Perché non raggiungi i tuoi obiettivi?

COSA FAI PER RAGGIUNGERE I TUOI OBIETTIVI?
Ti sembrano sempre lontanissimi o irraggiungibili?

Disegna, scalino dopo scalino, il percorso che ti farà raggiungere il tuo obiettivo, ACCENDI IL TUO POTERE PERSONALE!

Spesso le persone non ottengono i loro obiettivi per un motivo molto semplice: non hanno obiettivi.
Pensa a che cosa vuoi veramente, pensa ai tuoi sogni e trasformali in obiettivi.

Wow! Figo! E poi? E poi bisogna che li ritrasformi in altri sotto-obiettivi.

https://youtu.be/Hd6R_MANpPM

Ok, fatto. E poi?

E poi bisogna che cominci a disegnare la strada per arrivarci!

Questo significa vivere il sogno, questo significa camminare con piacevolezza godendosi il viaggio verso ciò che desideri.

Quindi passaggio fondamentale è riportare la nostra attenzione ai nostri obiettivi, ciò che veramente vogliamo per noi. E per fare questo è molto semplice, ti fermi, ti prendi un po’ di tempo per te, INVESTI un po’ di tempo PER TE e guardi, guardi cosa c’è che ti piace nella tua vita, con molta serenità, e guardi anche cosa c’è che non ti piace nella tua vita, con molta serenità.

E con molta determinazione ti dici:

“Ok vorrei una cosa diversa. Non ce l’ho, ma vorrei una cosa diversa. E da li cominci a disegnare il tuo obiettivo.”

Lo disegni e cominci a pensare a come raggiungerlo.

Fai il tuo percorso e poi prendi una sana abitudine, ogni volta che stai per far qualcosa ti chiedi: qual’è l’obiettivo di questa cosa? E quanto mi avvicinerà questa cosa al mio sogno, al mio obiettivo grande?

Fallo tutti i giorni, più volte al giorno, ogni volta che stai facendo qualcosa di specifico. E vedrai come cambia.

Goditi il viaggio!

Paolo.

Pensa positivo …e mettilo in pratica!

Era un po’ che ci pensavo, RCB, radio storica della Romagna si era trasferita a Faenza, aveva un motto (pay off direbbero quelli che “parlano raffinato”) che sento mio da sempre “Pensa Positivo”… quindi?

Quindi appena c’è stata l’occasione ci siamo “fiondati” subito in un bell’accordo di collaborazione, di partnership proprio direi… e così eccomi qua, in radio, di nuovo.

Sarò presente all’interno della trasmissione delle 9 della mattina, quella “di punta”, quella che si intitola proprio “Pensa Positivo”…

Pensa-positivo-radio-rcb

…e lo farò con uno spazio che si intitola “Pensa Positivo …e mettilo in pratica!”.

Sì, perché anche questo lo dico da anni, è meglio sapere 3 cose e metterle in pratica che saperne 100 e applicarne solo una. Allo stesso modo lo vedo tutti i giorni nel mio lavoro tra la gente, nelle aziende, avere 100 idee e realizzarne 1 produce molti meno risultati che avere 3 idee e metterle in pratica.

Quindi l’obiettivo del mio intervento in radio è quello, in pochi minuti con strumenti di coaching e di pnl, fornire spunti (qualcuno direbbe aSpunti) per fare un pensiero positivo e poi metterlo in pratica, metterlo nella quotidianità, fino a farlo diventare un’abitudine, fino a metterlo nei muscoli…

Perché è questo che poi fa la differenza, che trasforma la nostra vita, un passo dopo l’altro, in qualcosa che assomiglia alla vita che desideriamo, che trasforma noi stessi, un passo dopo l’altro, nella persona che vogliamo essere!

Puoi pensare che non si può fare, e non lo farai, o pensare positivo e cominciare a metterlo in pratica (ad esempio sintonizzandoti su RCB www.radiorcb.it… e poi magari scoprire un po’ alla volta che mettere in pratica pensieri positivi porta a risultati molto positivi… e può essere anche molto piacevole!

Tutti i giorni intorno alle 10…

Illudersi o crederci?

Non c’è più niente da fare. Non si faccia illusioni. Non si riprenderà. Che parliamo della salute di qualcuno, del mercato o di una qualunque altra situazione spesso si sentono dire queste frasi.

 

E le frasi hanno una loro logica, il nostro cervello ci preserva dal dolore di una delusione facendoci evitare di “illuderci”. Ma cosa significa illudersi? E qual è il limite di questa strategia di protezione dal dolore che mettiamo in campo spesso in modo inconsapevole? Di quante gioie ci priviamo per evitare di illuderci?

 

Illudersi dal dizionario significa: “Suscitare in qualcuno speranze prive di fondamento”, ma quante volte il cosi detto “fondamento” è stato superato dai fatti? E soprattutto come facciamo a saperlo prima?

 

Mi viene in mente la mamma di Robert Dilts, trainer di programmazione neuro linguistica, a cui fu detto di non farsi illusioni rispetto al decorso della sua malattia, ma lei se le fece, e si diede da fare un bel po’, e visse 12 anni oltre i sei mesi che le avevano detto, e senza i sintomi del tumore.

 

Al tempo stesso quante aziende vedo che potrebbero essere chiamate “illuse”, nel tentativo di superare i momenti difficili della crisi, a volte sembra più facile dire “non illudiamoci, salviamo il salvabile e buonanotte a tutti!”.

 

Ma è proprio in quei momenti lì che si fa la differenza, è proprio quando sembra che sia un’illusione ottenere un buon risultato, che crederci, invece di illudersi, cambia le cose.

 

Crederci non significa non vedere la difficoltà della realtà, ma al contrario, significa vederle molto bene, valutare cosa può succedere al peggio e saper accettare anche questa ipotesi, orientandosi poi con tutte le proprie forze verso il risultato che desideriamo.

 

Crederci significa dire, con una frase cara al campione di basket Michael Jordan: “Posso accettare di non riuscirci, ma non posso accettare di non essermela giocata fino in fondo”.

 

Nella nostra vita privata, nella nostra vita professionale, quante volte lasciamo andare via opportunità perché seguiamo la vocina che dice: “Non illuderti…”.

 

Quante volte potremmo invece semplicemente valutare cosa può succedere al peggio, attrezzarci per accettare questa ipotesi, e poi volare con tutte le nostre energie verso il meglio che desideriamo veramente?

 

Ovunque tu abbia deciso di andare… goditi il viaggio!

 

 


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Coaching Aziendale

Mi succede tutte le volte che sono in un’azienda, e credo che alla fine faccia la differenza nel lavoro di coach.

“Il capo non mi dice cosa devo fare!” “Non ho chiarezza sul mio ruolo!” “Non ottengo le risposte che voglio!”… Quante volte sento le persone lamentarsi (anche giustamente) di queste carenze in azienda.

A quel punto l’approccio del coach si svela con una domanda:

“Tu cosa puoi fare perché le cose migliorino?”

E’  una semplice domanda, ma porta le persone a trovare le risorse che hanno ma che spesso sottovalutano o dimenticano proprio di avere.

Perché se pensi che dipenda solo dagli altri tu assumi il ruolo di vittima, non puoi farci niente, e ti può fare sentire solo male.

In realtà abbiamo molto più potere di così (a meno che non decidiamo di rinunciarvi) ma per scoprirlo dobbiamo andarlo a cercare, guidati, appunto da una domanda.

Una domanda che ha come presupposto che TU possa fare qualcosa, una domanda che ha TE come soggetto attivo, e che indirizza la ricerca ad un’AZIONE per il miglioramento.

Azione! Sì, perché lamentarsi con i colleghi di quello che non funziona difficilmente porterà soluzioni e miglioramenti, mentre

AGIRE,concordando AZIONI che poi vengono messe in pratica può fare la differenza.

Che sia un diverso approccio comunicativo, un modo diverso di vedere le cose, l’attivazione di nuove risorse per affrontare la questione, ma possiamo sempre fare qualcosa per migliorare la situazione che non vediamo funzionale.

Tutto però nasce da una semplice domanda…

Ricordiamoci che ogni volta che ci troviamo di fronte ad un problema possiamo concentrarci su quanto disagio ci crea questa situazione oppure attivare la nostra capacità di affrontarla al meglio.

Poi possiamo scegliere di investire le nostre energie per lamentarci del problema con tutti, affermando il nostro ruolo di “vittima” oppure usare le stesse energie per decidere come affrontarlo, allenando il nostro ruolo di “protagonista”.

Buona scelta e buon divertimento!

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Il coaching e l’arte di fare la valigia

In questo periodo estivo in molti ci cimentiamo nell’arte di fare la valigia. Secondo me fare la valigia è un’arte, un’attività che richiede creatività e consapevolezza, per evitare di metterci ore e, al tempo stesso, evitare di non avere quello che ci serve a destinazione. In che modo possiamo essere più efficaci nel fare le valigie?

Mi faccio questa domanda da coach (di me stesso innanzi tutto) e da esperto di PNL. La nostra capacità di guidare la nostra concentrazione (focus) è chiamata in causa per prima.

La domanda che guida il nostro focus in questo frangente è semplicemente: “cosa mi può servire là?”. Diciamo che prevedere, immaginare le condizioni nelle quali ci troveremo aiuta molto a scegliere gli indumenti giusti. 😉

Questo esercizio di “focalizzazione”, di immaginazione e previsione va però gestito saggiamente, infatti dopo un po’ che continuo a concentrarmi su che cosa mi potrebbe servire sto creando i più incredibili scenari: “e se… piove?” (anche se sto andando alle Maldive) “e se… farà caldo?” “e se… mi sporco?” “e se…”

Estremizzare questo concetto non porta a niente di buono, sono entrato nel loop della “valigia perfetta”, quella che deve prevedere tutto, contenere tutto, che di solito non è mai finita, e non rientra mai nel peso e dimensioni previste!

La focalizzazione su “cosa mi serve” va gestita e contenuta entro limiti di tempo e spazio tali da rendere il risultato interessante: infatti se voglio fare la valigia “perfetta” posso metterci anche due settimane e così rischio di perdere l’aereo! Del resto il nostro cervello se riceve un input procede continuamente nel trovare risposte.

Quindi quello che possiamo fare è decidere anzitutto che tipo di risultato vogliamo (es. una valigia da 15 kg e un bagaglio a mano, il tutto in 1 ora) poi cominciare con ciò che è “indispensabile” (ovvero beauty case, costume per le Maldive e tuta da sci per Canazei d’inverno), poi potrò “allargare il cerchio” inserendo via via quello che “potrebbe servire” ma non è certamente indispensabile.

Fatto questo giro, se avessi ancora posto e tempo, posso continuare a chiedermi “che altro potrebbe servirmi?” e allora posso sbizzarrire la fantasia, immaginando le situazioni più estreme o gli abbigliamenti più estrosi.

In pochi minuti possiamo raccogliere ciò che ci è indispensabile, per poi dedicare il resto del tempo che abbiamo deciso di impegnare nel fare le valigie, al “contorno”, magari evitando di farlo proprio la sera prima, per poter fare gli acquisti dell’ultimo minuto.

Il nostro cervello ci porta le soluzioni che gli chiediamo, noi dobbiamo essere bravi a metterlo in condizione di lavorare in maniera selettiva, concentrandosi su un aspetto alla volta, senza “incaponirsi” su un dettaglio rischiando di perdersi il quadro generale.

Proprio come per ogni altra cosa della vita… 😉

Buon viaggio ovunque abbiate deciso di andare! (o di non andare).