Pnl di terza generazione, ma che è?

Sono tornato da pochi giorni dalla California dove ho avuto l’onore e il piacere di fare da assistente (assistant & resource person come vengono chiamati all’NLP University) al corso Practitioner che si è tenuto all’Università di Santa Cruz. In effetti ho visto il programma di diversi corsi practitioner di pnl in Italia e devo dire che le differenze sono importanti.

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Ma vediamo anzitutto cosa caratterizza la PNL di terza generazione. La pnl ha iniziato a svilupparsi proprio all’università di Santa Cruz a metà degli anni settanta, una prima generazione di pnl è stato il modello creato da Richard Bandler e John Grinder a partire dallo studio dei migliori terapisti dell’epoca. Era caratterizzato dall’idea che la pnl fosse qualcosa che “si faceva” agli altri, e che il “terapista” sapesse cosa serviva al “paziente”. Per questo si focalizzava principalmente su problem solving a livello di comportamenti e di competenze.

La pnl di seconda generazione fa la sua comparsa dalla metà degli anni 80, quando la pnl si cominciava ad espandere in tematiche oltre quella terapeutica. Pur rimanendo focalizzata nel rapporto uno a uno con i singoli individui, la pnl di seconda generazione esplora la relazione con più persone, andando ad applicarsi in settori come le vendite, la negoziazione, la formazione, la salute. I livelli sono più alti del semplice comportamento o capacità, e arrivano a coinvolgere le convinzioni, i valori e i meta-programmi (che possiamo immaginare come caratteristiche di schemi di comportamenti). Compaiono in questo periodo anche tecniche che utilizzano nuovi strumenti come la linea del tempo (time-line), le sub-modalità e le posizioni percettive.

La pnl di terza generazione ha iniziato ad essere sviluppata negli anni 90. Le applicazioni della pnl di terza generazione sono generative, sistemiche e centrate su livelli ancora più alti della precedente, quali identità, visione e missione. La pnl di terza generazione riguarda il cambiamento di sistema, e può essere applicata allo sviluppo organizzativo e culturale, come pure agli individui o alle squadre.

Una delle differenze chiave tra i tipi di pnl è che mentre la prima e la seconda generazione faceva perno solo sulla mente cognitiva la terza generazione di pnl vuole integrare le tre menti, quella cognitiva (centrata nel cervello), quella somatica (centrata nel corpo) e quella del campo (che deriva dalla nostra connessione e realzione delle nostre menti somatica e cognitiva con gli altri sistemi attorno a noi).

Di fatto la pnl di terza generazione aspira a sviluppare e sostenere una relazione organica di equilibrio tra queste tre menti, usando tecniche che, centrate nel corpo, favoriscano lo sviluppo cognitivo della persona nella sua interezza, collegandola, tramite relazioni, alla saggezza e alla guida di sistemi più grandi attorno a noi.
(tratto liberamente dal testo di riferimento dei practitioner dell’Università di pnl – NLPU)

Prossimamente parleremo ancora di pnl di terza generazione e delle sue applicazioni nella quotidianità.
Per ora goditi l’estate, magari ricordandoti di nutrire anche la mente, oltre che il corpo 🙂