Pensa a ciò che vuoi e ottienilo

[bctt tweet=”Se non definisci ciò che vuoi, otterrai ciò che non vuoi.” username=”@PaoloSvegli”]
Quando sono ai corsi, chiedo sempre alle persone:

Qual è il tuo obbiettivo?

E spesso la risposta è: “——–”
E quindi faccio una domanda più potabile che è:

“Cosa vuoi che succeda?”

Cosa vuoi che succeda da questo corso, cosa vuoi che succeda nella tua vita.

E allora si comincia a pensare.

Ed è proprio questo pensare che genera i risultati che avrai.

Detto in altre parole, ciò che succederà nella tua vita dipende da ciò che tu hai pensato che possa succedere nella tua vita, pensaci!

Se vai in vacanza in un posto che per mille motivi non hai scelto tu, per la fidanzata, per la bimba, per la mamma… e pensi che sia un posto noioso, dove non ci sono cose belle, ti porti da casa qualcosina da fare per ripararti dalla noia.

Ma se vai in vacanza convinto di andare in un posto straordinario, pieno di opportunità, allora approfondirai fino in fondo tutto quello che puoi fare e penserai mmm allora mi servono le pinne, mi serve la maschera, mi serve una cosa per far le riprese sott’acqua, devo leggere questo, quello, quell’altro, ti stai organizzando per ottenere quello che desideri.

Nell’altro caso ti sei comunque organizzato, ma per ottenere quello che non desideri.

Così funziona la nostra vita: se vuoi ottenere qualcosa che ti piace comincia a pensare a cosa ti piace, perché ciò a cui pensi più spesso ti darà gli stimoli, gli strumenti, la strada,
per arrivare ad avere quello che vuoi.

Ciò a cui pensi più spesso ti farà venire in mente cosa ti serve per arrivare a realizzarlo.

Quindi, puoi metterti lì, immaginare cosa vuoi e non pensare assolutamente a come ottenerlo in questo momento, pensa solo a cosa vuoi per te nella tua vita e continua a pensarci tutti i giorni e lascia che arrivino i pensieri con gli strumenti. Vai a cercare le storie di chi queste cose le ha avute e ti divertirai un sacco a far la strada per arrivarci 😉


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Quanto ti costa buttare via le cose?

Uomo sommerso dalle cose da buttare via

Uomo sommerso dalle cose da buttare via

La fatica di buttare via le cose

L’altro giorno un mio cliente in un’azienda mi ha detto:

“Non riesco a fare ordine tra tutti i documenti che ho!”.

Facendogli qualche domanda abbiamo capito che il problema principale non era mettere ordine, era pretendere di conservare appunti, schede clienti, depliant e informazioni di ogni tipo raccolti in 25 anni di lavoro!

Ovviamente la mole di materiale è tale che se non butti via niente non riuscirai mai a tenere ordine (a meno che tu non disponga di uno spazio paragonabile a quello di una biblioteca e del tempo di una bibliotecaria per gestire tutti i dati).

Quindi il problema è riuscire a buttare via.

E cosa ci impedisce di buttare via le cose? Beh, di solito il fatto che pensiamo che ci possano tornare utili, che possiamo di nuovo in un modo o nell’altro averne bisogno, e trarre un vantaggio dall’averle conservate.

Il meccanismo con cui abbiamo visto funzionano tutti gli esseri umani è sempre quello, corriamo via dal dolore e andiamo verso il piacere. Quindi fino a quando l’idea di buttare via qualcosa automaticamente mi fa fare un pensiero tipo: “E se mi servirà?”. È come se mi chiedessi: “Quanto mi può costare buttare via?”.

Ovviamente se penso a quanti problemi posso avere nel fare una certa azione mi vengono in mente solo i problemi che possono sorgere, il segreto è quello di farsi anche la domanda opposta cioè:
[bctt tweet=”“Quanto mi costa non buttare via?”” username=”@PaoloSvegli”]

Quanto sono essenziali le cose che non vuoi buttare via?

Quando mi comincio a chiedere quanto mi costa non buttare via allora mi vengono in mente tutti gli sforzi che devo fare ogni giorno per districarmi in mezzo a mucchi di carte che si frappongono tra ciò che mi serve veramente e ciò che non mi serve e non mi servirà mai (tranne particolari eccezioni).

Quindi ogni volta che stai per conservare qualcosa non ti chiedere solo: “Mi potrà servire ancora?”.

Chiediti anche:

“È essenziale?”.

E se la risposta è no, buttalo via e ripensa a quante volte hai rimpianto di aver buttato via qualcosa rispetto alle tante volte nelle quali ti accorgi che non trovi quello che ti serve veramente solo perché è in mezzo ad un mucchio di roba che “forse un giorno potrebbe servire”…


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Dai il meglio di te sotto pressione

Dai il meglio di te sotto esame

Ci sono stati da poco gli esami di maturità e questa cosa mi fa sempre pensare a come negli esami non sia facile riuscire a performare al meglio.

Io odiavo gli esami, quindi mi è venuto in mente che ieri la mia bimba che ha 13 mesi stava mangiando una prugna e Francesca mi ha detto:
“Guarda, controlla che non si mangi anche il nocciolo”.
Io stavo mangiando il mio cocomero e ogni tanto buttavo un occhio alla bimba.
A un certo momento la vedo che ha in mano la buccia della prugna e dico:
“Dove l’ha messo il nocciolo?”.
Cerca cerca cerca, non c’è.
Al che ho fatto “hugh!” e poi l’ho guardata.
L’ho guardata un po’, sorrideva tutta contenta, dico:
“Vabbé, sembra che anche se se l’è inghiottito…” “Ma non è da qualche altra parte?”… No, non c’era.
Il nocciolo se l’era inghiottito. E ho detto:
“Ok, problema 1: la bimba sta bene, risolto. Problema 2: adesso lo devo dire alla mamma”.
E vado di là. E lavo le mani alla bambina, tutto bene e mi dice:
“Ah che bella bimba”, e dico: “Eh vero? …anche se si è mangiata il nocciolo della prugna…”.
“Come? Il nocciolo della prugna!?”.
E si è arrabbiata un casino con me, e ha detto:
“T’avevo detto…”
“Guarda lo so, è andata così, mi sembra che stia bene…”.
“Eh ma adesso c’è il semino e può fare un buco…”.
“Guarda facciamo così, qualunque cosa dovremo fare la faremo meglio tenendoci nel nostro meglio. Facciamo che intanto vado a vedere in internet che cosa dice su questa cosa”.

E 3 minuti dopo la questione era risolta, perché dappertutto c’è scritto che i bambini se mangiano noccioli di semi poi li espellono e risolvono la questione senza problemi. Questo è un tema molto interessante e anche molto collegato agli esami. Perché tutte le volte che noi siamo chiamati a dare il nostro meglio non basta avere studiato. Pensaci. Se sai cento cose ma ne usi due fai una performance peggiore di chi sa tre cose ma le usa tutte e tre.

Ecco, la nostra abilità di saperci mettere nel nostro meglio, serve per saper trovare veramente come esprimere quello che c’è, non solo, ma anche come evocare quello che ancora non c’è. E’ un tema molto interessante… e riuscire a performare oltre quello che ci ricordavamo di sapere è decisamente un tema potente.

Quindi, che cosa puoi fare? Be’, puoi cominciare a capire che per fare risultato una cosa fondamentale è centrarti, è metterti nel tuo meglio. Tendiamo a farlo normalmente: a volte chiacchierare con qualcuno ci aiuta, a volte ascoltare una musica, una canzone ci aiuta a centrarci. A volte ci ricordiamo di farlo però, e a volte no.

Allora nota quali sono i momenti nei quali ti riesci a centrare, ma soprattutto nota come lo fai perché poi sarà molto interessante essere in grado di replicarlo tutte le volte che ne abbiamo bisogno. E se hai dei suggerimenti interessanti, hai trovato qualche strumento carino, be’ condividilo, dillo anche a noi, scrivilo qui sotto, in modo che tutti quanti possiamo scambiare esperienze che ci rendono tutti il nostro meglio.

Quindi:

  1. nota quando ti sai mettere nel tuo meglio.
  2. Nota cosa fai per metterti nel tuo meglio.
  3. Comincia a pensare a come lo puoi utilizzare anche in contesti nei quali invece non riesci a performare perché non riesci a metterti nel tuo meglio.

E poi condividilo.

Ah, dimenticavo. Grazie! Grazie per il seguito che date, grazie per condividere e invito a farlo ancora di più per dare più valore a tutti quanti su Facebook, You Tube, Instagram e Snapchat. Creiamo valore e rendiamo più bella la nostra vita.


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Quanto impegno hai messo per cambiare le cose?

Uomo che si lamenta

Uomo che si lamenta

Ieri parlavamo di formazione con un amico e lui a un certo punto mi ha detto: “Eh, bello questo concetto, in effetti fa proprio la differenza, io avevo anche un libro in cui è spiegato molto bene, ma purtroppo il libro l’ho prestato e non me lo hanno più restituito…”

Allora io gli ho chiesto:

“Tu cos’hai fatto per fartelo restituire?”.

“No ma sai, certe persone sono fatte così, non sono affidabili, non si ricordano…”

“Ok, capisco” gli ho risposto “ma ti avevo chiesto cos’hai fatto per fartelo restituire, se il libro è tuo, ci tieni, e glielo hai prestato, la cosa prevede che te lo restituiscano, o anche che tu te lo faccia restituire”.

“No, ma dai, è che certe cose o le capisci o non le capisci”.

Mi ha detto lui sconsolato.

“Insomma Luigi, hai fatto niente per farti restituire quel libro o no?”.

La risposta non è difficile da indovinare, Luigi (che poi non si chiama Luigi) non ha fatto niente per ottenere quello che voleva, e sai perché? Perché in questo caso il piacere di avere qualcosa di cui lamentarsi supera il piacere di riavere il libro. E anche perché il dolore di dover chiedere supera il dolore di stare senza libro.

È uno schema abbastanza frequente, in effetti, come tutti gli schemi ci consente di stare meglio, almeno nell’immediato.

In effetti tutte le volte che ci lamentiamo di qualcosa che non va ci stiamo dicendo che non possiamo farci niente, che dipende dagli altri, che noi “siamo a posto” e che non dobbiamo fare niente.

[bctt tweet=”Non lamentarti se le cose non vanno come vuoi, agisci per cambiarle!” username=”@PaoloSvegli”]

Molto comodo nell’immediato, molto pericoloso sul lungo termine, perché noi diventiamo bravi a fare quello che ripetiamo più spesso, e in questo caso diventiamo bravi a trovare le scuse per cui non agire, a trovare i motivi per cui i nostri problemi non dipendono da noi, risultato: ci lamenteremo di molte cose e ci sentiremo incapaci di cambiare quello che succede intorno a noi.

Questo non vuole dire che possiamo sempre cambiare le cose intorno a noi e farle diventare come vogliamo, ma che almeno, prima di lamentarci che non funzionano dobbiamo fare un tentativo per farle funzionare!

Ci possiamo sempre chiedere:

“Ho fatto tutto quello che valeva la pena fare per cambiare questa cosa?”.

Se la risposta è no, possiamo agire, se la risposta è sì… puoi leggere l’articolo “Quando la fatica supera il gusto” 😉


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A chi hai dato il telecomando delle tue emozioni?

Da chi dipendono i tuoi risultati?

Ieri ero a un corso di vendita avanzato e uno dei corsisti mi ha detto: “Eh, perché il mio problema, ciò che mi impedisce di raggiungere gli obiettivi, di non essere nel mio meglio è che ho delle distrazioni, delle interferenze: quello che mi chiama, il cliente arrabbiato, la mamma che mi chiama tutti i minuti per dirmi qualcosa”.

E io ho detto: “Ah, ok quindi sono loro che ti impediscono di raggiungere i tuoi obiettivi…”.
“Eh sì!” Mi risponde.
E io dico: “Ok e che cosa potresti fare?”

“Ah ma dipende da loro”.

E io ho detto: “Ah, sai qual è la buona notizia se dipende da loro? È che non devi fare niente. Sai qual è invece quella cattiva? Che NON CI PUOI fare niente”.

Quindi se vuoi che la tua felicità e i tuoi risultati dipendano da te, bisogna che cambi un po’ la posizione. Il che vuol dire capire, prima di tutto capire, rendersi conto, osservare che nessuno da fuori può farci provare un’emozione, può portarci da qualche parte senza il nostro permesso, senza il nostro contributo.

Pensaci: come ti accorgi, come puoi sapere se quello che vivi dipende da te o dipende dagli altri? Se i tuoi risultati, se la tua felicità, il tuo stato d’animo di ogni momento, lo hai lasciato a qualcun altro se o lo guidi tu? Perché sarebbe interessante saperlo no?

Allora, cosa possiamo fare?
Intanto faccio una domanda semplice:

[bctt tweet=”A chi hai dato il telecomando delle tue emozioni?” username=”@PaoloSvegli”]

Facciamoci questa domanda e cominciamo a notare che ci sono delle persone che hanno su di noi un potere e cominciamo a chiederci: ma questo potere chi glielo ha dato? Ma soprattutto chi te lo può togliere?

Perché la cosa interessante è che, visto che glielo abbiamo dato noi, noi possiamo decidere di riprendercelo.
E un modo interessante e immediato per cominciare a vedere la differenza è proprio il modo nel quale parliamo, perché come parliamo rappresenta come pensiamo.

Cominciamo a notare quando diciamo “Tu mi fai arrabbiare” o “Loro mi impediscono questo” o “Il capo mi ha fatto questo o mi ha fatto quello” e cominciamo a riprenderci in nostro potere da lì e diciamo: “Quella cosa che ha fatto Tizio, Caio o Sempronio io l’ho vissuta così”, perché cominciamo a dirci che siamo noi che filtriamo quello che succede da fuori e che poi determiniamo come ci sentiamo dentro.

Quindi!

  1. Nota qualche situazione nella quale non ti senti come vorresti.
  2. Nota se pensi che dipende da qualcosa di fuori, che ti è successa, dove non sei protagonista.
  3. Riprenditi il tuo potere e comincia a cambiare la linguistica notando che tu e solo tu puoi aver cambiato questa cosa.

Non star qui solo ad ascoltare: pensa e poi agisci.
Scrivi… potresti scrivere qualcosa qui sotto e portare avanti un po’ di interazione in modo da riuscire a rendere ancora più potenti i tuoi risultati.

Continua a nutrire il meglio di te e al prossimo giovedì!