Ognuno fa il meglio che può con quello che ha

Fare il massimo con ciò che si ha

Fare il massimo con ciò che si ha

Ti ricordi che ogni scelta che facciamo è guidata dalla ricerca del massimo piacere possibile e del minor dolore possibile?

Uno dei presupposti della programmazione neuro linguistica è che ogni persona fa sempre le scelte migliori possibili.

Vuol dire che scegliamo sempre la cosa giusta? No, vuol dire che scegliamo sempre la cosa che ci sembra più giusta a partire dalle informazioni che abbiamo.

Facciamo il meglio che possiamo con le informazioni che abbiamo


Ognuno di noi ha delle informazioni sulla base delle quali prende le proprie decisioni, queste sono sempre le migliori possibili, cioè sono orientate al maggior piacere possibile e al minor dolore possibile per la persona.

Perché questo concetto può esserci utile nella nostra quotidianità?

Quando vediamo comportamenti che non ci piacciono e che non capiamo, possiamo prendere le distanze da quella persona, oppure cercare di capire sulla base di quali informazioni ha preso quelle decisioni e ha messo in atto quei comportamenti.

Se mi ricordo che alla base di ogni comportamento c’è un’intenzione positiva, ma che questa intenzione positiva poggia su certe informazioni, posso agire chiedendomi qual è la visione della realtà che ha questa persona.

I comportamenti sono condizionati dalle informazioni

Spesso diciamo che ci sono persone “cattive”, magari potremmo scoprire che si comportano in quel modo semplicemente perché le informazioni che hanno le conducono a quelle conclusioni.

Se, ad esempio, vedessi una persona che ruba potrei chiedermi cosa la porta a rubare, perché magari è il fatto di credere di non avere altra scelta nella vita, o magari invece è pensare che in fondo non c’è niente di male, visto che lo fanno anche molti altri in molti altri modi, o magari gli è stato semplicemente insegnato così… è una persona cattiva o è una persona con informazioni migliorabili?

Cosa vogliamo credere, che non cambieremo mai o che cambiando le informazioni disponibili i comportamenti delle persone (incluso noi stessi) cambiano?

No fallimenti, solo feedback

Feedback

Feedback

Ci sono convinzioni che aiutano le persone a raggiungere i propri obiettivi, e le chiamiamo perciò convinzioni potenzianti. Quali sono le convinzioni potenzianti della programmazione neuro linguistica?

Cioè quali sono i capisaldi che la programmazione neuro linguistica, e in particolare la scuola che fa capo a Robert Dilts, ha visto funzionare negli anni ed ha avuto riscontro pratico che fanno effettivamente la differenza nel raggiungere i propri risultati?

Oggi vediamo questa:

in comunicazione non ci sono fallimenti, solo feedback.

Ad esempio se volevo fare un complimento ad una persona ed essere simpatico, ma il risultato è invece che questa persona si mostra offesa o arrabbiata, questo è il mio feedback: volevo ottenere un sorriso o un accordo invece ho avuto un feedback di disaccordo.

Bene, questo feedback può essere considerato un fallimento, oppure semplicemente un messaggio.
Come ho scritto in Osa Sognare, un feedback è un fallimento solo se il mondo finisse oggi, ma avendo anche altri giorni a disposizione, possiamo usare quello che abbiamo imparato per raggiungere il nostro obiettivo.

Informazione vs Fallimento

Ma che differenza fa considerare il nostro risultato come “fallimento” piuttosto che semplicemente come “informazione”?

Nel primo caso mi sentirò fallito, nel secondo mi sentirò informato. Nel primo caso mi sentirò più triste e deluso (ho fallito), nel secondo più ricco di possibilità di farcela, in quanto ho più strumenti, le informazioni che ho ottenuto, appunto.

Quante volte dopo un no ci siamo fermati? E quante volte invece abbiamo saputo usare il no per capire come fare per avere un sì? I migliori venditori del mondo lo sanno, i no sono solo strumenti per ottenere dei sì, basta usarli bene, ed eventualmente chiedere delucidazioni.

Pensa a una situazione dove non hai ottenuto ancora quello che desideravi, dopo il primo no cos’hai fatto? Hai lasciato stare? O hai cercato di usare quest’informazione per preparare il prossimo passo?

L’allenamento alla gratitudine

Allenamento alla gratitudine

Allenamento alla gratitudine

Una cosa “normale” come il pensare al compleanno di mio babbo, mi fa ricordare che spesso non abbiamo tempo per notare le cose di cui godiamo e che diamo per scontate.

Come tutti i genitori anche i miei genitori mi hanno dato il loro meglio, che non vuole dire che hanno saputo fare tutto perfetto, che non abbiano commesso errori… a proposito, conosci qualcuno che non commette mai errori?

Certo che ci possono essere dei buoni motivi per essere arrabbiati con loro, come ci sono dei buoni motivi per essere arrabbiati con la maggior parte delle persone che conosciamo da un po’… nel senso che frequentandoci da molto tempo, vuoi che sia sempre andato tutto liscio?
Che non ci siano stati mai degli errori? Delle ingiustizie che abbiamo subito e dei problemi nei nostri rapporti?

Come allenarsi alla gratitudine

Di sicuro, se ci pensiamo bene, ci accorgiamo che in ogni rapporto che abbiamo con chiunque ci sono dei validi motivi per essere arrabbiati, ma è anche vero che ci sono dei validi rapporti per cui essere grati.

Bene, ognuno di noi vive nel mondo che pensa che esista, vive nel mondo che rappresenta dentro di sé, quindi se vogliamo vivere in un mondo più ricco di opportunità e di risorse, possiamo cominciare da subito a notare più spesso le cose belle che abbiamo nei rapporti con le persone e magari sapere che ci sono anche quelle meno belle, tenerne conto e sapere come gestirle.

Se so che una persona è permalosa ad esempio, sto attento a dire certe cose, ma se so che la stessa persona è generosa e gentile, noto questa sua bellezza e la ringrazio per questo…

Quante volte dici grazie?

Quanto spesso siamo andati dai nostri genitori a dire grazie di (grazie per la vita, per l’amore, per il sostentamento, per tutto ciò che ci hanno dato)? Quanto spesso ci siamo andati invece per lamentarci di qualche loro caratteristica che ci infastidiva?

Decidere com’è fatto il mondo non vuole dire vedere solo il bello, vuole dire usare la bellezza che c’è per avere l’energia di agire su ciò che non lo è.


E tu, come la vedi?

Il pensiero positivo

Il pensiero positivo è consapevolezza della scelta

Mi hanno sempre raccontato che appena nato, il primo giorno che mi portarono a casa dall’ospedale, mi svegliai nel cuore della notte e piangevo disperatamente.

La mia mamma cercava di calmarmi coccolandomi: forse avevo fatto un brutto sogno? Forse avevo caldo o freddo? Forse avevo fame?

Fu mia nonna fu che indovinò i segnali che stavo mandando a pieni polmoni… avevo sete!

Mi diedero un biberon di acqua e subito mi quietai, addormentandomi felicemente e lasciando altrettanto felicemente dormire tutti gli altri…

Ma come fai a sapere di cosa hai bisogno tu, se non ti fermi mai ad ascoltarti?

Decidi tu o decidono gli altri per te?

Il pensiero positivo è consapevolezza della scelta

Pensa per un attimo alle ultime scelte che hai fatto: andare in un posto o in un altro, scegliere di usare il tuo tempo per un’attività o l’altra, comprare una cosa o un’altra, mangiare una cosa o un’altra… quanto queste decisioni vengono da dentro di te e quanto vengono da fuori?

Quanto abbiamo deciso, e quanto “ci siamo trovati lì”?

Magari perché ci andavano gli altri, o perché “si fa così” o perché “è normale”

Hai scelto? E se hai scelto, in base a cosa? Hai passato un po’ di tempo ad ascoltare cosa volevi veramente per te?

Abbiamo la possibilità di darci quello che vogliamo. Non dimentichiamocelo mai.

Conosco persone che dopo aver passato anni a fare un lavoro che non gli piaceva, ma che vivevano come necessario a mantenere la famiglia che avevano voluto creare, hanno finalmente trovato il modo di fare ciò che desideravano veramente, ciò che le appaga.


Non sei convinto? Leggi il mio articolo sul Perché pensare positivo?


Usa il pensiero positivo per fare la differenza nella tua vita

E non sempre potremo realizzare al cento per cento il nostro obiettivo, ma credo che la differenza lo faccia il sentire che stiamo facendo il nostro meglio, dal punto dove ci troviamo, per andare dove vogliamo veramente.

Pensare positivo significa per me sapere che possiamo tendere in ogni momento della nostra vita verso ciò che per noi fa la differenza, verso ciò che vale veramente per noi.

Sapere che stiamo mettendo un piccolo mattoncino per realizzare il nostro sogno, che stiamo facendo un piccolo passo verso la meta più importante per noi: ecco cos’è il pensiero positivo.

Perché mantenere una mentalità aperta

Apertura mentale: nuove possibilità

Apertura mentale: nuove possibilità
Una delle citazioni attribuite ad Einstein che più mi piace è questa:

La mente è come un paracadute, funziona solo se è aperta!

Essere in uno stato di apertura mentale, senz’altro aiuta a vivere meglio qualunque situazione ci possa capitare nella vita.

Infatti molte volte ci chiudiamo rispetto a una situazione, dicendo:

Quella cosa poi no!

Ma così facendo non facciamo altro che ridurre le nostre possibilità.

Essere aperti e curiosi è l’atteggiamento che prelude alla scoperta, al salto di qualità.


In proposito puoi leggere anche: Come godersi le difficoltà


PNL: Dilts, Erickson e la curiosità

Mi viene in mente una storia che racconta spesso Robert Dilts (uno dei più grandi trainer e coach al mondo di programmazione neuro linguistica) riguardo Milton Erickson, che è stato uno dei più grandi ipnoterapeuti del secolo scorso.

Quando alla fine degli anni ‘70, da studenti di PNL, andavano a casa di Milton Erickson, a studiare le sue tecniche per capire cosa facesse la differenza nel creare rapport con tutti i suoi clienti e nel riuscire poi ad aiutarne tantissimi, gli facevano molte domande, tra le quali:

Dr. Erickson, come farebbe se si trovasse con una persona che ha questo problema?

Lui ci pensava un po’, poi rispondeva: “Non lo so”.
E alla domanda successiva:

E se avesse una persona con questa malattia?

Erickson, dopo averci pensato un po’: “Non lo so”.

Insomma, a fine giornata, nei loro quaderni degli appunti c’erano molti “non lo so”.

Quello che poi aggiungeva Erickson era ciò che faceva la differenza:

Ma sono molto curioso di scoprirlo!

Il suo “non lo so” non era quello desolato e disperato di chi si arrende, era quello curioso e aperto a tutto di chi esplora, di chi vuole proprio vedere come va a finire!

Allenati a generare soluzioni funzionali al tuo mondo

Molti di noi trainer di PNL, che usiamo questi strumenti anche nel coaching aziendale, ci troviamo di fronte a problematiche impegnative e, personalmente, ho notato che avere questo approccio fa la differenza sulla nostra capacità di generare soluzioni.

Pensa a come cambierebbe la tua realtà se, quando ti trovi davanti un problema fastidioso, invece di inveire e chiuderti, ti dicessi semplicemente sorridendo:

Sono molto curioso di vedere come affronteremo questa cosa.

E mantenendo questo atteggiamento di curiosità e apertura attirassi molte più idee funzionali alla tua situazione.


Inizia a sperimentare da ora, e raccontami i tuoi risultati!