Jugaad innovation

Oggi parliamo di come ci sia un modo di innovare che viene dall’India e si chiama Jugaad innovation, che sia molto interessante proprio come approccio mentale al fare le cose.

Ciao, com’è andata? Scrivilo sotto.

Jugaad innovation, è un termine che ormai è diventato molto figo, ne parlano, ci scrivono libri professori universitari, in realtà la parola jugaad in indiano vuol dire “accrocchio”, tradotto più o meno liberamente, ma insomma, quello è il concetto perché il jugaad per eccellenza è un vecchio motorino con dietro un vecchio carretto.
Nessuno dei due funziona separatamente, ma se li metti insieme vanno. E risolvono il piccolo problema di portare in giro della frutta. Un piccolo furgoncino indiano.

Allora cosa c’entra questo con il nostro modo di pensare?

Facendo un po’ rima con il concetto del perfezionista che non ottiene risultati, ci possiamo accorgere come quando hai un approccio jugaad, cioè che costruisci l’accrocchio che ti serve subito con i pochi strumenti che hai e che ti fa avere un risultato non perfetto, ma simile a quello che ti serviva, allora stai funzionando jugaad.

Dall’altra parte, all’opposto, troviamo invece il funzionamento “del grande piano”, perché se devo risolvere un problema ci devo pensare, devo parlare con lo specialista, consultare diverse cose e poi
solo dopo un bel po’ di tempo riuscirò a produrre il risultato che di solito è sempre migliorabile e a volte addirittura non funziona.

Quindi qual è l’idea del jugaad? È prendi, fai, flessibile, semplice e veloce. Poi sai che è da migliorare. Sai che è un esperimento e pensa quanto siamo potenti tutte le volte che sperimentiamo.

Tutte le volte che sappiamo che quello che facciamo può essere visto come un esperimento, dove quindi il risultato è ottenuto per il semplice fatto che ho qualcosa da sperimentare.

Può funzionare bene, benino o anche male e l’esperimento è riuscito comunque.

“La vita è una serie infinita di esperimenti”

Questa è di Gandhi, non di Steve Jobs. Quindi possiamo pensare operativamente a come rendere un sacco di cose che stiamo facendo più flessibili, più snelle, più veloci, grazie al fatto di dire:

“ok, è un esperimento, vediamo come va”

Sperimentiamo con cose che non sono la nitroglicerina e non succederà niente di irreparabile. Dopo potremo sempre migliorare. Quindi divertitevi a sperimentare concedetevi di sperimentare e godetevi tutti i risultati.

Ah, mi raccomando, condividete, scrivete, interagite, creiamo una rete molto jugaad ma molto bella di crescita.


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L’imperfezione efficace e la perfezione sterile

Oggi vediamo come si possa essere molto efficaci anche senza essere perfetti. Ciao, come è andata?

Cos’hai messo in pratica delle cose che ci siamo detti? Hai bisogno di andare a vedere qualche video vecchio, o te lo ricordi? E se te lo ricordi l’hai scritto, non l’hai scritto?
Aspetta, ferma il video.

Scrivilo e poi torna qua, sennò quello che vedi non servirà a un tubo.

Mi ha scritto un ragazzo dicendo che su You Tube (lui pubblica video su You Tube) non riesce più a mettere niente.
Fa i video, si guarda il materiale, se lo guarda, se lo riguarda, se lo riguarda, ci lavora… e poi lo butta via.
Lo conosco questo schema. Lo chiamano “blocco dello scrittore” (una volta si scriveva solo).

Il problema è quando cominciamo a pensare che quello che facciamo debba essere perfetto per uscire e cominciamo ad alzare i nostri standard al punto da darci fastidio.

Eh sì, perché finché tu alzi gli standard e questo ti stimola a fare qualcosa di meglio… bingo. Ma quando alzi gli standard e li metti talmente alti da non riuscirli a raggiungere e il risultato è che non fai niente, eh, allora non abbiamo fatto un grande affare.

L’esercizio che vi potete allenare a fare per uscire da questo blocco e che può riguardare qualunque delle cose che facciamo… Perché non facciamo solo video su You Tube fortunatamente, ma prepariamo relazioni organizziamo viaggi, andiamo a cena con le persone, ah no ancora no perché non sono pronto. A me capita della gente che mi dice

“non sono ancora pronto per lavorare con te”.

Ok, se tu fossi pronto non ne avresti bisogno forse, quindi?

Quindi l’idea è: mettiamoci nella condizione di accettare il fatto che quello che faremo non sarà perfetto.

Però capiamo che se l’abbiamo fatto con una buona intenzione e tutto il nostro impegno forse merita di essere condiviso con gli altri.
Più usciamo dal nostro delirio di onnipotenza e di perfezione, più riusciremo a portare valore al resto del mondo.

Quindi buon divertimento nello scoprire le cose che puoi lasciare arrivare, senza che siano perfette.

E raccontatemi come sono andate le vicende.


Ah, non vi dimenticate di seguirmi sui social network, ci sono un sacco di video imperfetti, meritevoli di essere visti, pieni di spunti, di cose da fare. E sarà quel fare lì che farà la differenza.


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Hai imparato a imparare?


Oggi vediamo come sia possibile imparare in qualsiasi situazione o come sia impossibile imparare in qualsiasi situazione.
Ciao, com’è andata?

Sì, che cosa hai messo in pratica delle cose che abbiamo visto? E che cos’è successo? Scrivilo qui sotto per favore così ci alimentiamo a vicenda e tutto cresce e migliora.

Avete presente quelli che sanno tutto? Quelli che qualunque cosa gli dici, gli racconti, loro ci son già stati, l’hanno già fatta, l’han già vista, ne hanno già trovata una migliore, quelli che… insomma quelli che sanno tutto loro. Bene, per loro oggi io ho una cattiva notizia.

Tutti quelli che sanno già tutto hanno un problema: non possono imparare più niente.

E questo ci aiuta a fare un passaggio interessante che è quello di capire quand’è che impariamo.

Quand’è che siamo in condizioni di aggiungere conoscenza a quella che già abbiamo?

Be’, siamo in condizione di aggiungere conoscenza tutte le volte che siamo aperti, che siamo curiosi, che abbiamo voglia di confrontarci con quello che ci viene detto.
Perché effettivamente è proprio questa la fregatura che prendono quelli che sanno già tutto. Perché non ascoltano più e quindi non hanno nessun arricchimento.

E chiunque può avere un arricchimento, qualunque maestro può imparare da qualunque allievo, perché molte delle cose che fa l’allievo gliele ha insegnate il maestro e le sa già fare, ma c’è sempre quel qualcosa in più che qualcuno può aggiungere.

Ecco, oggi la sfida diventa questa: cominciamo a osservare intorno a noi quante situazioni ci sono dove noi diciamo “lo so già”, e smettiamo di ascoltare. E, in quante di queste situazioni invece ci possiamo mettere lì un po’ più curiosi e aperti e dire:

“Hm, fammi capire meglio, spiegami un po’ meglio, aiutami ad approfondire”.

Ascoltiamo, notiamo e vediamo cosa ci possiamo portare a casa di più rispetto a quello che sappiamo già. Questo è un atteggiamento che porta ogni giorno, in ogni situazione a imparare cose. E ci aiuta a crescere sempre. Giorno dopo giorno.

Quindi, continuate a sperimentare, continuate a condividere e… buon divertimento!