Il significato è la risposta

Come farsi capire dagli altri

Come farsi capire dagli altri
Uno dei presupposti fondamentali della programmazione neuro linguistica è che il significato di ciò che diciamo è la risposta che otteniamo.

Questo vuole dire che se dico a una persona, per farle un complimento: “Bravo!”, e questa mi risponde “sarai bravo te!”, ci sono buone probabilità che non sia riuscito a fare passare il messaggio che desideravo.

La mia intenzione era di fare un complimento, ma ciò che è passato è piuttosto simile a un’offesa, o a una presa in giro.

Quello che dici è uguale a quello che gli altri recepiscono?

Qui si apre un tema fondamentale della comunicazione: quello che dico veramente è quello che volevo dire? O è quello che è stato recepito, che poi genera la risposta che ricevo?

Se qualcuno a cui dico che ho fretta continua a muoversi lentamente, cosa vuole dire, che non mi sono spiegato bene? O che non ha capito? O che non vuole capire o addirittura che mi sta prendendo in giro?

Potremmo stare a parlarne per ore, come sempre non c’è modo di dimostrare che sono io che non mi sono spiegato bene, o che è l’altra persona che non ha capito, però una cosa è certa: a seconda di quale delle due riterrò vera deciderò che ho più potere, oppure meno.

Sono gli altri che non capiscono o tu che non ti sei spiegato abbastanza bene?

Infatti, se sono gli altri che non capiscono, io cosa posso farci? Se dico (e ogni tanto la gente lo dice) che parlare con loro è come parlare a un muro, cosa ci parlo a fare? Che speranze ho di convincere un muro? Nessuna. Quindi perché farlo? Ma quanto potere ho io in una situazione del genere? Zero.

Se invece decido che sono io che non ho usato il giusto modo per essere capito, e lo so perché vedo dal risultato, che non sono stato capito, allora cosa posso fare? Cambiare il mio modo di comunicare, perché se decido che un risultato dipende da me so che ho il potere di fare la differenza. Agendo diversamente posso avere risultati diversi…


E tu? Quante volte decidi che hai il potere di fare la differenza e quanto spesso sei vittima di chi non ti capisce?


L’allenamento alla gratitudine

Allenamento alla gratitudine

Allenamento alla gratitudine

Una cosa “normale” come il pensare al compleanno di mio babbo, mi fa ricordare che spesso non abbiamo tempo per notare le cose di cui godiamo e che diamo per scontate.

Come tutti i genitori anche i miei genitori mi hanno dato il loro meglio, che non vuole dire che hanno saputo fare tutto perfetto, che non abbiano commesso errori… a proposito, conosci qualcuno che non commette mai errori?

Certo che ci possono essere dei buoni motivi per essere arrabbiati con loro, come ci sono dei buoni motivi per essere arrabbiati con la maggior parte delle persone che conosciamo da un po’… nel senso che frequentandoci da molto tempo, vuoi che sia sempre andato tutto liscio?
Che non ci siano stati mai degli errori? Delle ingiustizie che abbiamo subito e dei problemi nei nostri rapporti?

Come allenarsi alla gratitudine

Di sicuro, se ci pensiamo bene, ci accorgiamo che in ogni rapporto che abbiamo con chiunque ci sono dei validi motivi per essere arrabbiati, ma è anche vero che ci sono dei validi rapporti per cui essere grati.

Bene, ognuno di noi vive nel mondo che pensa che esista, vive nel mondo che rappresenta dentro di sé, quindi se vogliamo vivere in un mondo più ricco di opportunità e di risorse, possiamo cominciare da subito a notare più spesso le cose belle che abbiamo nei rapporti con le persone e magari sapere che ci sono anche quelle meno belle, tenerne conto e sapere come gestirle.

Se so che una persona è permalosa ad esempio, sto attento a dire certe cose, ma se so che la stessa persona è generosa e gentile, noto questa sua bellezza e la ringrazio per questo…

Quante volte dici grazie?

Quanto spesso siamo andati dai nostri genitori a dire grazie di (grazie per la vita, per l’amore, per il sostentamento, per tutto ciò che ci hanno dato)? Quanto spesso ci siamo andati invece per lamentarci di qualche loro caratteristica che ci infastidiva?

Decidere com’è fatto il mondo non vuole dire vedere solo il bello, vuole dire usare la bellezza che c’è per avere l’energia di agire su ciò che non lo è.


E tu, come la vedi?

Il pensiero positivo

Il pensiero positivo è consapevolezza della scelta

Mi hanno sempre raccontato che appena nato, il primo giorno che mi portarono a casa dall’ospedale, mi svegliai nel cuore della notte e piangevo disperatamente.

La mia mamma cercava di calmarmi coccolandomi: forse avevo fatto un brutto sogno? Forse avevo caldo o freddo? Forse avevo fame?

Fu mia nonna fu che indovinò i segnali che stavo mandando a pieni polmoni… avevo sete!

Mi diedero un biberon di acqua e subito mi quietai, addormentandomi felicemente e lasciando altrettanto felicemente dormire tutti gli altri…

Ma come fai a sapere di cosa hai bisogno tu, se non ti fermi mai ad ascoltarti?

Decidi tu o decidono gli altri per te?

Il pensiero positivo è consapevolezza della scelta

Pensa per un attimo alle ultime scelte che hai fatto: andare in un posto o in un altro, scegliere di usare il tuo tempo per un’attività o l’altra, comprare una cosa o un’altra, mangiare una cosa o un’altra… quanto queste decisioni vengono da dentro di te e quanto vengono da fuori?

Quanto abbiamo deciso, e quanto “ci siamo trovati lì”?

Magari perché ci andavano gli altri, o perché “si fa così” o perché “è normale”

Hai scelto? E se hai scelto, in base a cosa? Hai passato un po’ di tempo ad ascoltare cosa volevi veramente per te?

Abbiamo la possibilità di darci quello che vogliamo. Non dimentichiamocelo mai.

Conosco persone che dopo aver passato anni a fare un lavoro che non gli piaceva, ma che vivevano come necessario a mantenere la famiglia che avevano voluto creare, hanno finalmente trovato il modo di fare ciò che desideravano veramente, ciò che le appaga.


Non sei convinto? Leggi il mio articolo sul Perché pensare positivo?


Usa il pensiero positivo per fare la differenza nella tua vita

E non sempre potremo realizzare al cento per cento il nostro obiettivo, ma credo che la differenza lo faccia il sentire che stiamo facendo il nostro meglio, dal punto dove ci troviamo, per andare dove vogliamo veramente.

Pensare positivo significa per me sapere che possiamo tendere in ogni momento della nostra vita verso ciò che per noi fa la differenza, verso ciò che vale veramente per noi.

Sapere che stiamo mettendo un piccolo mattoncino per realizzare il nostro sogno, che stiamo facendo un piccolo passo verso la meta più importante per noi: ecco cos’è il pensiero positivo.

Il rischio di chiederti cosa vuoi

Il rischio di chiederti cosa vuoi

Il rischio di chiederti cosa vuoi

In un precedente post ti avevo suggerito di chiederti ogni tanto:

Cosa mi sta più a cuore nella vita?

Parliamo di una domanda che spesso mette in crisi le persone… infatti si finisce con il dire:

Ma se mi chiedo cosa è più importante per me, e mi accorgo che sto facendo tutto il contrario nella vita, non è che mi sfascio?

Effettivamente il rischio di trovarsi in difficoltà c’è, ed è qui che, dal mio punto di vista, è fondamentale pensare positivo. Infatti pensare positivo non vuole dire raccontarsela, dire che è tutto a posto, che è tutto bello.

Questo è raccontarsi le favole, negare la realtà e vivere in un’illusione. Esattamente come non chiedersi mai niente, anche negare la realtà ci fa vivere in un’illusione.

Come acquisire consapevolezza della propria vita

I maestri yogi indiani dicono che noi uomini del mondo occidentale viviamo costantemente in un sogno: lavoriamo, mangiamo, dormiamo, andiamo in vacanza, ci occupiamo della famiglia, senza una consapevolezza, senza renderci conto di cosa facciamo veramente.

Io non so se questo sia vero e nemmeno se sia vero per tutti, quello che so è che spesso vedo persone che non osano nemmeno chiedersi se sono felici, che vivono fuori dal loro corpo, senza sentirlo, fuori dalle loro emozioni, senza sentirle, e a volte anche fuori dai loro pensieri, senza sentirli…

Questo perché hanno paura che sia troppo doloroso farlo…

Beh, la buona notizia è che si può fare, magari un pezzettino alla volta, ricordandosi che abbiamo il potere sulla nostra vita, su di noi, sui nostri pensieri, sulle nostre emozioni e sul nostro corpo, solo che magari non siamo abituati ad esercitarlo e negli anni la pubblicità ci ha convinto che l’unico modo per esistere è quello di consumare…

Il fulcro del pensiero positivo

Qui arriva ciò che intendo con pensare positivo, che è quello di rimanere connessi (o tornare a connetterci) con il nostro potere interiore, con il nostro essere, con il nostro meglio, che si manifesta dicendo:

So che è impegnativo dirsi la verità su cosa voglio veramente, ma so che posso affrontarla

So che è dura la scalata verso il mio obiettivo, ma un passo alla volta posso farcela!

Quale rischio vuoi correre?

E poi posso accorgermi che quello che mi sembrava un rischio in realtà è solo uno dei due rischi che posso correre.

Infatti, se è vero che chiedermi cosa voglio veramente può mandarmi in crisi, cosa può succedere se non me lo chiedo mai?


Parliamone qui sotto nei commenti!


Come essere più assertivi

Come essere più assertivi

Come essere più assertivi

Prima di dare una definizione sul come essere più assertivi vi racconto un aneddoto personale, che mi ha chiarito molto le idee sulla questione assertività…

Che tipo di persona vogliamo essere?

Ero combattuto da un forte dilemma: cos’avrei dovuto fare? Lasciare perdere e dargliela vinta? O colpire a mia volta usando gli stessi mezzi che mi erano stati usati contro?

I mezzi erano legali, ma erano stati usati per accusarmi di qualcosa che non era vero, e ora la legge mi consentiva di vendicarmi, di chiedere i danni, accusando a mia volta…

Non ero così sicuro di volerlo fare, anzi sentivo che era un po’ come continuare una catena di aggressività, di azioni violente per “farmi rispettare”, per “dare una lezione”, e sentivo che stavo rinforzando la convinzione, piuttosto comune, che nella vita se non sei aggressivo la gente si prenderà la libertà di farti quello che vuole.

Ma il punto non era questo, ero stato vittima di un torto, di un’accusa ingiusta e… stavo per ricominciare il mio loop di pensieri quando mi sono chiesto:

Cosa voglio veramente che accada?

Mi interessa avere dei soldi di risarcimento? O chiarirmi una volta per tutte con queste persone che hanno pensato di me cose non vere?

Quando finalmente ho capito che non volevo vendetta, ma solo che la persona in questione riconoscesse che aveva agito secondo le “vie legali”, ma sostenendo qualcosa di assolutamente falso, ho capito cosa fare e l’ho fatto.

Ho semplicemente telefonato alla persona in questione e gli ho detto cosa provavo e cosa era successo secondo me, ci siamo chiariti e ora, a distanza di anni, sono molto felice di aver chiuso la questione in quel modo.

50.000 euro di risarcimento non mi avrebbero dato la stessa soddisfazione di essere fino in fondo la persona che volevo essere.

Quindi essere assertivi significa innanzitutto riconoscere le proprie emozioni (io ero arrabbiato e confuso), poi significa saper capire bene cosa vogliamo che succeda (troppo spesso non lo sappiamo e questo è l’origine di tutti i problemi), poi significa riuscire a dire ciò che proviamo e cosa vogliamo che accada agli altri.

Un passo alla volta, per riuscire… ricordati il proverbio africano

Come si mangia un elefante? Un boccone alla volta!

Come comunicare agli altri quello che vogliamo?

Quando parlo di riuscire a capire cosa vogliamo veramente e di come riuscire a comunicarlo agli altri intendo proprio allenarci a fare qualcosa che vogliamo veramente fare.

Infatti ci sono diversi motivi che ci frenano quando dobbiamo uscire dallo schema passivo o dobbiamo evitare di entrare in quello aggressivo: il primo dei motivi è che abbiamo paura di non riuscire a dire quello che vogliamo… e questo succede perché spesso non abbiamo noi stessi chiaro cosa sia!


Approfondisci il comportamento aggressivo e passivo nel post sulla comunicazione assertiva.


Per fare questo prendiamoci qualche minuto (non serve di più, il nostro cervello è molto veloce) e semplicemente immaginiamoci cosa vogliamo che succeda, immaginiamolo in modo associato, vedendo quello che i nostri occhi vedrebbero e le nostre orecchie sentirebbero se fossimo lì.

Immaginiamolo con tutti i dettagli del caso: come sono vestite le persone, che espressioni facciali fanno, dove siamo, se sentiamo caldo o freddo, com’è nostra voce e quella degli altri presenti…

A volte non riusciamo nemmeno ad immaginarlo, ma se non riusciamo neanche ad immaginare qualcosa, come possiamo pretendere di farlo accadere? Infatti spesso la gente dice:

Non ci riesco

E lascia perdere, salvo mantenere tutto il disagio che la situazione gli genera…

Quindi per ottener qualcosa dobbiamo saper prima immaginarci di riuscirla a ottenere, e se questo non ci riesce, o siamo convinti che non ci riesca, mettiamoci in condizione di riuscire.

In programmazione neuro linguistica diciamo che entriamo in stato.
Possiamo farlo in tanti modi, cambiando la nostra postura, attivando il nostro corpo con movimenti, cambiando il nostro respiro, parlando con qualcuno che ci mette di buon umore, ascoltando musica che ci aiuta a cambiare umore, insomma fai qualcosa, e nel farlo pensa cosa ti manca per essere nel tuo meglio per prendere questa decisione, di che risorsa hai bisogno?

“Allegria, serenità, pazienza, gioia, sicurezza, amore…” qualunque sia questa risorsa pensa a qualcosa che ti faccia vivere una situazione della tua vita nella quale hai provato serenità (se ad esempio è la serenità la risorsa che cerchi), reale o immaginata.

Ascolta una musica che ti porta serenità, fai movimenti ed espressioni del corpo e del viso che per te rappresentano la serenità, guarda immagini di serenità, e lascia che il tuo stato emotivo si arricchisca dei risultati di questo esercizio.

Poi quando senti di essere in uno stato più ricco di queste risorse torna a chiederti:

Cosa voglio che succeda veramente?

Una volta che abbiamo imparato ad ascoltarci capendo quali emozioni proviamo veramente, e poi siamo riusciti a capire cosa vogliamo veramente che accada, tenendo conto anche dei diritti e delle esigenze degli altri, non ci resta che dirlo alle persone.

Quest’ultima operazione è senz’altro la più delicata, ma avendola preparata bene ci risulterà molto più facile. Al di là di tutte le tecniche di comunicazione che la programmazione neuro linguistica ci mette a disposizione e che vedremo, ci sono dei piccoli accorgimenti che ci possono aiutare da subito.

Consigli pratici per essere più assertivi

Innanzitutto possiamo immaginare che cosa succederà, ovvero fare un esercizio simile a quello che abbiamo fatto per decidere cosa volevamo che succedesse, ma questa volta usiamo il “magico laboratorio immaginazionale” del nostro cervello come simulatore, ovvero ci immaginiamo nella situazione che pensiamo ci troveremo a vivere e vediamo cosa succede quando diciamo le cose in un certo modo.
Ci sarà qualche obiezione? Qualcuno sarà particolarmente contento o sollevato, ma potrebbe esserci qualcun altro che al contrario diventa scuro in volto o si agita…

Possiamo continuare le nostre simulazioni pensando a cosa diremo se succederà questa o quella cosa, sempre mantenendo il nostro stato ideale durante la simulazione, e questo è fondamentale, perché in questo modo il nostro cervello associa a quella situazione immaginata delle sensazioni piacevoli e quando ci troveremo là, avremo una specie di pilota automatico che sostiene il nostro stato emotivo.

Ma possiamo anche immaginare che le cose vadano diversamente, che ci siano altre persone, che facciano cose diverse da quelle che mi aspettavo, e continuare a pensare a come me la potrei cavare, sempre tenendo presente il mio obiettivo.

Sembra un esercizio lungo, ma considerato quanto è veloce il nostro cervello, il tutto potrebbe richiedere non più di 10 minuti.

Fatto questo occorre tenere presente che essere assertivi implica il fatto di rispettare tutte le persone, incluso te stesso/a, quindi sapremo come accettare e accogliere anche un nostro eventuale fallimento… sapendo che non esistono fallimenti in senso stretto, ma solo risultati diversi da quello che ci aspettavamo.

Essere più assertivi significa dunque saper dire le cose che vogliamo dire, accettando anche che le cose non vadano esattamente come desideravamo.

Per la precisione a mio avviso essere assertivi significa decidere che posso accettare di non ottenere il risultato che volevo, ma devo mettermi in gioco al 100% per ottenerlo.

Di solito quando mi capita di dover affrontare una situazione impegnativa di questo tipo, mi preparo dicendomi:

Sono disposto a dire questo ma non a dire quello, sono disposto ad arrabbiarmi, ma non a non dire questa cosa,

oppure,

sono disposto a dire questa cosa, ma non ad arrabbiarmi

Insomma è fondamentale fare un po’ di tattica prima, studiare un po’ a tavolino, quando siamo più lucidi e sereni, la situazione, in modo da dare dei riferimenti al nostro cervello, per fare sì che ci si ritrovi facilmente quando è ora 😀

Ricordiamoci che il nostro cervello non distingue tra un’esperienza reale ricordata e una vividamente immaginata, quindi possiamo crearci dei riferimenti che funzionano come ricordi positivi, ricordi di successi che sostengono un certo modo di agire.

Usa il tuo potere

Volerci bene significa saper sperimentare quanto serve mantenendo di noi una buona opinione, significa ricordarci che non sempre possiamo pretendere che succeda quello che vogliamo, ma possiamo sempre essere sereni di averci provato fino in fondo, di aver fatto tutto quello che per noi valeva la pena.

È come quando le persone si lamentano di quello che fanno le istituzioni e si sentono prese in giro da qualche ente potente, che a volte sembra pre-potente nei loro confronti.

Non possiamo pretendere che i nostri governanti, le aziende sanitarie, i burocrati e gli amministratori di ogni ordine e grado (dal condominio al comune) facciano quello che vogliamo, ma la domanda che ci possiamo fare è importante per farci uscire dal ruolo di vittima sacrificale:

Cos’ho fatto per dire che volevo qualcosa di diverso?

Quante volte abbiamo l’impressione di subire un’ingiustizia e non facciamo nulla, nemmeno per dire che secondo noi quello che sta succedendo non è giusto?

Abbiamo più potere di quello che ci ricordiamo di avere, non serve arrabbiarsi, serve agire!

Ricordandoci che possiamo agire e non ottenere quello che vogliamo oppure subire cominciando a fare passare l’idea devastante che tanto non possiamo farci niente…

Tu cosa scegli?


Ricordati che puoi sempre cambiare i tuoi schemi mentali e imparare dalle esperienze 😀