Quanto impegno hai messo per cambiare le cose?

Uomo che si lamenta

Uomo che si lamenta

Ieri parlavamo di formazione con un amico e lui a un certo punto mi ha detto: “Eh, bello questo concetto, in effetti fa proprio la differenza, io avevo anche un libro in cui è spiegato molto bene, ma purtroppo il libro l’ho prestato e non me lo hanno più restituito…”

Allora io gli ho chiesto:

“Tu cos’hai fatto per fartelo restituire?”.

“No ma sai, certe persone sono fatte così, non sono affidabili, non si ricordano…”

“Ok, capisco” gli ho risposto “ma ti avevo chiesto cos’hai fatto per fartelo restituire, se il libro è tuo, ci tieni, e glielo hai prestato, la cosa prevede che te lo restituiscano, o anche che tu te lo faccia restituire”.

“No, ma dai, è che certe cose o le capisci o non le capisci”.

Mi ha detto lui sconsolato.

“Insomma Luigi, hai fatto niente per farti restituire quel libro o no?”.

La risposta non è difficile da indovinare, Luigi (che poi non si chiama Luigi) non ha fatto niente per ottenere quello che voleva, e sai perché? Perché in questo caso il piacere di avere qualcosa di cui lamentarsi supera il piacere di riavere il libro. E anche perché il dolore di dover chiedere supera il dolore di stare senza libro.

È uno schema abbastanza frequente, in effetti, come tutti gli schemi ci consente di stare meglio, almeno nell’immediato.

In effetti tutte le volte che ci lamentiamo di qualcosa che non va ci stiamo dicendo che non possiamo farci niente, che dipende dagli altri, che noi “siamo a posto” e che non dobbiamo fare niente.

[bctt tweet=”Non lamentarti se le cose non vanno come vuoi, agisci per cambiarle!” username=”@PaoloSvegli”]

Molto comodo nell’immediato, molto pericoloso sul lungo termine, perché noi diventiamo bravi a fare quello che ripetiamo più spesso, e in questo caso diventiamo bravi a trovare le scuse per cui non agire, a trovare i motivi per cui i nostri problemi non dipendono da noi, risultato: ci lamenteremo di molte cose e ci sentiremo incapaci di cambiare quello che succede intorno a noi.

Questo non vuole dire che possiamo sempre cambiare le cose intorno a noi e farle diventare come vogliamo, ma che almeno, prima di lamentarci che non funzionano dobbiamo fare un tentativo per farle funzionare!

Ci possiamo sempre chiedere:

“Ho fatto tutto quello che valeva la pena fare per cambiare questa cosa?”.

Se la risposta è no, possiamo agire, se la risposta è sì… puoi leggere l’articolo “Quando la fatica supera il gusto” 😉


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Persone sintoniche vs Persone distoniche

Persone sintoniche vs distoniche

Persone sintoniche vs distoniche

Sei una persona sintonica? O una persona distonica?

Tendi a trovare tutte le uguaglianze all’interno di un gruppo o piuttosto noti le differenze?

I sintonici sono persone da team, da compagnia, sono quelli che dicono: “Andiamo tutti insieme, più siamo e più ci divertiamo!”. I distonici invece tendono a selezionare, a volersi distinguere, gli piace ciò che è unico, senza precedenti.

Leggi tutto “Persone sintoniche vs Persone distoniche”

Come guidare le altre persone

Come guidare gli altri

Come guidare gli altri

Riesci a guidare le persone?

Sai cosa vuole dire guidare gli altri?

Saper guidare gli altri significa prima di tutto sapere dove li vuoi guidare, poi avere gli strumenti per farlo, e infine farlo!

Un esempio di guida molto personale

Una sera suona il campanello di casa mia, ricordo che erano circa le 11 e stavo andando a letto, quindi sono rimasto molto stupito. Era mio padre, e normalmente gli avrei detto che, se non stava bruciando la casa era meglio se ci fossimo sentiti la mattina dopo.

Ma avevo cominciato a fare il mio percorso di crescita personale e sapevo che potevo essere meglio della mia vecchia abitudine, quindi gli ho aperto la porta e l’ho invitato ad accomodarsi.

[bctt tweet=”Puoi essere molto meglio della tua vecchia abitudine” username=”@paolosvegli”]

Era molto agitato e preoccupato, per la sua salute, per mio fratello, per la nostra famiglia, per dei lavori da fare a casa… in sostanza era in quello stato che all’Università di programmazione neuro linguistica di Santa Cruz definiamo come stato crash!

Era confuso, contratto, reattivo, disconnesso dalle sue risorse, insomma uno stato psico-emotivo veramente disastroso!

Dove guidare gli altri?

Qual era il mio obiettivo?

Portarlo a sentirsi bene, a rilassarsi, a vedere tutti questi problemi (reali e potenziali) in modo sereno, sapendo che avremmo potuto affrontarli e gestirli efficacemente e con serenità.

Quindi ci siamo accomodati sul divano e io ho cominciato subito a prendere la sua stessa postura, che in un primo momento era contratta, seduto proprio in punta del divano, con le mani tese in tormentati stropicciamenti.

Ho ascoltato quello che mi diceva in silenzio, mandandogli solo piccoli cenni con il capo, rispecchiando nella mia espressione facciale, la sua preoccupazione.

Dopo qualche minuto, quando ho sentito che si era creata una certa sintonia, che si sentiva ascoltato e capito, ho cominciato ad allentare la tensione della postura e del viso.

La guida

Poi è venuto il mio turno di parlare, e ho cominciato parlando velocemente come aveva fatto lui, ma al di là dei contenuti tranquillizzanti ho sempre più rallentato la velocità del mio eloquio, fino a spostare il mio corpo e appoggiarmi completamente allo schienale del divano.

Poco alla volta anche lui ha fatto lo stesso, si è rilassato, ha cambiato postura appoggiandosi e distendendo tutti muscoli, per poi arrivare a fare uno sbadiglio e ad aggiungere:

Sai che qui da te è un posto molto rilassante?

Risultato raggiunto, obiettivo centrato in poco più di mezz’ora!

E tu? Hai qualche aneddoto da condividere nei commenti?


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Come essere più funzionale nei rapporti con gli altri

Perché essere più funzionali

Perché essere più funzionali

Falsi o maggiormente funzionali?

Questa cosa di andare a incontrare le persone nel loro mondo sta mandando fuori di testa un sacco di gente. Chi si diverte a farlo e vede che funziona, chi dice che non è spontaneo, chi dice che non è giusto…

Ma insomma, pensaci un po’, se incontri un bambino e ci vuoi parlare cosa fai?

Non mi pare che serva a niente usare il nostro solito vocabolario forbito e mantenere la schiena bella diritta come ci hanno insegnato al corso di ginnastica posturale!

Mi pare piuttosto che per parlare a un bimbo in modo efficace ci abbassiamo verso di lui e usiamo parole più semplici del solito.

Lo stesso vale se interagiamo con persone anziane, tendiamo ad avvicinarci e, a parlare con un volume più alto, se no a volte non è che non capiscono, non ti sentono proprio!

Stiamo perdendo la nostra personalità, siamo falsi, siamo costruiti?
Forse siamo semplicemente funzionali.

[bctt tweet=”Quando andiamo a incontrare gli altri nel loro mondo non siamo falsi, siamo più funzionali.” username=”@paolosvegli”]

 

Il punto è che quando parliamo con alcune categorie abbiamo certe attenzioni, mentre con il resto del mondo ci riteniamo in diritto di comunicare come ci pare, salvo poi lamentarci di non ottenere i risultati desiderati…

Come essere funzionali ed efficaci nella comunicazione con gli altri

Ascolta attentamente il ritmo, la velocità, il volume, le parole usate dal tuo interlocutore e adattati a quelle se vuoi cominciare bene, ma guarda anche come tiene il corpo, che gesti fa, se sorride, che espressioni facciali ha… e poi regolati di conseguenza, senza obbligo di copiare pedissequamente, ma con tantissima attenzione al mondo dell’altro.

E se cominci a farci caso vedrai che è quello che succede nella quotidianità quando c’è sintonia.

A volte mi capita con amici e clienti di notare le nostre posture praticamente speculari, allora mi fermo e gli chiedo: “Mi stavi rispecchiando?”.

Il più delle volte la risposta è no, e quindi possiamo prendere nota entrambi di come sia assolutamente spontaneo e naturale assumere posizioni di rispecchiamento in momenti di sintonia!

Comincia ora, osserva chi c’è vicino a te e chiediti:

Come potrei rispecchiare il mio interlocutore per aumentare la nostra facilità di rapporti?


Attendo le tue considerazioni
!


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