Il rispecchiamento e la PNL: come creare sintonia

Come rispecchiare gli altri
Quindi per creare sintonia con gli altri basta entrare nel loro mondo e parlare la loro lingua, cioè sintonizzarci con loro e rispecchiarli.
Ok, ma che cos’è il rispecchiamento?

Rispecchiare significa creare un rapporto empatico con il tuo interlocutore, non scimmiottandolo, ma sentendolo davvero. Per esempio, se una persona parla a volume alto, alzerò il mio volume, se si muove velocemente mi muoverò più velocemente, se tiene il corpo molto dritto, raddrizzerò la mia postura, se al contrario è molto lento e posato nei movimenti rallenterò e addolcirò la mia azione.

Allinea il respiro a quello del tuo interlocutore

Una delle cose più difficili da cogliere, ma è anche una delle più potenti, è il respiro.

Il respiro riflette lo stato interiore della persona, quindi riuscire a respirare come il nostro interlocutore ci mette in condizione di sintonizzarci immediatamente.
Quando ti trovi con qualcuno e riesci a percepirne il respiro, prova a rispecchiarlo e nota come cambiano le tue sensazioni.

Usa gli stessi termini

Un altro mondo di rispecchiare è quello della terminologia. Hai mai notato che lo stesso oggetto ha nomi diversi a seconda del mondo di appartenenza? Io personalmente ho potuto osservare come lo stesso gruppo di documenti venisse chiamato “polizza” in un ufficio e “pratica” in un altro, dove la parola “polizza” aveva un altro significato.

Erano due agenzie assicurative, facevano entrambe lo stesso lavoro, nella stessa città, ma se chiedevi di ricevere una polizza in una ottenevi una cosa diversa rispetto all’altra.

E che dire del nome dei computer portatili? Spesso alle mie serate mi diverto a chiedere come si chiama il mio portatile e troviamo molti nomi: computer, laptop, portatile, notebook, MacBook, mac, pc… oltre a tanti altri.

Sono nomi che possono avere lo stesso significato, ma ricordo bene quando, parlando con una mio amico, fanatico di Apple, ho rischiato l’incidente diplomatico quando ho chiesto se era suo quel pc, indicando il suo mac.

Mi ha guardato perplesso, quasi inorridito e mi ha detto:

Certo che è mio, ma è un mac, non un pc!

Infatti per molti fan di apple, pc vuol dire “non mac”, mentre pc è solo l’abbreviazione di personal computer, e un mac, per quanto particolare è pur sempre un personal computer.

Quindi attenzione alle parole che usa il nostro interlocutore, perché se ignorarle e rimanere nelle nostre abitudini rischia di creare distonia, ascoltarle, notarle e utilizzarle crea sintonia!

Bandler e la flessibilità nel rispecchiamento

Mi viene in mente un filmato dove Richard Bandler, co fondatore della programmazione neuro linguistica, parla con un ragazzo che ha una diagnosi di schizofrenia. Nel creare rapport Richard è seduto come lui, proteso in avanti come lui, parla allo stesso ritmo e volume di voce, e replica un gesto che caratterizza in modo importante il suo interlocutore. Infatti questo ragazzo si aggiusta gli occhiali sul naso continuamente, e Bandler fa lo stesso, ma con un dettaglio: lui non porta gli occhiali!

Quindi per replicare un gesto che caratterizza in modo importante il suo interlocutore Bandler si sistema continuamente il ciuffo dei capelli sul viso (visto che quelli almeno lui li aveva, in quel periodo).

Ricordi? Per essere efficaci in comunicazione è fondamentale essere creativi, saper modificare ciò che non funziona, allenando la nostra flessibilità.

Cosa NON rispecchiare

Cosa invece è bene non rispecchiare, anche se è evidente nei nostri interlocutori?

Beh, ovviamente i tic nervosi, i difetti fisici, per esempio. Se non ci appartengono, fingere di averli può essere percepito come una grave forma di mancanza di rispetto.

Anche se invece vi garantisco che avere lo stesso tipo di difetto fisico (che ne so, zoppicare entrambi o anche solo essere pelati, tanto per dire una cosa non a caso) diventa subito un punto di contatto, di avvicinamento e di sintonia.

Se io sono un tifoso sfegatato dell’Inter e il mio interlocutore invece è milanista, è meglio spostare il dialogo altrove piuttosto che fingermi appassionato al team avversario, perché prima o dopo il mio inconscio tradirà il mio tentativo.

Come pure è bene che ci ricordiamo quanto troviamo penoso chi, provenendo da altre parti d’Italia, simula il nostro dialetto. Se vogliamo fare i simpatici o gli esperti, facciamolo con altro che non faccia sentire preso in giro il nostro interlocutore.

Continua a sperimentare queste novità, con curiosità e apertura… che molte ancora ne devono arrivare!

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