Perché non raggiungi i tuoi obiettivi?

COSA FAI PER RAGGIUNGERE I TUOI OBIETTIVI?
Ti sembrano sempre lontanissimi o irraggiungibili?

Disegna, scalino dopo scalino, il percorso che ti farà raggiungere il tuo obiettivo, ACCENDI IL TUO POTERE PERSONALE!

Spesso le persone non ottengono i loro obiettivi per un motivo molto semplice: non hanno obiettivi.
Pensa a che cosa vuoi veramente, pensa ai tuoi sogni e trasformali in obiettivi.

Wow! Figo! E poi? E poi bisogna che li ritrasformi in altri sotto-obiettivi.

https://youtu.be/Hd6R_MANpPM

Ok, fatto. E poi?

E poi bisogna che cominci a disegnare la strada per arrivarci!

Questo significa vivere il sogno, questo significa camminare con piacevolezza godendosi il viaggio verso ciò che desideri.

Quindi passaggio fondamentale è riportare la nostra attenzione ai nostri obiettivi, ciò che veramente vogliamo per noi. E per fare questo è molto semplice, ti fermi, ti prendi un po’ di tempo per te, INVESTI un po’ di tempo PER TE e guardi, guardi cosa c’è che ti piace nella tua vita, con molta serenità, e guardi anche cosa c’è che non ti piace nella tua vita, con molta serenità.

E con molta determinazione ti dici:

“Ok vorrei una cosa diversa. Non ce l’ho, ma vorrei una cosa diversa. E da li cominci a disegnare il tuo obiettivo.”

Lo disegni e cominci a pensare a come raggiungerlo.

Fai il tuo percorso e poi prendi una sana abitudine, ogni volta che stai per far qualcosa ti chiedi: qual’è l’obiettivo di questa cosa? E quanto mi avvicinerà questa cosa al mio sogno, al mio obiettivo grande?

Fallo tutti i giorni, più volte al giorno, ogni volta che stai facendo qualcosa di specifico. E vedrai come cambia.

Goditi il viaggio!

Paolo.

Ripercorrere i momenti della vita per una maggiore consapevolezza

Ricordi e consapevolezza

Ricordi e consapevolezza

Lo scorso week end sono stato invitato ad una festa ad Udine, dove la ventitreenne festeggiata non era una persona in carne ed ossa, ma… un’associazione studentesca!

Quest’associazione è stata una di quelle che mi pregio di avere contribuito a fondare, e in particolare è una sede nell’università di Udine di un’associazione europea (un network studentesco europeo come diremmo adesso).

Noi abbiamo fondato quest’associazione nel 1992, e per me è sempre un piacere farmi i miei 650 km ogni volta che posso partecipare a questi momenti di celebrazione. Questa volta ne ho approfittato per andare a vedere i locali della casa dello studente dove ho abitato e sono stato con diversi titoli durante i miei anni universitari…

Credo che prenderci il tempo, ogni tanto, per andare a vedere le persone e i luoghi che abbiamo frequentato, amato, odiato, rispettato o violato, faccia parte di un percorso di consapevolezza che ci rende più ricchi e più liberi.

Infatti decidere di ripercorrere certi momenti della nostra vita, di rivivere, con il senno e l’esperienza di ora, quello che abbiamo fatto nel nostro passato ci consente sia di celebrare ulteriormente i nostri successi, che di vedere e accettare con maggior compassione i nostri insuccessi.

Guardare ora i momenti di fatica e anche di dolore del nostro passato ci fa sentire molto più forti rispetto a quello che potrà essere il nostro futuro.

Diventare più consapevoli di quanto abbiamo già vissuto e di quanto siamo stati in grado di attraversare tra gioia e lacrime, ci da la possibilità di essere più capaci di guardare avanti. Ma come possiamo farlo al meglio?

Come si dice in programmazione neuro linguistica la mappa non è il territorio, e ogni persona avrà solo le possibilità che gli dà la sua mappa.

Infatti se è ovvio che mappe diverse danno alle persone possibilità diverse, forse ci sfugge come ognuno di noi, può costruire la sua mappa non in base alle esperienze fatte, ma in base ai significati che dà ad ogni esperienza.

Oggi posso trovare molto utile tutta la fatica affrontata a studiare ingegneria lontano da casa, avendo anche avuto il trauma di essere stato lasciato dalla ragazza durante questo percorso, e posso guardare con occhi pieni di compassione, ma anche di maggior comprensione della vita, quei momenti, capendo come, solo grazie a quei passaggi poi avrei potuto fare le cose belle che ho fatto.

E voi che mi dite?

Perché integrare ogni parte della tua vita

Integrare parti della vita

Integrare parti della vita
Negli anni ho tenuto molti seminari sulla longevità felice, perché? Beh, in effetti studiare la longevità triste mi non mi pareva molto interessante, e, come abbiamo visto nel post sul perché pensare positivo, la longevità e la qualità (percepita) della vita delle persone vanno di pari passo.

In effetti, capisco che chi vive una vita triste non abbia poi molta voglia che sia anche lunga, mentre chi si diverte su questo pianeta, a prescindere dalla sua età, reddito, istruzione, salute, ecc. non abbia poi così fretta di abbandonarlo.

Una delle cose che è stata studiata essere tra le abitudini di chi campa a lungo e felicemente è la capacità di integrare ogni parte della propria vita.

Hai presente quelli che dicono:

“Non voglio più sentirne parlare! Voglio solo dimenticare quella persona o quell’esperienza!”

Ecco, loro non stanno integrando tutte le parti della loro vita, non stanno veramente vivendo integralmente la loro vita, stanno “scegliendo” alcune parti e decidendo di escluderne altre.

Ma, come spesso succede, questo fatto non è molto sano per noi, è la vecchia storia di quando non accettiamo qualche parte di noi e gli facciamo la guerra. Se anche vinci la guerra contro una parte di te, hai presente chi la sta perdendo? Sempre tu! Quindi è proprio quel tipo di separazione che non funziona.

Ciò che fanno le persone che campano a lungo è saper integrare tutte le esperienze della loro vita, perché tutte le esperienze della loro vita, da quelle più piacevoli a quelle più dolorose, a quelle più spiacevoli che si sono poi rivelate essere vere e proprie rivoluzioni generative e costruttive sono la loro vita, così come la nostra vita.

Il supporto della programmazione neuro linguistica in questo procedimento è quello di riuscire a cogliere i nostri conflitti interni.

Infatti, semplicemente ascoltando i nostri pensieri, e ascoltando il nostro linguaggio ci renderemo conto di se stiamo allontanando qualche parte delle nostre esperienze di vita.

Ad esempio: mai buttato via vecchie foto perché vi ricordavano qualcuno o qualcuna che volete dimenticare? Mai smesso di frequentare posti o di ascoltare canzoni perché sono associate a esperienze che volete rimuovere dalla vostra vita?

Be’, a me è successo di accorgermi che non volevo più ascoltare una canzone che mi riportava a una situazione passata vissuta con dolore, e allora mi sono messo davanti allo specchio e mi sono detto: vuoi scappare da questa realtà o la vuoi integrare nella tua vita?

Vi siete mai fatti questa domanda? Scrivetemelo nei commenti!

Le abitudini che portano al successo

Oggi parliamo delle abitudini che portano al successo: le abitudini di successo.

Successo è il participio passato del verbo succedere. La domanda quindi è:

“Cosa vuoi che succeda nella tua vita?”.

Quali sono i risultati che vuoi ottenere e poi, vuoi tutte le volte che decidi di ottenere qualcosa, romperti la testa per capire come farlo, o hai creato una bella autostrada che ti porta in automatico a fare le cose che determinano i risultati che vuoi? Questo è il punto.

Abbiamo un sistema di funzionamento come esseri umani che è basato sul piacere e sul dolore. Tutto quello che facciamo il nostro cervello lo riconduce semplicemente a andare via dal dolore e andare verso il piacere.

Quindi se adesso stai ascoltando questo video è perché hai più piacere a farlo che a fare qualunque altra cosa tu stia facendo o tu possa fare, oppure hai meno dolore a stare qui piuttosto che andare a fare qualunque altra cosa che tu possa fare in ogni momento.

Questo vale per ogni scelta che le persone prendono nella vita. Persino nei casi più estremi ognuno di noi sceglie di massimizzare il piacere e di ridurre il dolore in funzione delle informazioni che ha e questo diventa il punto.
Le informazioni che portiamo dentro ci danno le opportunità di ottenere risultati in un certo modo. E io oggi ti dico che queste informazioni vengono elaborate e diventano, dentro di noi, meccanismi, abitudini, modi di fare le cose.

Tipo aprire le porte. Quando arriviamo di fronte a una porta noi non ci mettiamo a pensare

“hm, come si farà qui? Bisogna battere le mani? Bisogna parlare?”

No, sappiamo che è una porta, cerchiamo un’appendice da qualche parte, una maniglia, la giriamo e tiriamo o spingiamo. O cerchiamo un sensore da far scattare, se è una porta liscia, per farci aprire.

Questo è un automatismo e ogni automatismo genera un risultato. Solo che spesso questi automatismi che abbiamo non li abbiamo scelti, ce li siamo trovati e non generano esattamente il risultato che vorremmo.

Il gioco è quello di capire come un certo modo di fare le cose ci porti un risultato.

Quando ero studente all’università di ingegneria ero diventato veloce negli ultimi anni a fare gli esami perché avevo messo insieme un metodo favoloso.

Avevo l’abitudine di andare ai corsi, scrivere, avevo imparato come selezionare cosa scrivere, la sera sottolineavo i concetti e li fissavo, in modo che la volta dopo che andavo a lezione costruivo su ciò che c’era già e arrivavo alla fine dove con una ripassata generale ero pronto per fare l’esame. È un metodo, è un’abitudine di successo.

Pensa a quali sono le abitudini di successo che già hai e nota come tu fai delle cose che ti vengono facili, e che per altri sono difficili invece, in maniera semplice, perché hai questa abitudine.

Nota quanto sei già capace di esprimere abitudini di successo in certi ambiti e comincia a pensare quali altre abitudini di successo vorresti avere in altri ambiti.

Buon divertimento!

Siamo spontanei?

Ciao, dopo il video dell’altra volta, dove parlavo di come poter acquisire dalle persone ciò che più è importante per noi, qualcuno m’ha detto: “non è spontaneo”.

E io ho detto: “ok è vero, non è spontaneo”.

Però chiediamoci una cosa: cos’è spontaneo? È spontaneo mangiare con la forchetta?

Se guardo mia figlia non mi sembra. È spontaneo attraversare sulle strisce? È spontaneo guidare a destra? È spontaneo dire grazie, prego, per favore? Nella vita abbiamo imparato un sacco di cose spesso pigliando mazzate da chi ce le insegnava. È spontaneo?

Penso che più che di spontaneità dobbiamo renderci conto che siamo nutriti da condizionamenti che hanno generato comportamenti. Quindi sono comportamenti acquisiti.

Ad esempio, i ragazzi di Google hanno creato qualcosa di meraviglioso, incredibile, un progetto veramente al limite dell’impossibile… sono stati spontanei? Hanno seguito solo quello che era dentro di loro? Il motto del loro college era Abbi un sano sprezzo dell’impossibile.

E loro spiegano che nel loro progetto, quando si son trovati in difficoltà, si sono rifatti proprio a quel motto. Hanno voluto assomigliare a quel tipo di persone.

Quindi la cattiva notizia è che nessuno di noi è spontaneo. Tutto ciò che siamo viene influenzato da ciò che abbiamo intorno.

Però c’è anche la buona notizia. La buona notizia è che possiamo decidere, scegliere da cosa farci influenzare, quindi possiamo prendere dal mondo le parti e i comportamenti che ci piacciono, modellarli, portarli dentro di noi e farli nostri, assomigliando ogni giorno sempre di più alla persona che vogliamo essere.

Buon lavoro e buon divertimento!