aSpunti per il tuo viaggio

 

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“aSpunti per il tuo viaggio” non è solo un libro, è un progetto che ha come obiettivo quello di sostenere chiunque si renda conto che stiamo tutti viaggiando, anche se molti non lo sanno o non sanno verso dove… Il viaggio è la nostra vita, questo progetto ha come strumenti un libro da cui partire, che ci dà dei riferimenti sulla struttura del nostro viaggio, e che si articola in quattro parti:

CONSAPEVOLEZZA (clicca qui)
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Se non sai dove ti trovi

 

non potrai tracciare la rotta

 

per andare da nessuna parte.

Ma sapere dove ci troviamo implica il fatto di farci qualche domanda, anche scomoda…Dal libro: Spesso preferiamo distrarci, pensare ad altro di “più importante” che non guardare in faccia la NOSTRA realtà.

Quanto tempo passi con te?

Spesso trascuriamo la persona più importante della nostra vita, l’unica senza la quale non si può vivere… noi stessi!

Rimango spesso stupito quando ci emozioniamo, ci preoccupiamo, ci interessiamo ad eventi che sono migliaia di chilometri LONTANO da noi, e sui quali possiamo incidere ben poco, mentre non ci interessiamo a ciò che succede DENTRO di noi, nel nostro cuore, nel nostro stomaco, nei nostri nervi, nella nostra mente, eventi sui quali invece possiamo incidere molto di più. Se volessimo giocare al “gioco del perché” e volessimo trovare un motivo per questo comportamento sarebbe anche abbastanza facile… se inconsciamente sappiamo che una cosa è scomoda, allora troviamo modo di occuparci di una che sembra più comoda.

In fondo è più facile, anche se apparentemente doloroso, vedere in televisione due ore di approfondimento sull’ultimo terremoto o tragedia umanitaria, ci sentiamo chiamati a rispondere, a dare il nostro contributo. Ci sentiamo “belle persone” perché ci interessiamo agli altri e vogliamo aiutarli, ma è così una buona idea non interessarci a noi e non aiutare noi stessi? Mi fa venire in mente quei genitori che vanno a fare volontariato in parrocchia lasciandosi dietro figli che si sentono soli e non visti.

Non ascoltare noi stessi significa anestetizzare ogni ferita emotiva, ogni situazione difficile da gestire nella nostra vita… così troviamo chi si interessa della sciagura, dona i suoi soldi per la ricostruzione, ma non parla con il proprio fratello da vent’anni. O chi sa benissimo tutti i risvolti dell’ultimo scandalo socio-economico-politico, ma non sa ancora come chiedere di uscire alla persona che ama.

Ogni persona è libera di girare la propria testa nella direzione che vuole, di distrarsi, di farsi sedurre da ciò che desidera, l’unica cosa che trovo buffa è che spesso si desideri maggiormente essere distratti dalla propria vita che VIVERE PIENAMENTE. Infatti, a mio avviso, vivere pienamente richiede la CONSAPEVOLEZZA, di cosa stiamo vivendo, dal punto di vista fisico, mentale ed emotivo, non a caso nel libro “aSpunti per il tuo viaggio” ho messo esercizi che ci riportano ad essere consapevoli del nostro corpo, della nostra mente, delle nostre emozioni.

 

RESPONSABILITA' (clicca qui)

Le persone responsabili

 

sono quelle che accettano

 

di essere loro stesse

 

a determinare il proprio destino.

Decidere di essere responsabili significa SCEGLIERE di vedere ed accettare la nostra volontà di stare di fronte agli impegni delle nostre vite di tutti i giorni, invece di pensare che siamo “costretti” a starci da situazioni che non possiamo controllare in nessun modo.
(approfondimento in internet – siamo schiavi o eroi?).

Si decide quindi di ESSERE ResponsAbili, quando si DECIDE che la nostra VITA dipende da noi.
Quando smettiamo di lamentarci per ciò che ci succede, ma ci impegniamo a FARCI SUCCEDERE quello che desideriamo veramente.

(La Responsabilità segue la consapevolezza e precede le scelte)

Chi si sente responsabile vede il mondo diversamente: vede più lavoro da fare per sé e meno scuse per ciò che non è ancora come desidera, vede più cose da fare e meno cose di cui lamentarsi.
In questo modo alla fine produrrà molti più risultati, ma non per strane alchimie di fisica quantistica, banalmente perché in ogni situazione, decidendo di non voler essere vittima di ciò che gli succede intorno, ma protagonista di ciò che vuole veramente, AGIRA’, FARA’ cose che gli consentiranno di cambiare la situazione.

Depende… de que depende? De segun como se mire todo depende…

Dipende?.. da cosa dipende? Dipende tutto da come si guarda…

Sei vittima di un’ingiustizia? Sono stati cattivi con te?

Può darsi, a volte nella vita ci può succedere anche questo.

La differenza però nella TUA vita la farà il prossimo passo che farai: passerai il tempo a lamentarti di come il destino è stato crudele con te o, passato un momento di sfogo, ti rimboccherai le maniche?

A volte mi è servito molto ricordarmi che: “se le cose non sono andate come desideravo, non è detto che non stiano andando per il meglio…”

Questo è un pensiero che dà speranza, che ci può attivare, a prescindere dalla situazione.

Entrare nello schema della VITTIMA è una tentazione invitante, ci fa sentire bene subito, ci mette nel confort di chi non deve fare nulla, solo ricevere consolazione dagli altri (che a volte potrebbero riflettere sull’efficacia del ruolo di consolatori perenni…)

Entrare nello schema del PROTAGONISTA ci fa sentire più dolore e più fatica, sappiamo che lì “ci tocca fare”, “tocca a noi”, e, a volte, gli altri per “proteggerci”, ci dicono pure “stai attento”, “non ti stancare”, “non pretendere troppo…”

Ricordiamoci che spesso le persone non ce la fanno nemmeno a vedere la possibilità di non essere vittima, perché non vedono la SPERANZA.
Ma ognuno di noi riflette un pezzo di speranza delle persone che incontra, con le quali fa anche solo un breve pezzo di strada.

Ogni scelta di responsabilità o di paura che facciamo non cambia solo la qualità della nostra vita, ma anche delle persone intorno a noi, dandogli la possibilità di crederci, di sentire che è POSSIBILE, CHE SI PUO’ FARE, si può SPERARE, che vale la pena ESSERE RESPONS-ABILI.

Nessuno può farci provare un’emozione senza il nostro permesso.

Peccato che se non ci accorgiamo di cosa sta succedendo non possiamo nemmeno decidere se dargli il permesso o no.

Anche un viaggio di migliaia di chilometri è cominciato con un primo passo, a cui ne sono seguiti tanti altri, a volte nella direzione giusta, altre volte con la necessità di tornare indietro o di correggere la rotta, ma ogni giorno c’è stato un passo.

Quindi fai il tuo primo passo, poi ogni giorno decidi quando farai il successivo.

 

SCELTA (clicca qui)
Scegliere significa decidere di correre un rischio anziché un altro.Infatti, come abbiamo ampiamente visto nel libro, ogni scelta comporta un rischio, e l’illusione di poter non correre rischi non scegliendo è inesorabilmente destinata a dissolversi, spesso in modo doloroso.Quindi spesso aiuta un modo di porre la questione di fronte a noi in modo chiaro, per capire bene quali sono i rischi che corriamo in ogni scelta e quelli che non vogliamo correre.È come dover scegliere se portare l’ombrello in una giornata nella quale non piove, ma che si preannuncia piovosa. Se porto l’ombrello sono sicuro di non bagnarmi anche se più tardi pioverà, e se non lo porto rischio di bagnarmi. È anche vero che se porto l’ombrello dovrò occuparmene, trasportarlo, averne cura, riporlo… Insomma come tutte le decisioni avrà i suoi pro e i suoi contro.

Imparare a scegliere spesso significa solo saper porre la questione in modo chiaro.

Cosa sono disposto ad accettare? Cosa non sono disposto ad accettare?

In sostanza in questo esempio posso mettere la questione in questi termini: “Posso accettare di bagnarmi, ma non intendo accettare il fatto di dover portarmi dietro per tutta la giornata quest’ombrello”. Ovvero il dolore (certo) di prendermi cura dell’ombrello è superiore del dolore (possibile) di potermi bagnare.

Viceversa potrei pensare: “Posso accettare di portarmi dietro l’ombrello tutto il giorno, ma non posso accettare di bagnarmi”.

La cosa buona è che non c’è nessuna scelta giusta o sbagliata a priori, l’unica cosa è che dobbiamo già aver deciso di ESSERE RESPONSABILI delle nostre scelte (v. capitolo precedente) e quindi esercitare la nostra RESPON-ABILITA’.

Il coraggio di essere responsabili si sostanzia nel momento della scelta, perché è in quel momento lì che recidiamo il cordone ombelicale, è in quel momento che ci togliamo alcune possibilità e ne teniamo solo altre.

“Posso accettare di morire, ma non posso accettare di trovarmi tra molti anni a guardare indietro e a dirmi che non ho provato fino in fondo a difendere la mia libertà”.

DECIDERE QUALE FUTURO VOGLIAMO CHE CI SIA DETERMINA GIA’ IN QUALE PRESENTE STIAMO VIVENDO.

Scegliere significa accettare di percorrere una strada senza saper fino in fondo dove ci porterà.

Possiamo immaginare con cura cosa potrà succedere, prepararci ad ogni eventualità che ci si potrà parare davanti, ma solo quando saremo lì sapremo veramente cosa ci riserva il destino, cosa abbiamo determinato con la nostra scelta.

Al tempo stesso scegliere significa decidere cosa vogliamo che sia vero, significa decidere come vogliamo che sia fatto il nostro futuro, significa decidere di giocare per andare in una certa direzione anziché in un’altra.

Significa dire: “Posso accettare di non riuscire ad arrivare dove ho scelto di andare, ma non posso accettare di non aver fatto tutto quello che potevo per andarci”.

Di nuovo ci aiuta pensare a quello che potrebbe succedere se le cose “andassero male”, ovvero se andassero diversamente da come desideriamo.

IL GIOCO DI DONALD TRUMP PER LE SCELTE

Pare che Donald Trump, multimilionario americano, esperto d’investimenti, prima di prendere ogni decisione importante valuti il costo massimo da sostenere se la scelta presa non andasse a buon fine. Una volta capito quanto si sta rischiando di perdere si chiede: “Sono disposto ad accettare il rischio di questa perdita, per tentare di ottenere questo risultato?”.

Possiamo fare questo gioco anche noi: “Voglio accettare di poter perdere questo, per andare ad ottenere quello?”.

E tu, cosa sei disposto a perdere?

Perché se non sei disposto a perdere NIENTE per la tua scelta, allora ciò che hai scelto NON VALE NIENTE…

“Cosa sei disposto a perdere?”

Chi sta pensando di sposarsi con qualcuno rischia di perdere la sua “libertà” da molti punti di vista, ma si fida di sé (anzitutto) e della persona che sta scegliendo per la vita.
Chi sta pensando di fare un progetto rischia di fallire, di avere problemi di mille tipi, ma si sta fidando di sé, e delle persone con le quali sta facendo questa scelta.
Quando ammettiamo le nostre paure nel fare le nostre scelte diventiamo più forti nell’affrontarle, anzi sono proprio le paure che danno senso e importanza a ciò che facciamo.

Questo modo di pensare mi ha aiutato molto quando ho preso le scelte più importanti della mia vita: “Sono disposto ad accettare di tornare a chiedere al mio ex-capo di riprendermi, ma non sono disposto ad accettare di non giocarmela fino in fondo per fare la differenza nella salute mentale della mia famiglia”.

Questo è stato quello che mi sono ripetuto tante volte quando, avendo appena cambiato lavoro per studiare pnl, per applicarla nel quotidiano che ci vedeva confrontarci continuamente con i problemi di salute mentale di mio fratello e non solo, mi trovavo in difficoltà economica.

Mi ripetevo continuamente “L’importante nella vita è sapere perché stai facendo le cose”.

Quando è chiaro il perché il come non è mai un problema. (A. Robbins)

Personalmente so di aver fatto una buona scelta quando, pensando di affrontare la nuova realtà che mi porta la nuova decisione, mi posso dire serenamente “posso accettare di fallire nel realizzare questo progetto, ma non posso accettare di vivere senza aver provato fino in fondo a realizzarlo”.

Ti auguro di scegliere sempre quello che ti fa sentire abbastanza in difficoltà da capire che ti stai giocando una partita importante per la tua vita, stai rischiando e vivendo alla grande, perché l’alternativa è che non ci giochiamo niente di importante, e stiamo alla finestra della nostra vita a vedere passivamente “cosa succede”, e questo non lo chiamerei vivere, ma morire lentamente (come descritto piuttosto bene nella poesia qui sotto).

Lentamente. Lentamente muore

chi diventa schiavo dell’abitudine,

ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,

chi non cambia la marcia,
il colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi fa della televisione il suo guru
chi evita una passione,
chi preferisce il nero sul bianco e i puntini sulle “i”

piuttosto che un insieme di emozioni,

proprio quelle cose che fanno brillare gli occhi,

quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno,

chi non si permette, almeno una volta nella vita,
di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,

chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio,

chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna

o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,

chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,

ricordando sempre che essere vivi richiede uno sforzo di gran lunga maggiore

del semplice fatto di respirare.

Soltanto l’ardente pazienza

porterà al raggiungimento di una splendida felicità.

(Liberamente tratto da “A morte devagar” di Martha Medeiros)

 

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