Fatti le domande giuste per parlare in pubblico efficacemente! #3

Non so a cosa stai pensando in questo momento, ma so a cosa starai pensando tra dieci secondi.

Semplicemente perché ti chiedo una cosa: “Cos’hai mangiato ieri sera a cena?”.
Mentre mi rispondi, stai pensando a cos’hai mangiato ieri sera a cena.

Dici: “ah per forza, me l’hai chiesto”.

Ecco perfetto, esattamente per questo. Quindi le nostre domande guidano la nostra mente.

E quindi quando ti trovi a parlare in pubblico ti puoi fare tante domande. Ti puoi chiedere: “ma perché mandano sempre me?”, oppure “ma perché devo stare davanti alla telecamera” o “devo parlare con queste persone?”.

E queste sono le domande che non ti faranno sentire bene e che ti metteranno in quella condizione di fastidio nello stare davanti alla gente.

Viceversa, ti puoi chiedere:

“Come faccio a divertirmi mentre riesco ad affascinare queste persone?”.

“Come faccio a godermi veramente lo show? Come faccio a godermi questo momento e a rendere straordinaria questa esperienza per queste persone? Cos’ho di straordinariamente importante da dire loro?”.

E nel momento nel quale ci facciamo queste domande il nostro cervello va esattamente dove serve che vada.

Si porta in uno stato di ricerca di situazioni funzionali al risultato che vogliamo.

Le risposte saranno tipo:

“Ok, mettiti nel tuo meglio. Ok, va tutto bene, trova i tuoi argomenti e ricordati che questi hanno bisogno di te. Ricordati che gli stai dando valore, ricordati che puoi accettare di rimanere senza parole, ma non puoi accettare di non dirgli queste cose importanti”.

Quando allinei questi due concetti, come tieni il tuo corpo e dove mandi a cercare la tua mente, ecco entri in uno stato molto interessante che io chiamo di inarrestabilità felice.

E quando sei inarrestabile in maniera felice stai proprio bene e, qualunque cosa tu abbia in mente di dire alle persone arriverà.

Arriverà perché supererà ogni vuoto mentale, ogni paura, ogni difficoltà, semplicemente perché sai che puoi accettare di avere il vuoto, babababababa, “non mi ricordo”, ok.

Puoi accettare quei momenti lì, ma non puoi accettare di non arrivare con i concetti importanti che hai alle persone.

Quindi sorridi, metti il tuo corpo in condizione, chiediti perché è così importante che quello io devo dire arrivi a queste persone.

Chiediti: “come faccio a affascinarle?”. Lascia che il tuo cervello ti mandi le risposte e goditi i tuoi risultati.

Buon divertimento!

Nel prossimo video parleremo di come usare la voce per riuscire a essere estremamente efficaci divertendoci in pubblico e… se ti piacciono questi flash di video gratuiti che fanno la differenza be’, visita la pagina: public speaking video 😉

Parlare in pubblico: stato emotivo e postura #2

Qual è la differenza che fa la differenza per parlare in pubblico efficacemente divertendosi? E sottolineo “divertendosi”?

Adesso lo vediamo. Divertendoci.

Dunque, quali sono quei piccoli dettagli, quegli accorgimenti, quei modi di pensare che fanno sì che i risultati che otteniamo siano veramente di livello top, e quindi ci consentano di fare la differenza rispetto a tutto il resto?

Molto strana la domanda che ci poniamo, il nostro cervello ci porta le risposte:

“non mi interessa fare un bel risultato se devo soffrire”.

E quindi, cos’è che ti fa stare bene davanti a una telecamera o davanti a mille persone parlando e raccontando ciò che vuoi che arrivi a loro? Primo passaggio da fare è sul nostro stato emotivo. Come ci sentiamo qua? Sul lavoro sullo stato emotivo un ruolo d’eccellenza ce l’ha la nostra postura.

Il modo nel quale teniamo il nostro corpo.

Il nostro corpo trasmette continuamente al nostro cervello informazioni e il nostro cervello elabora queste informazioni sapendo che se il nostro corpo sta in un certo modo e il nostro viso sta in un certo modo, il messaggio è:

“Va tutto bene”.

Se il nostro corpo sta in questo modo, un po’ più chiuso e il nostro viso sta un po’ più teso, non sorridente, il nostro cervello capisce che c’è qualcosa che non va.

Quindi, passaggio numero uno: metti il tuo corpo in condizioni di trasmettere al tuo cervello “Va tutto bene”.

E quindi piedi alla larghezza delle spalle, quasi paralleli, anzi mettili proprio paralleli e poi allarghi appena appena di un centimetro i talloni.

Saprai che hai fatto la cosa giusta quando sentirai, grazie a questo allargamento, le tue anche aprirsi un po’ e la tua schiena andare in postura dritta automaticamente.

Molla le ginocchia e ti metti in una postura che è solida e al tempo stesso flessibile. Capace di resistere, ma soprattutto è in grado di trasmettere solidità.

La schiena ripeto è diritta, le spalle sono aperte e i gesti sono di apertura. Sono di accoglienza, sono i gesti con i quali tu vorresti essere accolto da qualcuno che sta parlando con te.

Allo stesso modo il viso. Gli occhi sono negli occhi e se, come in questo caso, parli con una telecamera, nell’occhio. Stanno lì, perché è lì che noi raggiungiamo le persone.

E se hai tante persone le guardi. Guardi i loro occhi a turno, tutti quanti, facendo questo sorridi e sorridendo ripeto il tuo cervello sente “ok” e te la godi.

Ti metti in condizione di dare il tuo meglio facilmente.

Metti in condizione il tuo inconscio di fare emergere tutto il meglio che c’è.

Quindi, mettiti in postura, rilassa le spalle, lascia le ginocchia, sentiti bello dritto, accogliente, sorridi.

Pronto a dire tutto quello che vuoi per affascinare il tuo pubblico. Buon divertimento!

Ok, nel prossimo video vediamo quali sono altri strumenti per metterci in condizione di dare il nostro meglio in pubblico e, ah dimenticavo!

Se ti piace quest’idea dei video corsi, piccoli e gratuiti, naviga il mio sito e ne troverai degli altri.


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Parlare in pubblico efficacemente divertendosi #1

Perché un video per parlare in pubblico efficacemente divertendosi? O per parlare nella telecamera efficacemente divertendosi?

Perché oggi come oggi tutti se non parlano in pubblico parlano con la telecamera.

Quindi è meglio saperlo fare, così ti diverti di più e funzioni meglio.

Ok, come si sta davanti a una telecamera o davanti a un pubblico e si riesce a comunicare in maniera efficace, io aggiungo divertendoci, perché quando ci divertiamo siamo più efficaci.

È fondamentale saperlo fare perché è fondamentale oggi come oggi saper comunicare e il fatto di comunicare molto di più tramite dei mezzi non semplifica la cosa. Quindi bisogna saperla fare ancora meglio.

Lavoreremo in maniera interattiva: io farò delle cose tu farai delle cose e, grazie a questo, non solo riuscirai ad avere un risultato migliore immediato e ti sentirai meglio e la gente ti capirà meglio, avrai una migliore interazione con il tuo pubblico. Ma anche, avrai quegli strumenti che ti consentiranno di migliorare automaticamente.

Cioè avrai quella chiave di lettura che ti consente, guardando la gente fuori, di capire perché una persona ti piace, non ti piace e quindi poter replicare gli aspetti che fanno la differenza rispetto alla comunicazione che tu vuoi riuscire a dare quando parli in pubblico.

Sono Paolo Svegli, sono un coach aziendale, trainer di programmazione neuro linguistica e ho nella mia esperienza parlato in pubblico tantissime volte fin da quando ero studente.

Quando ero studente alle superiori o a ingegneria, mi sono trovato a parlare con tanta gente, con l’associazione studentesca sono stato fino al Consiglio d’Europa a parlare in pubblico e quindi ho avuto modo di sperimentare che cosa fa la differenza nel parlare in pubblico.

Se ti interessa l’idea, se ti piacciono questi mini corsi allora puoi navigare il mio sito e trovare altri mini corsi e altri strumenti per il miglioramento personale e l’efficacia personale e la crescita come persona e come azienda.

www.paolosvegli.it, adesso cominciamo.


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Come gestire i tempi in riunione

Estratto dal videocorso “Riunioni Efficaci”

Corsista

“Domanda: se sono io che sto portando avanti l’argomento e vedo che sono molto indietro, non riuscirò mai a rispettare i tempi, come si può fare a risolvere questo…”.

Paolo

“Guarda, questa cosa si risolve a monte. Io se so che ho venti minuti per fare il mio intervento bisogna che mi prepari a dire quello che devo dire in venti minuti. Poi diventano 22? Ci gestiremo, non sarà la morte di nessuno, ma molto indietro mi fa pensare che ho 20 slide e quando sono passati diciotto minuti sono alla numero due.
Hei, già me ne potevo accorgere ai dieci minuti che ero alla numero uno. Ma forse me ne dovevo accorgere a casa mia che quelle venti slide lì le provi un po’.
Io ci sono dei temi nei quali dico che potrei parlare appeso a testa in giù con la testa sott’acqua. Va bene. Sono anni che ne parlo, ne parlo trenta volte all’anno, ammetterai che dopo trecento volte li riesco a gestire così. Li allungo li accorcio, li alzo, faccio quel che voglio. Ci sono temi, situazioni, dove mi metto lì e devo cronometrare perché io sono il primo a non sapere come funziona. Ale lo sa perché l’abbiamo fatta molte volte insieme, anche con Francesca, mi sono messo lì e mi sono chiesto, ma quanto ci vuole a fare questa roba? Boh. Lo devo sapere, sennò può darsi che succeda quella roba lì”.

Corsista

“E’ un errore di programmazione iniziale”.

Paolo

“Sì è un lavoro di programmazione. Poi, oh, ogni cosa ha il suo costo. Cosa mi costa a me stare nei tempi? Non lo so, quanto ti costa non starci?
Se non starci ti costa zero perché la gente comunque è contenta di starti ad ascoltare che siano cinque minuti o che siano centocinquantacinque finito. Se ti costa nel senso che poi la gente non ti ascolta, va via, si incazza e tutta una fila di robe, hei, vuol dire che ti devi prendere il tempo per stare nei tuoi tempi, così da essere efficace dopo”.

Corsista

“Se sono al Duca D’Aosta e mi costa trecento euro all’ora in più faccio già qualche considerazione”.

Paolo

“Sì, guarda, è il minore dei costi quello lì, in realtà per come la vedo io. Perché il maggiore dei costi è sempre sulle persone, perché quando hai perso la credibilità nei confronti delle persone, altro che trecento euro. Ovvio che la credibilità ce la giochiamo per minchiate. Il timing è un aspetto fondamentale perché non sempre ci rendiamo conto che è l’unico metro sul quale la gente ci può misurare di sicuro“.