Come trovare il lavoro perfetto per te

Oggi parliamo di come si trova lavoro.

Anzi, il lavoro che ti piace.

Mi capita ogni tanto che la gente mi chieda:

“ma come si fa a trovare il lavoro che ti piace?”

Bene, diciamo una cosa, intanto per cominciare, che io non mi occupo di Career Coaching o robe del genere, quindi non posso darti una risposta tecnica. Ti dò una risposta molto più logica e di atteggiamento. E l’atteggiamento è questo.

Se vuoi trovare un lavoro che ti piace, comincia a fare un lavoro, anche che non ti piace. Perché quello che osservo è che se tu lavori succederà che qualcuno ti vede lavorare e magari gli viene voglia di assumerti per fare qualcosa.
Se invece non lavori, stai a casa tua a guardare la televisione, nessuno ti vede lavorare e a nessuno viene in mente di assumerti. Questa è la prima cosa, banale? Può darsi, però funziona.

La seconda cosa è quella che, se tu lavori, magari scopri che cosa ti piace di un lavoro anziché di un altro e puoi definire meglio quello che è il tuo vero lavoro dei sogni. Ma se tu non lavori e stai lì solo ad aspettare che qualcuno ti comunichi che ha proprio scelto te tra le decine di curriculum che gli sono arrivati, allora può darsi che tu stia cercando un lavoro che non sai nemmeno se ti piace.

Uno dei consigli che dò quando arrivano dei ragazzi che dicono:

“Mah, io non so…”.

Io dico:

“Comincia”.

Comincia da qualche parte. Non puoi saperlo, puoi deciderlo, ma non puoi deciderlo se non hai fatto un minimo di esperienza, quindi parti e vai a raccogliere la frutta.

Eh, cercano un sacco di gente per raccogliere la frutta. Lo hai mai fatto? No. Ti sei laureato? È lo stesso, io da laureato ho fatto una raccolta della frutta, il baby sitter, il telemarketing, tutta roba che non richiede grandi studi, ma che mi ha dato, al di là di qualche competenza, che magari non mi gioco più, ma mi ha dato la consapevolezza di che cosa mi piace fare e di cosa non mi piace fare.

Dopo è più facile trovare il lavoro dei tuoi sogni.

Buon divertimento! Ciao ciao.

Il tuo team sa imparare?

Da cosa si distingue un team che sa imparare?

Ciao, come prima cosa fai sempre i compiti. Tu li hai fatti?
Hai sperimentato? Hai messo in pratica le cose? Se no mi domando, come fai a imparare?

Ma a parte questo, che è un modo carino per chiederti sempre com’è andata e cos’hai applicato, per sapere se un team sa imparare c’è un parametro molto interessante che è come reagiscono le persone quando gli fai notare le cose.

Perché alcune persone dicono:

“ah, non è colpa mia”. “Ah sì, questa cosa è così però non è colpa mia”.

E l’obiettivo è: mi chiudo, mi difendo, evito il problema e scarico a destra e a manca.

Questo team non imparerà mai.

Perché questo team non si confronterà mai con la realtà.

Una cosa che invece rende un team in grado di imparare è quando tu gli fai notare le cose e gli dici “come mai questa cosa è così?”. E uno dice “ah, ok. Cerchiamo di capire”.

E la gente si mette in discussione dicendo:

“hm, forse mi sono dimenticato un pezzo io? Forse ho fatto una cosa che non andava bene?”.

Non ho paura, mi apro, mi confronto, perché so che l’obiettivo non è scoprire di chi è la colpa. L’obiettivo è scoprire come facciamo a crescere, e l’obiettivo di crescere e di imparare lo raggiungi solo quando ti confronti.

Quindi la prossima volta che vai a dire a qualcuno: “Hm, come mai questa cosa è così?”.

Uno: usa un criterio un po’ garbato, in modo che la gente non si senta la mazzata qua sul collo.

Due: guarda come ti risponde. Perché se ti risponde partendo con le scuse digli:

“scusami se ti stavo aggredendo, l’obiettivo è capire come possiamo migliorare”.

E quindi da lì capirai se la tua squadra ha voglia di imparare e se sta veramente imparando.

Perché imparare non vuol dire “ho capito”, imparare vuol dire che la prossima volta farò una cosa diversa, e c’è un po’ di differenza.

Sperimenta, clicca mi piace, condividi e ci vediamo al prossimo giovedì!

Visto che sei un pezzo del mio team, ricordati di iscriverti al canale You Tube.

A quale livello è il tuo team?

Ciao!

Oggi parliamo di team.

Vuoi sapere quanto è in forma il tuo team? Guardiamolo insieme.

Allora, i team hanno quattro livelli di qualità.

A livello zero la gente si fa i fatti suoi. Neanche sa niente degli altri, non gliene può proprio fregare di meno.

A livello uno le persone del team si riconoscono, sanno chi sono e un po’ si parlano, ma si ferma lì.

Poi c’è un livello due, nel quale le persone non solo si parlano, ma sono in grado e sono attente ai risultati gli uni degli altri e si dicono quando sono stati bravi, si fanno i complimenti. Si battono quella pacca sulla spalla che fa lavorare meglio tutti. Ma non è il livello più alto.

Il livello più alto è i terzo livello e al terzo livello le persone del team non si riescono solo a parlare e a dire in particolar modo le cose buone. Si sanno dire anche quelle non buone, si sanno anche dire

“Hm, da te son sicuro che posso ottenere di più, so che sei meglio di così. So che lì non hai dato il tuo meglio”.

E questi non sono visti né come intrusioni né come fastidi, sono visti come stimoli per crescere. Questo è un grande team.

Ora, hai riconosciuto dov’è il tuo team? Hai visto come sei messo? Vuoi farlo crescere? Comincia a far parlare le persone, comincia a metterle in condizione di riconoscersi e di capire una cosa fondamentale: che quell’obiettivo comune si raggiunge solo quando tutti insieme si lavora come una cosa sola. Un nuovo sistema.

Buon divertimento e al prossimo giovedì!

Già, visto che sei un pezzo del mio team, ricordati di mettere mi piace, di condividere e di iscriverti al canale You Tube.

Quando sapere è non potere

Ciao, sapere le cose ti aiuta o a volte ti danneggia? Vediamo un po’…

Hai fatto i compiti? Hai messo in pratica qualche cosa? Hai fatto un po’ di esperimenti? Bravo. Non lo hai fatto? Vallo a fare va’.

Oggi ti racconto una storia che è interessante, è un pochino più lungo questo video del solito, ma vedrai che vale la pena. La storia è questa.

Stamattina, mentre aspettavo Alessandro per fare i video, dico “vabbé mi vado a fare la barba” e visto che il nonno è uscito e ha portato la bimba all’asilo io dico “ok, abbiamo aperto il portoncino esterno, chiudo la porta interna a vetri e dò un giro di chiave”. E lascio la chiave nella toppa.

Io ho pensato, sta’ a vedere che il nonno quando arriva e ha la chiave, vede la chiave nella toppa e pensa:

“Osta, non posso entrare perché c’è la chiave nella toppa”.

Perché quando lascio chiuso il portoncino di fuori è esattamente così, se lascio la chiave dentro tu non entri. Quando è chiusa solo la porta dentro, se anche c’è la chiave dentro, giri e quindi puoi entrare.

Mi sono fatto tutto questo ragionamento e mi sono detto, ma guarda com’è interessante, sembra proprio l’esempio di quando tu, sapendo una cosa, hai più problemi a farla che se non sapevi niente. Bah, lo scrivo. E ho scritto un titolo tipo Quando sapere è non potere e poi sono andato a farmi la barba.

Dopo un po’ suona il campanello, chi è? Il nonno. Cosa fa? È rimasto fuori e mi dice “oh aprimi”. Io dico: “ma c’hai le chiavi”. Lui dice: “sì ma ci sono le chiavi nella porta”. Io: “sì ma quella interna si apre lo stesso”. Lui: “Oh”. Prova ed entra.

Ho previsto tutto, gli ho fatto vedere quello che avevo scritto e poi son tornato a farmi la barba. E intanto ho pensato:

“Hmm, ma guarda un po’, è proprio vero che molte volte è meglio non sapere che non puoi fare le cose, piuttosto che saperlo e non provarci neanche”.

Questa è la fregatura: a volte sapere ci mette in condizione di dire:

“È inutile provare”.

È come dire:

“So che c’è un muro e non posso andare dall’altra parte”.

Ma hai provato a vedere se il muro è 80 cm di mattone o 10 cm di cartone dipinto? Son due muri un po’ diversi eh. Che danno due risultati molto diversi se vuoi andare dall’altra parte.

Quindi mettiti lì, pensa, renditi conto di quanto quello che fai ogni giorno può essere migliore e a volte lasci perdere il fatto che sai già che non si può fare. A volte provare a ragionare come se fosse già possibile, ti dà dei risultati decisamente più interessanti. Prova, ci sono delle prove che costano veramente niente e vale la pena di farle.

Prova e racconta com’è andata. Racconta qui sotto qualche episodio nel quale aver saputo qualche cosa ti ha impedito di ottenere i risultati che volevi. Proprio perché semplicemente non ci hai proprio più provato. Lo sapevi già che non funzionava…

Metti mi piace, condividi, dì com’è andata, togli le chiavi dalla porta per sicurezza se vuoi fare entrare il nonno e alla prossima! Ciao ciao!


Impara da oggi a Vendere il tuo Valore


Non guardare questo video, fai qualcosa

Ciao! Allora com’è andata? Ecco, non hai fatto i compiti neanche stavolta.

Ma che cosa ti serve guardare tutti questi… quanti milioni di video ti guardi, a parte i miei? Spegni, cambia canale, clicca da un’altra parte.

Vai a vedere una cosa piccola, magari, però falla. Perché se no si chiamano vacanze mentali.

Va bene lo stesso eh, uno dice “sai cos’è? Mi metto davanti alla televisione e guardo quello lì che dice delle cose, mo’ che sia Montemagno, mo’ che sia Pirulino, dice delle cose e dopo, ah dopo mi sento meglio”.

Basta essere consapevoli, è come mangiare il gelato, sei consapevole, hai mangiato il gelato. Se pensi che dopo che hai mangiato il gelato sei dimagrito eh allora potrebbe essere un problema.

Quindi smetti di guardare il video o decidi di fare qualcosa.

Magari potrebbe essere tra le due l’opzione più interessante. Qualunque cosa, qualunque cosa che ti porti un risultato, che ti avvicini di un po’ a quello che ti piace.

Se quello che ti piace è non fare niente, con uno che parla e ti dice che devo fare delle cose e continuare a non far niente allora stai andando alla grande, complimenti.

Scrivilo qui sotto: “ma che cosa mi piace fare che mi faccia star bene e diventare sempre più la persona che voglio?”.

Alla prossima, se farai i compiti.

Ah, non ho fatto i compiti io, dimenticavo, bisogna che ti dica che devi condividere, sennò che li faccio a fare i video se li guardiamo io e te e basta? Scrivi due commenti per favore sennò Alessandro mi diventa pazzo, metti mi piace, se no come faccio a sapere che ti piace?

Ciao! E seguite il canale You Tube, Venezia ci fa un baffo a noi…

Come puoi vivere il tuo sogno se ti supera il raccomandato?

Come fai a vivere il tuo sogno e ottenere quello che desideri se ti supera il raccomandato?

Allora, ho visto un video da poco, che è stato invece fatto diverse settimane fa, che era una video risposta al “Pensa ciò che vuoi e ottienilo”.

E intanto ringrazio pubblicamente Saverio di aver fatto questo video perché i temi che mette giù sono molto interessanti. E che riguardano proprio il fatto che:

“eh, pensa quello che ti pare, ma se trovi quello che ti frega, perché è raccomandato (ma io dico anche se non è raccomandato), perché è più bravo, perché ne ha di più, perché tu sei nato nel posto sbagliato, ecc., tu come fai a vivere il tuo sogno e ottenere quello che desideri se ti supera il raccomandato?”.

Tra parentesi, Saverio è un ragazzo di Taranto che fa video su You Tube da oltre mille giorni, dimostrando una costanza e una perseveranza veramente potenti. Invidiabile.

Ok Saverio, questo tema per me è centrale, è nel cuore. Io credo che dobbiamo ricordarci che la cosa più importante è “VIETATO CALPESTARE I SOGNI” ed è vietato che gli altri ci calpestino i sogni e quindi vietiamoci anche a noi stessi di calpestare i nostri sogni.

Perché se lasciamo che siano i fatti che succedono a spegnere gli entusiasmi per ciò che vogliamo veramente, probabilmente non siamo così convinti di poter ottenere, di poter realizzare, di poter vivere ogni giorno quel sogno.

Perché il sogno non è quando pianto la bandierina in cima alla montagna. Il sogno è tutti i giorni quando sento di fare un passo avvicinandomi alla montagna e, sinceramente, non so se arriverà qualcuno che invece ha preso la funivia e arriverà sul cucuzzolo a piantare la bandierina prima di me.

Quello che so è che quello che voglio vivere è il mio sogno passo dopo passo. E allora come Richard Branson, che è uno di quelli che se vuoi ce l’ha fatta, ma non è obbligatorio che finiscano tutte così le storie, credo che sia più importante che ognuno di noi abbia il suo sogno in mano e sappia che è il suo e lo viva un po’ tutti i giorni, piuttosto che essere sicuri di arrivare a piantare la bandierina di un risultato che magari non è neanche quello che vuoi veramente.

Quindi la consapevolezza che dipende solo da noi, nessuno ci può rubare il sogno. Qualcuno ci può fregare il posto, ma nessuno ci può rubare il sogno.

Quindi chiunque può commentare questa cosa, so che potrebbe accendere delle reazioni anche abbastanza forti… benvenuti tutti, fa parte della nostra crescita. Del nostro confrontarci. E… anche a te Saverio, com’è andata?
Cambiato qualcosa negli ultimi tempi? Mi farebbe piacere sentirti di nuovo.

E, se volete, fate come Saverio, usate i video per rispondere, così ci parliamo vis a vis, come dicono quelli che parlano bene.

Al prossimo video!

BHAG! Realizza i tuoi obiettivi più incredibili

Big Hairy Ambitious Goals, ovvero obiettivi fotonici.

Una parola che sta diventando di moda, “fighetta”, è BHAG, come lo vuoi pronunciare, che vuol dire obiettivi veramente importanti. Che fanno un po’ tremare le ginocchia, che fanno un po’ sentire “wow”.

Nella Silicon Valley dei tempi d’oro, ma ancora adesso, una delle cose che stimola, attiva e distingue gli imprenditori che fanno la differenza, sono proprio questi obiettivi.

Gli obiettivi ambiziosi, ambiziosi al punto da essere incredibili.

C’è una regola che a volte utilizzano questi imprenditori: quando tu racconti il tuo obiettivo a qualcun altro e questo ti dice “uh, figo, ok” forse non è una buona idea andare per quell’obiettivo.

Ma se quando racconti il tuo obiettivo la gente ti guarda e ti dice: “eh? Sicuro? Mi sembra anche una roba un po’ fuori”. Ok. Allora è un buon obiettivo. Quali sono i tuoi obiettivi ambiziosi e fotonici.

Ti è mai capitato nella vita di avere obiettivi per i quali la gente ti ha guardato strano e ti ha detto “impossibile!”?

Prova a pensare e nota cos’è successo. Perché queste sono altre caratteristiche che possono fare la differenza.

Quindi scrivi qui, anzi, proviamo a fare una cosa, condividi questo video con una persona che tu sai vorrebbe avere un obiettivo BHAG o ha già un BHAG ma è un po’ perplesso sul suo stato di salute mentale. Ecco, mandaglielo, perché magari invece lo rassicuri e gli fai veramente fare la differenza.

Ciao ciao, alla prossima.

La mappa verso la felicità

Ciao sono Paolo Svegli!

E ogni giovedì troverai nel mio canale You Tube un video che ti parlerà di:

  • come ottenere un successo felice,
  • come guidare un’azienda verso un risultato sostenibile,
  • come vivere le emozioni che vuoi veramente nella tua vita e diventare il padrone della tua vita e delle relazioni che crei con le persone intorno a te.

Cosa invece non troverai?

Non troverai me che ti racconto che ho appena guadagnato un milione di euro negli ultimi quindici minuti e che se farai tutto quello che ti dico li guadagnerai anche tu entro due ore.

Non troverai me che giro in Ferrari o che sono a bordo di una piscina favolosa di una casa che non so di chi sia.

Invece, quello che potresti trovare, anche nella mia pagina Facebook, sono spunti e idee, strumenti che ci possono aiutare a costruire la mappa per il tuo viaggio, verso la tua felicità.

Quindi iscrivetevi al canale You Tube, mettete Mi piace sulla pagina Facebook e cominciamo a fare i primi passi del nostro viaggio.

Perché quest’anno è l’anno dei video e delle sviluppo personale.

“Ma chi l’ha detto?”

“Io”.

Anzi, lo facciamo più bello, perché quest’anno è l’anno internazionale… sai quando dicono quelle cagate… 🙂

Cerca la passione in quello che fai

Ciao, oggi vediamo come scoprire la tua vera passione.

Nello studio dei fattori di successo delle aziende il parametro fondamentale, quello che fa veramente la differenza è la passione, il fatto che gli imprenditori vivano la loro passione innanzitutto, perché troppe volte l’imprenditore rimane dentro il meccanismo e si perde il motivo per cui ha cominciato a fare impresa e quindi si perde il motivo della sua vera passione.

Ieri mi è capitato di lavorare con un cliente al quale quando ho chiesto qual è la tua passione, cos’è che ti appassiona, lui mi ha detto: “suonare la batteria”. E io ho detto: “va bene, che cosa di suonare la batteria ti rende davvero appassionato?”.

Appassionato vuol dire che non senti più la fame, appassionato vuol dire che non noti più il tempo che passa, appassionato vuol dire che sei veramente al cento per cento su quella cosa.

Be’, dopo un po’ di domande abbiamo scoperto che quello che è veramente la caratteristica della sua passione è creare situazioni coinvolgenti per le persone.

Un po’ diverso no? Perché se non sappiamo qual è la nostra passione facciamo fatica poi a trovare le cose che ci appassionano.

Quindi le domande sono:

  1. Che cosa ti appassiona? Quali sono le cose per le quali ti batte il cuore e che non smetteresti mai di fare e che ti danno energia mentre le fai?
  2. Che cosa rende così straordinaria questa tua passione? Cosa c’è lì che è veramente appassionato?

E cominciamo a selezionare, cogliere qual è la differenza che fa la differenza. Perché in questo modo riusciremo molto più facilmente a discernere tra ciò che mi piace e ciò che veramente mi appassiona.

Scopri cosa ti appassiona, rispondi a queste domande e poi scrivilo, condividilo e nota cosa succede di diverso dentro di te quando sei consapevole di qual è la differenza che per te fa la differenza.

A proposito di differenza, cos’è cambiato rispetto all’ultimo video? Che cosa, tra le cose che hai fatto succedere, ti ha dato il risultato migliore? Scrivilo qui sotto. Ciao ciao!

Continua a sperimentare e goditi il viaggio.

I cinque fattori più importanti per il successo del tuo business

Oggi parliamo di Success Factor Modeling, ovvero come possiamo utilizzare il successo che fa qualcun altro per realizzare il nostro?

Ciao, com’è andata? Cos’hai sperimentato e cos’è successo?
Successo che vuol dire che è accaduto, accaduto che ti sia piaciuto o non ti sia piaciuto, scrivilo qui sotto, confrontiamoci, lavoriamoci insieme, perché questo fa la differenza.

E a proposito di successo e differenza, oggi parliamo del Success Factor Modeling.

Il Success Factor Modeling è il modellamento dei fattori di successo. La programmazione neuro linguistica da sempre si chiede qual è la differenza che fa la differenza, ovvero quali sono le caratteristiche di qualcuno che riesce a fare cose straordinarie che possiamo prendere e riuscire a replicare nel nostro settore.

Questa ricerca sui fattori di successo delle imprese è partita da Robert Dilts, uno dei padri fondatori della programmazione neuro linguistica, e dal suo Dilts Strategy Group.
È una ricerca internazionale a cui io anche partecipo, sono l’unico partner italiano al momento, e ci occupiamo di andare nelle aziende e capire che cos’è che fa la differenza.
Andare a vedere qual è il modo di pensare che ha fatto sì che qualcuno sia riuscito a fare alcune cose e altre no.

Questo modello che è stato creato tiene conto di tutti i cinque fattori più importanti per il successo del tuo business:

  1. il primo dei quali è la passione,
  2. poi c’è il rapporto con i clienti,
  3. poi c’è il rapporto con il proprio team,
  4. poi c’è il rapporto con i propri stakeholder
  5. poi c’è il rapporto con i partner.

Vedere come in questi cinque ambiti si sono mosse le aziende che riescono a ottenere successo, dove il successo che è stato indagato non è solo un successo di bilancio, ma è un successo fatto del fatto di vivere le proprie passioni. Di un imprenditore che vive anzitutto la propria passione facendo quello che fa e poi crea valore per sé, per le persone intorno a sé e per il mondo.
Quindi, studiare i fattori di successo delle imprese per riuscire a vivere quel successo.

Scrivi quelli che sono i tuoi commenti, le tue considerazioni a riguardo e continua a interagire con i social in modo da riuscire a essere una community sempre più ricca e sempre più capace di fare la differenza.

A presto.