatica (centrata nel corpo) e quella del campo (che deriva dalla nostra connessione e realzione delle nostre menti somatica e cognitiva con gli altri sistemi attorno a noi).

Di fatto la pnl di terza generazione aspira a sviluppare e sostenere una relazione organica di equilibrio tra queste tre menti, usando tecniche che, centrate nel corpo, favoriscano lo sviluppo cognitivo della persona nella sua interezza, collegandola, tramite relazioni, alla saggezza e alla guida di sistemi più grandi attorno a noi.
(tratto liberamente dal testo di riferimento dei practitioner dell’Università di pnl – NLPU)

Prossimamente parleremo ancora di pnl di terza generazione e delle sue applicazioni nella quotidianità.
Per ora goditi l’estate, magari ricordandoti di nutrire anche la mente, oltre che il corpo 🙂