Come gestire i tempi in riunione

Estratto dal videocorso “Riunioni Efficaci”

Corsista

“Domanda: se sono io che sto portando avanti l’argomento e vedo che sono molto indietro, non riuscirò mai a rispettare i tempi, come si può fare a risolvere questo…”.

Paolo

“Guarda, questa cosa si risolve a monte. Io se so che ho venti minuti per fare il mio intervento bisogna che mi prepari a dire quello che devo dire in venti minuti. Poi diventano 22? Ci gestiremo, non sarà la morte di nessuno, ma molto indietro mi fa pensare che ho 20 slide e quando sono passati diciotto minuti sono alla numero due.
Hei, già me ne potevo accorgere ai dieci minuti che ero alla numero uno. Ma forse me ne dovevo accorgere a casa mia che quelle venti slide lì le provi un po’.
Io ci sono dei temi nei quali dico che potrei parlare appeso a testa in giù con la testa sott’acqua. Va bene. Sono anni che ne parlo, ne parlo trenta volte all’anno, ammetterai che dopo trecento volte li riesco a gestire così. Li allungo li accorcio, li alzo, faccio quel che voglio. Ci sono temi, situazioni, dove mi metto lì e devo cronometrare perché io sono il primo a non sapere come funziona. Ale lo sa perché l’abbiamo fatta molte volte insieme, anche con Francesca, mi sono messo lì e mi sono chiesto, ma quanto ci vuole a fare questa roba? Boh. Lo devo sapere, sennò può darsi che succeda quella roba lì”.

Corsista

“E’ un errore di programmazione iniziale”.

Paolo

“Sì è un lavoro di programmazione. Poi, oh, ogni cosa ha il suo costo. Cosa mi costa a me stare nei tempi? Non lo so, quanto ti costa non starci?
Se non starci ti costa zero perché la gente comunque è contenta di starti ad ascoltare che siano cinque minuti o che siano centocinquantacinque finito. Se ti costa nel senso che poi la gente non ti ascolta, va via, si incazza e tutta una fila di robe, hei, vuol dire che ti devi prendere il tempo per stare nei tuoi tempi, così da essere efficace dopo”.

Corsista

“Se sono al Duca D’Aosta e mi costa trecento euro all’ora in più faccio già qualche considerazione”.

Paolo

“Sì, guarda, è il minore dei costi quello lì, in realtà per come la vedo io. Perché il maggiore dei costi è sempre sulle persone, perché quando hai perso la credibilità nei confronti delle persone, altro che trecento euro. Ovvio che la credibilità ce la giochiamo per minchiate. Il timing è un aspetto fondamentale perché non sempre ci rendiamo conto che è l’unico metro sul quale la gente ci può misurare di sicuro“.

Scegli un pezzo della tua vita e vai a viverlo

Oggi sono passato di qua e mi sono accorto che questo treno, questa locomotiva del 1905 era una locomotiva dove venivo a giocare quando ero piccolo. Intorno diciamo ai quarant’anni fa.

Ricordarmi di questo mi fa pensare che molte volte viviamo senza la consapevolezza di quello che abbiamo veramente vissuto.

Senza ritornare un po’ nei nostri passi, nei nostri ricordi.

Una delle cose che mi piace un sacco è che ancora questa settimana avremo un incontro con i ragazzi con i quali ho fatto le elementari.

E credo che sia una cosa bella, credo che sia veramente il dono coltivato di stare insieme a quella che è la nostra vita, perché la nostra vita non è solo quello che ci è successo ieri o la settimana scorsa o quello che pensiamo ci succederà la settimana prossima o tra sei mesi.

La nostra vita è tutta, solo che spesso ce ne dimentichiamo grandi pezzi e ne viviamo solo un’altra parte.

Allora credo sia importante sapere andare nei posti o di frequentare le persone che rappresentano un pezzo della nostra vita che abbiamo a cuore e che ci fa stare bene frequentare, perché nella nostra vita c’è tutto, sta a noi saper scegliere i pezzi della nostra vita che ce la rendono più bella.

Quindi scegliti un pezzo bello e vallo a vivere. Fino in fondo.

Buona vita! Ciao ciao!

Quello che vendi ti arricchisce dentro?

Oggi parliamo di Perché è importante Vendere con la “V” maiuscola.

Nei social in questo momento c’è tantissima offerta di corsi per vendere, vendere, vendere. Vendere qualunque cosa a tutti per fare un sacco di soldi.

Ok, va bene. Non ho niente contro fare un sacco di soldi, sono un po’ più perplesso sul fatto di farli a qualunque costo.

Perché? Per un motivo semplice: perché se io faccio un sacco di soldi con pochi scrupoli, e nel web ci sono tanti giochini interessanti che tanta gente ti potrebbe spiegare o forse ti ha già spiegato su come diventare ricco trufficchiando in qua e in là.

Per carità, è legale eh, però è poco bello che qualcuno ti dia dei soldi senza saperlo, diciamo così. E questa cosa può fare diventare ricche le persone, fuori, ma inevitabilmente non le farà diventare ricche dentro.

Ora la questione è che possiamo guadagnare i milioni di euro e comprarci macchine anche molto belle, ma quello che non potremo mai comprarci in questo modo è di sentirci delle belle persone.

Perché questa cosa, ognuno di noi saprà molto bene che non succede, a meno che non facciamo cose belle anche per gli altri.

Quindi questo è il gioco: chiediti ogni tanto se quello che stai vendendo ti aiuta anche a diventare ricco dentro. Ciao ciao!

Come trovare il lavoro perfetto per te

Oggi parliamo di come si trova lavoro.

Anzi, il lavoro che ti piace.

Mi capita ogni tanto che la gente mi chieda:

“ma come si fa a trovare il lavoro che ti piace?”

Bene, diciamo una cosa, intanto per cominciare, che io non mi occupo di Career Coaching o robe del genere, quindi non posso darti una risposta tecnica. Ti dò una risposta molto più logica e di atteggiamento. E l’atteggiamento è questo.

Se vuoi trovare un lavoro che ti piace, comincia a fare un lavoro, anche che non ti piace. Perché quello che osservo è che se tu lavori succederà che qualcuno ti vede lavorare e magari gli viene voglia di assumerti per fare qualcosa.
Se invece non lavori, stai a casa tua a guardare la televisione, nessuno ti vede lavorare e a nessuno viene in mente di assumerti. Questa è la prima cosa, banale? Può darsi, però funziona.

La seconda cosa è quella che, se tu lavori, magari scopri che cosa ti piace di un lavoro anziché di un altro e puoi definire meglio quello che è il tuo vero lavoro dei sogni. Ma se tu non lavori e stai lì solo ad aspettare che qualcuno ti comunichi che ha proprio scelto te tra le decine di curriculum che gli sono arrivati, allora può darsi che tu stia cercando un lavoro che non sai nemmeno se ti piace.

Uno dei consigli che dò quando arrivano dei ragazzi che dicono:

“Mah, io non so…”.

Io dico:

“Comincia”.

Comincia da qualche parte. Non puoi saperlo, puoi deciderlo, ma non puoi deciderlo se non hai fatto un minimo di esperienza, quindi parti e vai a raccogliere la frutta.

Eh, cercano un sacco di gente per raccogliere la frutta. Lo hai mai fatto? No. Ti sei laureato? È lo stesso, io da laureato ho fatto una raccolta della frutta, il baby sitter, il telemarketing, tutta roba che non richiede grandi studi, ma che mi ha dato, al di là di qualche competenza, che magari non mi gioco più, ma mi ha dato la consapevolezza di che cosa mi piace fare e di cosa non mi piace fare.

Dopo è più facile trovare il lavoro dei tuoi sogni.

Buon divertimento! Ciao ciao.

Il tuo team sa imparare?

Da cosa si distingue un team che sa imparare?

Ciao, come prima cosa fai sempre i compiti. Tu li hai fatti?
Hai sperimentato? Hai messo in pratica le cose? Se no mi domando, come fai a imparare?

Ma a parte questo, che è un modo carino per chiederti sempre com’è andata e cos’hai applicato, per sapere se un team sa imparare c’è un parametro molto interessante che è come reagiscono le persone quando gli fai notare le cose.

Perché alcune persone dicono:

“ah, non è colpa mia”. “Ah sì, questa cosa è così però non è colpa mia”.

E l’obiettivo è: mi chiudo, mi difendo, evito il problema e scarico a destra e a manca.

Questo team non imparerà mai.

Perché questo team non si confronterà mai con la realtà.

Una cosa che invece rende un team in grado di imparare è quando tu gli fai notare le cose e gli dici “come mai questa cosa è così?”. E uno dice “ah, ok. Cerchiamo di capire”.

E la gente si mette in discussione dicendo:

“hm, forse mi sono dimenticato un pezzo io? Forse ho fatto una cosa che non andava bene?”.

Non ho paura, mi apro, mi confronto, perché so che l’obiettivo non è scoprire di chi è la colpa. L’obiettivo è scoprire come facciamo a crescere, e l’obiettivo di crescere e di imparare lo raggiungi solo quando ti confronti.

Quindi la prossima volta che vai a dire a qualcuno: “Hm, come mai questa cosa è così?”.

Uno: usa un criterio un po’ garbato, in modo che la gente non si senta la mazzata qua sul collo.

Due: guarda come ti risponde. Perché se ti risponde partendo con le scuse digli:

“scusami se ti stavo aggredendo, l’obiettivo è capire come possiamo migliorare”.

E quindi da lì capirai se la tua squadra ha voglia di imparare e se sta veramente imparando.

Perché imparare non vuol dire “ho capito”, imparare vuol dire che la prossima volta farò una cosa diversa, e c’è un po’ di differenza.

Sperimenta, clicca mi piace, condividi e ci vediamo al prossimo giovedì!

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