Come uscire dalla prigione che ci autocostruiamo

Uomo in bottiglia che si autolimita
Le persone spesso rimangono prigioniere del mondo che creano. (Virginia Satir) Condividi il Tweet

Così diceva Virginia Satir, famosa psicoterapeuta americana, che collaborò parecchio con i giovani ricercatori della programmazione neuro linguistica.

In effetti hai presente quando qualcuno sa che una cosa non è al suo posto e la cerca altrove? Magari la cerca a lungo e poi solo dopo si rende conto che la cosa che cercava era proprio dove doveva essere, solo che essendo praticamente sicuro che non fosse lì, non l’ha cercata al suo posto, e ovviamente non l’ha trovata!

Ecco, “le persone rimangono prigioniere del mondo che creano” significa proprio questo. Se ti ricordi abbiamo detto che ogni persona crea una sua mappa della realtà che poi chiama realtà, se in questa mappa una cosa non c’è non siamo sempre abbastanza abili da chiederci se è un problema che riguarda la nostra mappa o la realtà.

E visto che Virginia Satir era molto brava a fare il suo lavoro, è stata studiata a fondo dai ricercatori di programmazione neuro linguistica, che hanno notato che quando incontrava persone che rimanevano incastrate nella loro mappa della realtà, confondendola per la realtà, rivolgeva a loro domande molto utili ad uscire dall’incastro.

Attenzione alla semplificazione

Del resto se pensi che una mappa si fa semplificando la complessità che ci circonda per avere le informazioni che ci servono, può capitare che semplificando, lasciamo indietro delle informazioni che subito non ci servono, ma che alla lunga si rivelano molto importanti.

Un modo tipico di fare queste semplificazioni è, ad esempio, quando generalizziamo, dicendo che

le donne sono fatte tutte in un certo modo

o che

tutti gli uomini si comportano nella stessa maniera.

Ma possiamo anche semplificare semplicemente cancellando informazioni, che, ad esempio, è uno degli effetti collaterali dell’innamoramento.
Infatti quando siamo innamorati sistematicamente cancelliamo alcune caratteristiche del nostro partner ignorandone i difetti così evidenti a tutto il resto del mondo.
Un ultimo tipo di semplificazioni che può diventare non funzionale avviene quando distorciamo la realtà, interpretandola. Come in ogni interpretazione rischiamo di sbagliare, ad esempio se diciamo a qualcuno

non mi hai telefonato quindi non mi vuoi bene!

facciamo una distorsione della realtà.

È evidente che se abbiamo fatto una mappa così semplice della realtà abbiamo bisogno di arricchirla, di aggiungere informazioni, di riorganizzarla per renderla nuovamente funzionale.

Se ti interessa l’argomento, puoi approfondire le modalità linguistiche che usava Virginia Satir e come si possono usare per migliorare la realtà nell’articolo Come acquisire consapevolezza: i metamodelli.


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