Le affermazioni che determinano il nostro percorso

Le affermazioni influenzano la realtà

Le affermazioni influenzano la realtà

I presupposti inconsci guidano la tua vita

“Per ora puoi stare bene”.
“Non è ancora arrivato il peggio”.
“Ovviamente dopo saremo delusi”.

Queste sono tutte frasi che hanno all’interno delle presupposizioni, ma anche queste altre frasi hanno dentro delle presupposizioni:

“Per ora non sorridere”.
“Non è ancora al meglio”.
“Ovviamente dopo saremo felici”.

Le persone usano queste presupposizioni, spesso senza accorgersene, semplicemente perché proiettano “fuori” quello che pensano “dentro”.

È ovvio che se penso che dopo succederà qualcosa che mi farà stare male e mi deluderà dirò le prime frasi, altrettanto ovvio che se mi aspetto qualcosa di bello che mi farà sentire felice dirò le seconde frasi.

L’aspettativa influenza il risultato

Il punto è che, spesso, non siamo consapevoli di quelle che sono le nostre aspettative, e altre volte non ci rendiamo conto di quanto queste aspettative in realtà determinano il risultato reale.

Per liberarci da questo incastro basta che ogni tanto sappiamo notare questi presupposti e li smascheriamo, con un semplice domanda. Ad esempio se qualcuno mi dice: “Per ora puoi stare bene”. Gli posso chiedere:

Perché dopo pensi che sia impossibile stare bene?

O se mi dice: “Ovviamente dopo saremo delusi”. Posso rispondere:

In che senso “ovviamente”?

Perché se devo fare un’esperienza già sapendo che dopo sarò deluso, forse è meglio che facciamo un paio di ragionamenti prima…

Cambia rotta tramite ascolto e consapevolezza

Fermarci un attimo ad ascoltarci, saper fare queste domande, permette a noi, e alle persone attorno a noi, di avere maggiori risorse, di capire verso cosa ci stiamo orientando, predisponendo, e come dice un proverbio cinese:

[bctt tweet=”Se non cambi la rotta arriverai esattamente dove stai andando.” username=”@PaoloSvegli”]

Parleremo prossimamente di questo, perché ogni giorno, con le nostre affermazioni rinforziamo presupposti che abbiamo in testa e di cui non siamo consapevoli, ma che comunque determinano la direzione del nostro percorso.

E tu, hai notato quali sono i tuoi presupposti che vuoi sostituire?


Vai al mio corso di Leadership Emozionale per Imprenditori!


Le equivalenze complesse in PNL

Equivalenze complesse in PNL: come evitarle

Equivalenze complesse in PNL: come evitarle

Ciao!

Conosci qualcuno che dice:

“Se non mi telefoni tutti i giorni allora vuol dire che non mi ami?”.

O qualcuno che dice:

“Loro sono arrabbiati con me perché non vengono più al bar con me”.

In entrambi i casi stiamo facendo quello che in programmazione neuro linguistica si chiama un’equivalenza complessa. Ovvero stiamo dicendo che visto che è vera questa cosa, allora è vera anche quest’altra.

Questo meccanismo è simile alla lettura del pensiero, e come la lettura del pensiero difficilmente funziona! Quindi spesso ci complichiamo la vita, vivendo esperienze che sono vere solo nella nostra testa, ma che finiscono con influenzare anche il nostro corpo.

Equivalenze complesse: come superarle

Per uscire da questo inghippo la domanda di precisione che ci possiamo fare è:

“Ma tutti quelli che ti amano ti telefonano tutti i giorni?”.

O anche:

“In che modo il non telefonarti ogni giorno significa che non ti amo?”.

Infatti potrebbe semplicemente significare che sono senza telefono o che non ho i soldi per chiamare, o che, visto che ci incontriamo tra poche ore, quella telefonata per me non ha senso.

Allo stesso modo se i tuoi amici non vengono più al bar con te non è detto che sia perché sono arrabbiati con te, la domanda buona per uscire dall’incastro in questo caso è:

“In che modo il fatto che non vengano al bar significa necessariamente che sono arrabbiati con me?”.

Infatti potrebbe essere che semplicemente hanno cambiato orari, abitudini, o stanno seguendo un percorso per disintossicarsi e andare al bar non li aiuterebbe!

Fai un attimo mente locale, pensa se ti sembra che qualcuno ce l’abbia con te, amici, clienti, famigliari, e chiediti:

“In base a cosa sento questo sentimento?”.

Forse non c’è sotto un’equivalenza complessa, ma in ogni caso può valer la pena di mettere in dubbio la tua convinzione, specie se non ti fa stare bene 😉

Inizia ad agire pensando che vada tutto bene, senz’altro aumenterà le possibilità che vada tutto sempre meglio!


Pensa positivo… e mettilo in pratica!
Godendoti ogni passo del tuo viaggio di miglioramento personale!
Ciao! Alla prossima!


Clicca qui e scopri il mio corso base di PNL!


Lettura del pensiero? No, grazie.

Lettura del pensiero? No grazie. Sì all'ascolto.

Lettura del pensiero? No grazie. Sì all'ascolto.

Ti sarà capitato sicuramente che qualcuno ti abbia detto:

“Lo so che sei arrabbiato”.

Non so a te, ma a me c’è una cosa che mi fa morire dal ridere, e a volte anche no, che è quando le persone si sbilanciano nella lettura del pensiero.

Capisco che ci siano cose che nella tua mappa della realtà sembrano chiare, ma dire a una persona:

“So che sei così piuttosto che cosà”

è veramente una cosa buffa, strana e spesso con risvolti antipatici!

Mi capitava tempo fa che mia mamma mi dicesse:

“Vedo che sei stanco!”

Ora, visto che non mi sentivo stanco, e che non mi piaceva nemmeno esserlo, mi dava fastidio che lei me lo dicesse, quindi ho imparato a risponderle:

“Che cosa ti fa pensare che io sia stanco?”.

Lei, da brava allieva di programmazione neuro linguistica aveva imparato a essere precisa, o almeno ci provava e mi diceva:

“Hai gli occhi stanchi”.

Ma usando sempre il meta modello come struttura linguistica io le rispondevo:

“E come sono gli occhi stanchi mamma?”.

Lei mi diceva che avevo l’iride arrossato più del solito e finalmente eravamo a capolinea!

“Ok mamma, grazie dell’informazione, la prossima volta che vedi che ho gli occhi più arrossati del solito dimmi che ho gli occhi un po’ più rossi del solito, così io ti spiego che oggi sono stato molto al sole e all’aria aperta e tutto finisce lì!”.

L’alternativa era fare finta di niente o rispondere piccati:

“No che non sono stanco!”.

Ma la volta dopo saremmo stati daccapo.

Come rispondere alla lettura del pensiero

Ricordatelo quando qualcuno ti “legge nel pensiero” e “decide” unilateralmente che tu ti senti in un certo modo… Puoi sempre dire:

“Che cosa ti fa pensare che io mi senta così?”.

Ma ricordatelo anche quando qualcuno ti riporta come si sente qualcun altro, e in funzione di quest’informazione devi decidere cosa fare o non fare… Ad esempio se uno ti dice:

“Possiamo andare, loro non verrano”.

Una domanda che ha evitato molte azioni basate su un fondamento inesistente è:

“Come lo sai?”.

Un conto è che te lo abbia detto il diretto interessato, un conto è che “si vede, lo intuisci, te lo senti”… cioè lo hai letto nel suo pensiero!

Ora che sai anche come interagire con chi pretende di leggere il pensiero tuo e di altri, la vita diventa ogni giorno più piacevole!


Scopri come migliorare il tuo potere personale!


Segui la via delle soluzioni se vuoi goderti la vita

La via delle soluzioni

La via delle soluzioni
Quando parliamo facciamo molta confusione, a volte i nostri messaggi sono poco chiari per chi li riceve, e poco importa se sono chiari per noi.

Ad esempio, mi è capitato qualche giorno fa di parlare con qualcuno che mi ha detto:

Non hanno avuto rispetto!

Detta così sembra che il poverino sia stato vittima di un torto, qualcuno lo ha trattato male. Ma, sapendo come funziona il discorso delle mappe che non sono la realtà, ho ritenuto di approfondire e ho chiesto:

Cosa intendi di preciso per rispetto? Cosa non è successo che invece ti avrebbe fatto sentire rispettato?

La risposta mi ha gelato il sangue:

Beh, ho detto che avevo un problema sul lavoro e nessuno ha fatto niente

“Niente? Proprio niente?” Mi sarebbe venuto da rispondergli, ben sapendo che erano stati allertate diverse persone, ed erano diversi giorni che si stava cercando una soluzione al problema che aveva sollevato la persona in questione.

Quindi essere rispettato per te significa che se hai un problema sul lavoro i tuoi colleghi, e anche i tuoi fornitori, devono lasciare perdere ogni attività che stanno svolgendo e correre da te da diversi paesi d’Italia entro poche ore?

Credo che anche il più egocentrico dei personaggi, messo di fronte a tale dato di realtà (o almeno di realtà condivisa dalle altre persone in causa) possa riuscire a cogliere che il problema non è il rispetto da parte degli altri, ma il livello un po’ assurdo della sua pretesa.

E che dire quando qualcuno ti dice:

Ho bisogno di aiuto

A volte capita che le persone dicano questo, magari pronte a lamentarsi se subito dopo non ricevono un aiuto che però non hanno chiarito cosa sia. In questo caso, per evitare a loro di entrare nello schema della vittima lamentosa, e a noi di subire tale lamento, la cosa migliore è, di nuovo, fare chiarezza dicendo:

Cosa posso fare per aiutarti?

In questo modo ci si concentra su quanto di concreto è possibile fare, lasciando perdere ogni deriva lamentoso-vittimistica-rivendicativa, che crea solo dolore, malumore e fastidio.

Mi capita spesso di avere persone che si lamentano, e per prima cosa, con il massimo rispetto per il loro fastidio gli chiedo:

Cosa vorresti che succedesse di diverso?

e anche

Cosa stai facendo perché succeda qualcosa di diverso?

Aiuta le persone intorno a te a guardare dalla parte delle soluzioni e a lasciare perdere la via della lagnanza fine a se stessa 😉


Scopri come migliorare il tuo potere personale!


Il modello linguistico di “precisione”

Metamodello di precisione

Metamodello di precisione
Nell’osservare i venditori di successo i primi ricercatori di programmazione neuro linguistica avevano notato che usavano uno schema molto potente nella gestione delle obiezioni: quando veniva detto loro la classica frase temuta da tutti i venditori del mondo, cioè:

Il suo prodotto è interessante, ma è troppo caro

loro non si scomponevano, ma capivano che c’era qualcosa che il loro cliente ancora non aveva capito, quindi semplicemente chiedevano:

Troppo caro rispetto a che cosa?

[bctt tweet=”Troppo caro rispetto a cosa?” username=”@paolosvegli”]

Comprendi il mondo del tuo interlocutore

In sostanza questa domanda consente all’interlocutore di chiarire com’è fatta la sua mappa della realtà, e al venditore di capire come pensa il suo potenziale acquirente.

Se riesco a capire il “troppo” a cosa è dovuto, magari riesco a farti capire che ci sono molti motivi per cui in realtà il mio prodotto è addirittura meno caro di quello della concorrenza.

Ma devo sapere come mai a te sembra caro, ovvero devo capire com’è fatta la tua mappa, e quindi te lo devo chiedere nel modo giusto.

Ma non è che questo modello funzioni solo se sei un venditore professionista, funziona anche se sei un normale essere umano che si relaziona con gli altri. Infatti ogni tanto trovi chi ti dice cose tipo:

Gigi è il migliore

Ok, capisco che Gigi per lui sia bravo, ma sono sicuro di aver capito bene cosa intende il mio interlocutore? E lui stesso, avrà le idee chiare al riguardo?

C’è solo un modo per scoprirlo: chiedere, e chiedere secondo questo schema linguistico.

Gigi è migliore di chi?

Questo consente, a noi e anche a chi ha parlato, di capire il senso di quello che diciamo: siamo a livello del torneo del condominio o del campionato nazionale?
Ma anche:

Gigi è il migliore a fare cosa? Di preciso?

Il modello linguistico di precisione

Questo modello linguistico è appunto chiamato anche da qualcuno “modello di precisione”, perché si concentra sul fatto che spesso la nostra comunicazione non è chiara (nemmeno a noi stessi) e quindi renderla più precisa ci consente di capire meglio quel che diciamo.

Io stesso posso percepire Gigi come il migliore in assoluto, ma se mi fermo un attimo posso capire che in realtà è il migliore di quelli dell’ufficio, e solo a fare certe cose, quindi non ha senso pensare di proporgli di fare altro a livelli troppo elevati, forse è meglio cercare fuori dall’ufficio quel che mi accorgo non esserci dentro!


Ti è mai capitato di riflettere su affermazioni di questo tipo? Condividile nei commenti! Grazie e al prossimo martedì 😉


Scopri il mio corso base di PNL!