Siamo uguali, quindi ci possiamo capire

Ragazze uguali

Ragazze uguali
Nel post precedente abbiamo detto che esistono dei messaggi che mandiamo agli altri e che ci consentono di creare sintonia con loro.

Questi messaggi sono di tanti tipi, ma sostanzialmente si riconducono al fatto che facciamo sentire al nostro interlocutore che “siamo uguali, la pensiamo allo stesso modo”.

Come scegli i tuoi interlocutori

Immagina per un attimo di essere in viaggio e di dover chiedere un’informazione.

Davanti a te hai tre persone:

  1. una indossa una lunga tunica,
  2. l’altra un turbante,
  3. l’ultima un paio di jeans e una giacca.

Da chi vai a chiedere l’informazione? Pensaci, nella maggior parte dei casi andrai da quella persona vestita nel modo che ti assomiglia di più… hai capito perché?

Perché ti aspetti che parli la tua lingua, o che sia più facile comunque intendersi e spiegarti quello che ti serve capire.

In sostanza diamo per scontato che sarà più facile capirsi con chi è apparentemente più simile a noi. Dico apparentemente, perché in realtà magari abbiamo davanti un raro italiano con il turbante in testa e un turco con i jeans e giacca.

Però, il nostro cervello, sempre per farci massimizzare il piacere e minimizzare il dolore, ci manda dove si aspetta che avremo più facilità di comunicazione.

Come far sentire “a casa” i nostri interlocutori

Questo è il punto. Se vogliamo che le persone comunichino meglio con noi, mostriamogli segnali di apertura al loro modello del mondo, ovvero facciamoli sentire “a casa”.

Essere a casa, in queste situazioni può voler dire essere vestiti in modo simile, ma anche avere lo stesso tipo di postura o di gestualità, o di espressione facciale, ecc.

Sono questi, oltre a molti altri, gli strumenti che poi vedremo nel dettaglio per capire come interagire con gli altri mandandogli il segnale: “siamo uguali, quindi ci possiamo capire”.

Pensa a quali segnali mandi alle persone intorno a te e a quali risultati generano, raccontami sotto le tue esperienze


Ti aspetto il prossimo martedì!

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Messaggi subliminali d’accordo

Obama: messaggi d'accordo subliminali

Obama: messaggi d'accordo subliminali

Come andare d’accordo con gli altri

Agli albori della programmazione neuro linguistica si è voluto capire come alcune persone riuscissero a creare buoni rapporti con tutti.

Infatti, chiunque si trovassero davanti, dopo un po’ riusciva ad avere una relazione piacevole con queste persone. Una relazione di fiducia e accordo. Persone diversissime tra loro riuscivano a sentirsi a loro agio, in questa situazione.

Quindi si è ritenuto molto interessante studiare cosa succedeva. La risposta è stata semplice e straordinaria al tempo stesso:

Questi abili comunicatori riuscivano a mandare segnali di accordo ai loro interlocutori

Non stiamo qui a capire se lo facessero intenzionalmente o se gli venisse spontaneo (per questo tema puoi leggerti l’articolo dedicato a questo tema che ho chiamato: Berlusconi, la manipolazione e il potere della PNL).

La cosa interessante è che questi messaggi che venivano mandati trasmettevano un senso di agio, di accordo, sintonia.

Allora hanno voluto studiare con telecamere nascoste anche le “cosiddette persone normali”, e quello che hanno rilevato è stato altrettanto straordinario: anche queste persone comuni, tutte queste persone comuni, quando si trovano a funzionare bene come comunicatori fanno la stessa cosa!

Le conclusioni della PNL

La conclusione quindi è che quando riusciamo a comunicare efficacemente con gli altri mandiamo loro continuamente il messaggio:

siamo uguali, ci possiamo capire

Intendiamoci, non è che possiamo essere esattamente uguale a nessun altro essere vivente sulla terra, ma il messaggio che passa è che, su questo tema, in questo momento, in questa situazione, stiamo vivendo le stesse cose, stiamo funzionando allo stesso modo

Quindi gli studiosi di Programmazione neuro linguistica hanno concluso:

Se quando ci capiamo con gli altri mandiamo questi messaggi qui, proviamo a mandare questi messaggi e vediamo se ci capiamo con gli altri!

Lo hanno fatto e hanno visto che funziona.

Nel prossimo post vedremo quali sono le tecniche precise per riuscire a creare quella sintonia che normalmente si crea in natura.

Ti aspetto il prossimo martedì!

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Mai messo un post it su uno stinco?

Come farsi capire

Come farsi capire

Ciao! Ti è venuto in mente qualche modo diverso di dire le cose a chi non le ha capite fino ad ora?

Farsi capire: come trovare nuovi spunti

Il post it sullo stinco

Mi è capitata una cosa divertente al riguardo: in un’azienda, una persona si lamentava del fatto che il suo collega non facesse mai quello che gli chiedeva, erano giorni che quel frigorifero giaceva dove non doveva stare, ma più lei lo sollecitava a spostarlo e più lui diceva di sì e poi si dimenticava, preso dalle mille cose da fare.

Allora, dopo che avevamo parlato di flessibilità e creatività nel mandare messaggi, lei decide di passare all’azione, e scrive in un post it il messaggio:

Spostare frigorifero per favore

Poi si attacca il post it in uno stinco, sulla pelle e chiama il suo collega.

Questa volta non gli dice nulla, lo guarda e poi tira su lentamente il bordo del pantalone fino a scoprire il post it

Il collega stupito e colpito sposta il frigorifero dopo pochi minuti.

Canta che ti ascoltano

In un’altra azienda qualcuno ha cantato un messaggio a un cliente che dimenticava sempre i documenti necessari allo scarico della merce.

Invece di arrabbiarsi e dirgli:

è la seicentesima volta che le dico che servono quei documenti

ha cantato

I documenti… servono i documenti!

Gioca sulla tua capacità di stupire

In altre situazioni il messaggio è stato comunicato dopo un invito a bere un caffè, oppure aspettando il momento opportuno, comunque un po’ di sano senso dell’umorismo e di capacità di stupire fanno sempre la differenza.

L’unica cosa che NON ci possiamo permettere è ripetere sempre le stesse cose nello stesso modo, se già è un modo collaudato è certo che non funzionerà.

Hai tratto qualche ispirazione?

Allora adesso occorre metterla in pratica.

Quando lo farai?

Hai già immaginato cosa serve?

Hai già visualizzato il risultato ottimale che vuoi che succeda?


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Pensi ad altro mentre ti parlano?

Ascolto e flessibilità

Ascolto e flessibilità
C’è un signore che mi sta parlando, mi dice cose importanti, e io a un certo punto comincio a pensare cosa gli devo rispondere, mi è venuto in mente che potrei dirgli quella cosa in quel modo…

Secondo te sto ancora ascoltando quello che mi dice? O sono preso da quello che voglio dirgli dopo?

A volte sottovalutiamo la velocità di elaborazione dati della nostra mente, in realtà a noi servono dei millisecondi per riuscire a fare ragionamenti per preparare cosa dire, il punto è che se mi metto a pensare a cosa rispondere mentre la persona mi sta ancora parlando io non sto più ascoltando.

Concentrati sul tuo interlocutore

Ora, visto che quello che rispondo sarà tanto più efficace quanto più ho ascoltato con attenzione e fino in fondo tutto quello che mi è stato detto, forse vale la pena fidarsi un po’ di più della nostro cervello e piuttosto preoccuparci di metterlo nelle condizioni di avere tutte le informazioni disponibili.

Infatti se, mentre sto già pensando a cosa rispondere, il mio interlocutore aggiungesse un segnale – anche solo un’incertezza nel tono di voce o in un’espressione facciale – io potrei non coglierlo, mentre avrebbe potuto fare la differenza su quello che sarebbe stato più efficace dire.

[bctt tweet=”È più importante sapere bene cosa dire che preoccuparsi di dirlo bene!” via=”no”]

Fidati di più delle tue capacità quando ascolti il tuo interlocutore, cogli ogni singolo segnale di quello che ti dice, e vedrai che il tuo cervello ti porterà in pochi secondi a elaborare la risposta migliore.

La flessibilità nella comunicazione

Abbiamo visto come per essere dei bravi comunicatori sia fondamentale l’ascolto. Bene, ora abbiamo ascoltato, quindi sappiamo cosa dire, e lo diciamo… ma se non succede niente?

O meglio se non succede quello che volevo io?

A questo punto mi devo ricordare qual è una delle quattro caratteristiche di un grande comunicatore, ovvero la flessibilità.

Infatti la regola è:

[bctt tweet=”Se non funziona quello che fai, allora cambialo!” via=”no”]

Non ha nessun senso continuare a fare cose che non funzionano.

Quando sento qualcuno dire:

Non capisce niente, gliel’ho detto mille volte e non lo fa!

mi chiedo se è una scusante o un’aggravante.

Infatti, a cosa serve dire una cosa mille volte, se non so cambiare il modo in cui la dico?

Probabilmente l’ho sempre detta in un modo che non ha sortito l’effetto desiderato, e sto ancora continuando a dirla, sempre nello stesso modo.

Forse è meglio chiedersi…

In quanti modi diversi? Perché altrimenti non vale…

Occore fare cose diverse per avere risultati diversi e seguire la regola che dice:

[bctt tweet=”Chi vuole ottenere ciò che non ha mai ottenuto deve essere disposto a fare cose che non ha mai fatto!” via=”no”]

Ripensa a qualcuno che non sta facendo quello che gli chiedi, ripensa a quante volte glielo hai detto e ancora non hai avuto il risultato che volevi…

  1. Lo stai ascoltando con attenzione?
  2. In quali altri modi puoi dirgli quello che gli hai già detto?

Per un po’ usa la creatività, al prossimo post vediamo qualche modalità insieme 😀


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