Rimanere integri: la capacità di accettare la nostra storia

Vivere felicemente accettando il proprio passato

Come abbiamo detto nel post precedente, uno dei temi più importanti per vivere una vita felice riguarda la nostra capacità di dare significati alle cose che ci sono successe nella vita, non per dimenticarle, ma per rimanere integri in tutto il nostro percorso, per non perdere pezzi lungo la strada.

Che significa rimanere integri?

In effetti rimanere integri non significa rimanere attaccati a un bel passato (o a un brutto passato) e nemmeno rimanere appesi a una bella speranza per il futuro o scappare da un futuro che temiamo.

Rimanere integri significa invece saper andare oltre a tutto ciò che ci è successo nella vita, accogliendo le cose che ci sono piaciute insieme a quelle che ci sono piaciute di meno, integrando il tutto nel significato che decidiamo di dare al nostro percorso.

In questo la programmazione neuro linguistica ci aiuta molto con i suoi presupposti, che non vogliono essere delle convinzioni vere per forza, ma solo delle convinzioni che hanno dimostrato nel tempo di essere molto funzionali per raggiungere i risultati che le persone desideravano raggiungere.

Vivere felicemente accettando il proprio passato

I presupposti della PNL

Uno dei presupposti della PNL è molto collegato con la nostra capacità di accettare ciò che ci è successo e ci consente di leggere o rileggere la nostra storia, rendendola migliore.

Quando dico migliore non intendo più bella di quello che è stata perché mi dico che ero ricco da piccolo se invece ero povero; quando dico migliore intendo dire che riesco ad accettare come quella povertà mi sia servita a capire delle cose, a vivere delle esperienze che poi mi hanno consentito di diventare la persona che sono.

Questo presupposto dice che le persone fanno sempre le migliori scelte possibili a partire dalla loro mappa del mondo.

Cosa vuole dire questo? Che se ti ha lasciato la morosa, non è detto che abbia fatto bene o male, ma di sicuro ha fatto quello che nella sua visione della realtà (la sua mappa appunto) era la cosa migliore da fare.

E se tu invece hai lasciato la morosa, o lasciato perdere un business che poi è diventato di successo, allo stesso modo hai fatto il meglio che potevi fare da quello che era il tuo punto di osservazione.

Questo presupposto ci libera da tanto del nostro bisogno di giudicare, perché giudicare non serve a niente, se non a farci sentire ancora meno sicuri di noi.

Hai mai notato che chi giudica severamente gli altri finisce con giudicare severamente anche se stesso, arrivando difficilmente a godersi la vita?.

Migliora sempre la tua mappa del mondo

Se qualcuno ha fatto qualcosa nella vita è perché era il meglio che pensava di poter fare con la mappa che aveva.

Ora che sai che le mappe non sono la realtà, e che si plasmano e si migliorano ogni giorno, vedi come rendere la tua mappa funzionale alle migliori scelte che vuoi da te e dagli altri.


Pensa positivoe mettilo in pratica!
Godendoti ogni passo del tuo viaggio di miglioramento personale!
Ciao! Al prossimo martedì!


Estratto della trasmissione su radio RCB “Pensa positivo e mettilo in pratica”.
Puntata n.177 del 9 Marzo 2015


Ascolta la traccia audio della puntata qui sotto:

Non è mai troppo tardi per avere un’infanzia felice

Non è mai troppo tardi per avere un'infanzia felice

Una delle cose su cui sono più d’accordo con Richard Bandler, uno dei due co-fondatori della programmazione neuro linguistica è che “non è mai troppo tardi per avere un’infanzia felice”.

Te la ripeto: “non è mai troppo tardi per avere un’infanzia felice”.

Ma cos’è che stabilisce se hai avuto un’infanzia felice o no? Qualcuno dice che ha avuto un’infanzia felice perché i suoi genitori gli volevano bene, altri che non hanno avuto un’infanzia felice proprio perché i suoi genitori non gli volevano bene…

L’attribuzione del significato dipende da te

E se dipendesse da noi? No, non se dipendesse da noi cosa hanno fatto loro, questo ormai è successo e basta, ma se dipendesse da noi il significato di quelle cose?

Ad esempio qualcuno di noi ha sofferto perché alla nascita del nuovo fratellino ci si è sentiti messi in disparte, abbiamo dovuto cedere oltre il 50% delle attenzioni di cui godevamo in esclusiva ad un altro che non avevamo certo deciso noi che arrivasse nella nostra vita…

O qualcuno ha sofferto perché non aveva gli stessi giocattoli degli altri bambini, o perché non veniva mandato al mare con gli altri, o non gli veniva concesso di uscire la sera…

Ora pensaci un attimo, è questo evento che ti ha fatto soffrire o il significato che gli hai dato?

Cioè ti dispiaceva che le attenzioni fossero per il nuovo fratellino o ti dispiaceva che non ti volessero più bene come prima?

Perché mentre ci sono cose che non possiamo cambiare, tipo i comportamenti e i fatti, ce ne sono alcune che cambiamo continuamente, che cambiano con il procedere della nostra vita…

Non è mai troppo tardi per avere un'infanzia felice

Cos’è la verità?

E magari con il procedere della vita ti accorgi, per esperienza diretta o condivisa con amici, che certe scelte non significano necessariamente quello che hai sofferto, cioè che se ti lasciavano da solo dal vicino di casa o all’asilo non era perché i tuoi genitori non ti volessero bene, ma solo perché era quello che pensavano fosse il meglio per te.

Magari loro avrebbero preferito stare a giocare con te, ma sentivano che era loro dovere lavorare di più per poterti poi portare al mare…

Qual è la verità? Non lo sappiamo, e sinceramente non credo sia la domanda migliore da farsi, credo che la domanda migliore sia: “qual è la verità che voglio nella mia mappa della realtà?” ovvero “Quale verità voglio?”.

Scegli se preferisci essere un bimbo con un infanzia felice o infelice e poi scegli quale significato dare ai fatti della tua vita…


Pensa positivoe mettilo in pratica!
Godendoti ogni passo del tuo viaggio di miglioramento personale!
Ciao! Al prossimo martedì!


Estratto della trasmissione su radio RCB “Pensa positivo e mettilo in pratica”.
Puntata n.176 del 6 Marzo 2015


Ascolta la traccia audio della puntata qui sotto:

Cos’è la programmazione neuro linguistica (PNL)?

Paolo Svegli sul palco con Dilts e Delozier
Assistenti corso practitioner 2014 NLPU
Team degli assistenti al corso Practitioner del 2014 all’NLPU. Con Judith Delozier e Robert Dilts ci siamo noi provenienti da India, Hong Kong, Australia, Messico, Indonesia, Tailandia…

Premessa

Conosci la PNL? Ti va di fare un gioco?

Se per qualunque motivo hai risposto sì alla prima domanda (e anche alla seconda ;-)) ti chiedo di scrivere da qualche parte una tua definizione di programmazione neuro linguistica.

Scrivila subito, prima di cominciare a leggere qui sotto, poi confronteremo un po’ di idee.

L’uscita in una popolare rivista di innovazione dell’ennesimo articolo che crea confusione su cosa sia e soprattutto cosa NON sia la PNL mi ha spinto, oltre a varie richieste ricevute in tempi e modi diversi, a voler fare chiarezza (almeno dal mio punto di vista ;-)) su questo tema tanto dibattuto e controverso.

Tanti si arrogano il diritto di dire che la programmazione neuro linguistica è una cosa o un’altra, in realtà molte persone che sparano giudizi sulla PNL sanno quel (poco) che sanno perché hanno letto un libro (magari pure brutto o datato) o quattro righe su wikipedia.

Io, che studio e pratico la programmazione neuro linguistica da oltre 10 anni1, per evitare tutta questa confusione, vi dirò cos’è la PNL dal mio punto di vista, distinguendo cos’è la PNL secondo le fonti che cito e cos’è la PNL secondo me.

Town hall Kresge college UCSC
Town hall Kresge college, UCSC

Una prima definizione di PNL

Quindi: cos’è la programmazione neuro linguistica? Ho la fortuna di condividere questa definizione con quella che ne danno i suoi co-fondatori (co-creatori o come preferite…) Richard Bandler e John Grinder:

La PNL è lo studio dell’esperienza soggettiva.

Mi piace molto questa definizione, la ritengo semplice ed efficace: la programmazione neuro linguistica è uno studio, NON è una fede, NON è una scienza (parleremo anche di questo), NON è una branca della psicologia. È lo studio dell’esperienza soggettiva.

Come avvenga questo studio è definito nel libro “L’evoluzione della PNL”2: il termine studio implica un percorso di costante ricerca e indagine. Nel campo della PNL questo avviene tramite il processo di modellamento comportamentale.

Ovvero, una delle caratteristiche alla base della programmazione neuro linguistica è la convinzione che ogni essere umano si muova seguendo degli schemi e che questi schemi siano replicabili e possano essere appresi da altri, una volta compreso il meccanismo secondo il quale vengono messi in atto.

Qualunque risposta tu abbia dato all’inizio credo sia molto interessante e ti chiedo di farmela avere, o tramite un commento in Facebook a questo articolo, o se hai trovato questo articolo direttamente nel sito, tramite una mail dal sito.

Qualunque cosa tu pensi sia la PNL, la tua risposta, nella tua mappa del mondo, è senz’altro valida e come tale secondo me va presa (almeno da uno che studia la PNL ;-).

Allo stesso modo, tu puoi considerare la mia risposta e così facendo arricchiremo entrambi le nostre mappe… ma non corriamo troppo.

La PNL non ha inventato niente

Diciamolo pure, tanto capita spesso che lo dicano i suoi detrattori (poi cercheremo di capire perché ne ha tanti). La PNL si è messa semplicemente a studiare perché qualcosa funzionava e qualcosa no, con la convinzione assolutamente arbitraria che il meglio fosse replicabile.

Robert Dilts3 una volta mi ha detto: “John Grinder si accorse subito che Richard Bandler aveva qualcosa di speciale, uno di quelli che riescono a replicare facilmente qualunque cosa vedano fare agli altri. Allora gli ha proposto: Se mi fai vedere cosa sai fare, io ti spiego come lo fai”.

“Ed è così” continua Robert “che è nata la programmazione neuro linguistica, dall’osservazione che ci fosse qualcosa di straordinario nelle persone e dalla convinzione che questo qualcosa si potesse studiare, per strutturarlo e replicarlo”.

Per questo si dice che la PNL è “un approccio allo studio del comportamento umano che fornisce sia un’epistemologia che una metodologia che una tecnologia”4. Ma, prima di tutto, la programmazione neuro linguistica è un atteggiamento (e anche questo l’ho sentito dire personalmente dalla bocca di Robert Dilts).

Questo atteggiamento, mi permetto di aggiungere personalmente, è l’atteggiamento di curiosità e apertura. La curiosità per ciò che accade intorno a noi e l’apertura a qualunque risultato, inclusa la convinzione di poter fare la differenza, di poter cioè apprendere quello che ho sentito spesso citare sia da Bandler sia da Dilts come

la differenza che fa la differenza.

Ecco un’altra definizione di programmazione neuro linguistica che mi piace, un po’ ruffiana senz’altro, ma assolutamente efficace: Lo studio della differenza che fa la differenza.

Certo, nelle definizioni, non mancano le furbate comunicative e in questo Richard Bandler è maestro, a mio avviso, quando dice:

Se qualcosa funziona allora è PNL.

Decisamente forzato, ma figlio del ragionamento per cui la PNL occupandosi di studiare e rendere replicabili comportamenti funzionali (e anche qui funzionali rispetto a quale obiettivo è una delle caratteristiche di laicità etica della PNL, di cui parleremo prossimamente) di fatto li riesce spesso a replicare; quindi se qualcosa funziona è (ma solo nel senso proiettivo di “può essere”) PNL.

Del resto, se studi come riescono a comunicare i migliori comunicatori del mondo, non puoi non accorgerti di come spesso usino immagini, metafore, allusioni tali da consentire alle persone di andare oltre a quello che altri ritengono “la ragionevole realtà”. Ma questo non è forse il concetto di persuasione? (ne riparleremo più avanti a proposito di eticità della PNL).

Milton Erickson, ritenuto uno dei più grandi ipnoterapeuti del secolo scorso, e senz’altro, anche dai suoi detrattori, uno dei personaggi di spicco, che ha marcato una differenza importante tra un prima e un dopo, usava definire con consapevolezza questo linguaggio come “abilmente vago”.

Ora: se si studiano questi comunicatori efficacissimi, come si può pensare di non mutuare da loro (a volte anche in modo “automatico”) la capacità di persuadere i propri interlocutori? (Con tutte le sfumature che la parola persuadere ha e può avere).

Delirio di onnipotenza?

La programmazione neuro linguistica nasce da quest’idea, folle o geniale non sta a me deciderlo, che qualunque abilità comportamentale possa essere trasmessa studiandone la struttura sottostante (ma non è che anche le botteghe artigiane funzionavano inconsapevolmente così già da secoli?); quindi ovviamente ciò che Bandler e Grinder hanno cominciato a fare, e che molti altri hanno continuato a fare con loro (e poi anche senza di loro), è stato cercare eccellenze da “modellare”.

A questo proposito ricordo benissimo quella volta nella quale Robert Dilts ci ha raccontato come andò quando Bandler e Grinder svilupparono il meta modello (strumento di comunicazione interpersonale estremamente efficace, insegnato a tutt’oggi in molti corsi di vendita e anche da alcune scuole di specializzazione di psicologia e psicoterapia).

Judith Delozier e Paolo Svegli
Judith Delozier e io siamo nell’aula dove, da alcuni anni, si tiene il practitioner di NLPU, e dove, molti anni fa, insegnava Gregory Bateson.

“Nel pieno dell’eccitazione per queste scoperte che stavano facendo, Bandler e Grinder – ha detto Robert – cercavano eccellenze ovunque, quindi intervistavano psicoterapeuti particolarmente efficaci e anche venditori con risultati eccezionali, per capire quali fossero gli schemi e le abilità che loro mettevano in campo. Ad un certo punto notarono che vi erano un set di domande che, in modo simile, ricorrevano sistematicamente sia negli schemi dei venditori di successo sia in quelli degli psicoterapeuti più capaci. Ne parlarono con Gregory Bateson, antropologo, insegnante presso la stessa UCSC, che disse loro che forse stavano scoprendo qualcosa di interessante e che ne avrebbero dovuto parlare con Milton Erickson. Quando confrontarono gli schemi linguistici scoperti con quelli che usava normalmente Milton Erickson, ebbero la conferma di alcune delle strutture linguistiche che avevano già notato, e in più ne individuarono un altro paio”.

Così la PNL cresceva e si strutturava a metà degli anni ’70, osservando e strutturando relazioni tra comportamenti, modalità di pensiero e schemi linguistici. Il fatto che tutto questo stesse succedendo in quel periodo e anche in quel luogo, per me non è per niente casuale.

Università di Santa Cruz in california: Paolo Svegli e i cerbiatti

Infatti l’Università della California di Santa Cruz è stato un ambiente ideale a fare da culla a questa nascente disciplina. Un ambiente veramente particolare, da cui non si può prescindere per capire le origini della PNL: immerso in fitti boschi di altissime sequoie, con animali selvaggi tipo procioni, cerbiatti e scoiattoli che scorazzano per i vari campus, ha senz’altro favorito quell’apertura e curiosità verso la vita, in tutte le sue manifestazioni.

Procioni in California, Università di Santa Cruz

Al tempo stesso, l’approccio scientifico/universitario ha fatto sì che la sperimentazione fosse continua e intensa, portando molti frutti in poco tempo; ma di questo e di molti altri temi ancora parleremo prossimamente…

Paolo Svegli sul palco con Dilts e Delozier
Sul palco con Robert Dilts e Judith Delozier


1 Ho conseguito il grado di Master Practitioner e Business Coach in Italia con certificato dell’NLP Institute di Richard Bandler e quello di Trainer e Consultant presso la NLP Univeristy di Robert Dilts presso l’Università della California in Santa Cruz, dove la PNL è nata, e dove sono tornato su invito, per fare da assistente a Robert Dilts per i suoi corsi. Ho seguito decine di giornate di corsi con R. Bandler, Sid Jacobson, Suzi Smith, Judith Delozier, Robert Dilts, che sono tra coloro che hanno messo a punto molte delle tecniche che oggi compongono la panoramica della PNL.

2L’evoluzione della PNL – Robert Dilts, Judith Delozier, Deborah Bacon Dilts – Alessio Roberti Editore, Urgnano 2011.
3Uno dei primi allievi di Bandler e Grinder, che ha conosciuto da studente della UCSC e che mi ha personalmente raccontato si riuniva con altri studenti in una baracca nel bosco sopra il campus universitario per inventare e sperimentare altre tecniche basate su quanto la PNL stava in quel momento “scoprendo”. Oggi Robert Dilts è uno dei maggiori esperti e divulgatori della PNL nel mondo, ha scritto 20 libri, oltre 40 pubblicazioni sul tema e lavora con aziende e governi di tutto il pianeta (Deutsche Bank, Tesla, Apple, BMW, Alcatel…).
4L’evoluzione della PNL – Robert Dilts, Judith Delozier, Deborah Bacon Dilts – Alessio Roberti Editore, Urgnano 2011.


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Prossimi temi:

  • Perché la PNL si chiama così? (schemi & co.…)
  • PNL, scienza e scientificità
  • Etica e PNL
  • Ma allora tutto è PNL? E quindi Mozart conosceva la PNL?
  • Ma è vero che con la PNL si vende, si crea, si rimorchia, si manipolano gli italiani con la politica…?
  • Gli studi di PNL in Italia: practitioner & co.
  • I diplomi riconosciuti di PNL nel mondo
  • PNL e università
  • PNL e coaching
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  • PNL e creatività

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Perché pensare positivo?

Pensare positivo conviene

A volte me lo chiedevo anche io, e anche se è un pezzo che ho smesso di farlo, capisco che ci sia chi ancora se lo chiede: “Ma perché devo pensare positivo?”.
I motivi sono tanti, tra questi il fatto di vivere più a lungo.

La nuova scienza del benessere comune

Infatti nel libro Felicità – la nuova scienza del benessere comune Richard Layard cita un dato molto interessante. Nel 1932 un gruppo di 180 donne presero i loro ultimi voti per diventare suore, e in quell’occasione fu chiesto loro di scrivere una breve biografia. Queste biografie, giunte ai giorni nostri hanno consentito di fare uno studio di durata piuttosto importante sulla longevità.

Infatti sono stati incrociati i dati derivanti da quanto emergeva dagli scritti delle donne e da cui poteva essere rilevata la maggiore o minore positività d’animo, con la durata della vita di ognuna di loro.

Ciò che è risultato per me non è strano, ma penso che possa essere interessante per tutti: la maggiore o minore positività d’animo espresso dalle suore tra i venti e i trent’anni costituiva poi un ottimo indicatore di quanto a lungo ciascuna di esse avrebbe poi vissuto.

L’informazione di dettaglio, per gli amanti della statistica, dice questo: del gruppo del 25% delle suore più felici ben il 75% ha superato gli 85 anni, mentre nel gruppo del 25% delle suore meno positive solo il 35% ha superato gli 85 anni.

Quello che hanno concluso gli studiosi è che forme di stato d’animo positive che si protraggono nel tempo fanno bene alla nostra salute.

Pensare positivo conviene

Pensare positivo conviene: provaci!

Le persone più felici tendono ad avere un sistema immunitario più efficiente e livelli di cortisolo (causa di stress) più bassi. Se vengono esposti ai virus dell’influenza è meno probabile che si ammalino e se vengono operati si riprendono in un tempo minore rispetto agli altri.

Per questo, a mio avviso, è così importante studiare come mantenere il nostro stato d’animo positivo e la nostra felicità attiva, perché potremo avere una vita più felice e anche una vita più lunga.

Quindi continuiamo il nostro percorso insieme perché anche con la programmazione neuro linguistica è possibile imparare a pensare positivo, il che rende felici, e da felici camperemo meglio e più a lungo! Serve altro?


Pensa positivoe mettilo in pratica!
Godendoti ogni passo del tuo viaggio di miglioramento personale!
Ciao! Al prossimo martedì!


Estratto della trasmissione su radio RCB “Pensa positivo e mettilo in pratica”.
Puntata n.173 del 3 Marzo 2015


Ascolta la traccia audio della puntata qui sotto: