I segnali non verbali: la comprensione dell’altro

I segnali non verbali: la comprensione dell’altro

Estratto della trasmissione su radio RCB “Pensa positivo e mettilo in pratica”.
Puntata n.137 del 12 Gennaio 2015


Allora ti stai esercitando a vedere gli altri senza giudicarli, e anzi trovando il buono che c’è?
Esercizio difficile, ma molto potente…

Oggi parliamo dei segnali non verbali, sì, i messaggi che mandiamo inconsapevolmente con il nostro corpo, con il nostro comportamento.

Una premessa è doverosa: i segnali che mandiamo con il nostro corpo, il cosiddetto linguaggio non verbale, va sempre interpretato contestualizzandolo alla situazione.

Alcuni esempi di segnali del corpo

Ad esempio è vero che se una persona si frega le mani normalmente è perché è contenta (mai visto nessuno triste fregarsi le mani) ma è anche vero che se siamo all’aperto, lui non ha i guanti e sono dieci gradi sotto zero… lo sfregamento può avere più a che fare con il principio di congelamento che non con la soddisfazione!

Se invece stiamo parlando con qualcuno e questo comincia a girarsi un po’ di lato rispetto a noi, o se improvvisamente si accorge che ha pilucchi nella maglia e inizia a spazzolarsi i vestiti… allora (sempre ricordandosi di contestualizzare il messaggio) ci sta mandando un segnale di disinteresse rispetto all’interazione con noi.

MInion felici: segnali non verbali

Allo stesso modo fate caso ai piedi delle persone con cui parlate: infatti, a meno di motivi particolari, se i piedi non sono aperti verso di noi, ma sono girati verso la porta, magari proprio di traverso rispetto alla nostra direzione, stiamo ricevendo un segnale di rifiuto.

Proprio il contrario di ciò che mi direbbe il fatto di avvicinarsi a me, di sorridere, di aprire di più gli occhi, di non incrociare braccia o gambe.

La posizione di un nostro interlocutore con entrambe le mani in tasca, gambe divaricate, girato verso di noi è nota come la posizione del pistolero, simile a chi con le mani sui fianchi ci guarda mandando un messaggio di sfida.

Quando il nostro interlocutore è a disagio è facile che deglutisca in modo evidente, che sospiri, che diventi rosso o che si gratti per pruriti estemporanei. Ma anche mangiarsi le unghie o tirarsi le pellicine e tutte le mosse simili, oltre a picchiettare con le dita o a far saltellare le gambe sono gesti che trasmettono uno stato di fastidio, detti anche gesti di scarico di tensione.

Comincia a notare quando il tuo interlocutore accentua questi gesti, che magari fanno parte delle sue abitudini, ma diventano particolarmente intensi in certi momenti.
Comincia a notare questi gesti perché poi potrai fare qualcosa di diverso per accogliere questi segnali e raggiungere il tuo obiettivo di comunicazione.

Pensa positivo… e mettilo in pratica!
Godendoti ogni passo del tuo viaggio di miglioramento personale!

Ciao! Al prossimo Martedì!


Ascolta la traccia audio della puntata qui sotto: