Modeling

Molte persone vogliono assomigliare a qualcuno… tu a chi vuoi assomigliare?

Perché sai, c’è questa disciplina, nata nell’Università della California, a Santa Cruz, negli anni ’70, che ha come idea quella di poter studiare e replicare i risultati delle persone facendo un’operazione che viene chiamata modeling.

Il modeling è cogliere il modo di pensare, il modo di agire delle persone, per poterlo replicare ottenendo gli stessi risultati. È un’operazione semplice se vuoi, che può fare ognuno di noi in maniera anche un po’ casareccia… con le mani.

Pensa ad esempio a una persona che ti piace. A una persona che secondo te è veramente efficace nel fare quello che fa. Bene, un modo veloce per entrare nel modo di pensare di questa persona è entrare nella sua fisiologia. Qual è la postura di questa persona? Qual è il suo sguardo? La sua espressione facciale. Che cosa puoi replicare immediatamente che ti avvicini immediatamente a quel modo di fare? E quali sono le parole che usa più spesso? I gesti che fa…

Comincia a entrarci dentro come se fossi un attore e dopo un po’ ti accorgerai che penserai in maniera molto più simile a come pensa questa persona. Questo è il modeling fatto con le mani.

Uno strumento comunque molto potente per diventare e per assomigliare ogni giorno sempre di più alla persona che desideri essere.

Buon lavoro e buon divertimento!


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La paura di non riuscire e il piacere di provare

La paura di rimanere delusi

La paura di rimanere delusi

La paura di rimanere delusi

C’è una canzonetta di un po’ di tempo fa che dice qualcosa che può esserci utile, quando abbiamo il problema di rimanere delusi, di pensare che quello che facciamo è tutto inutile, semplicemente perché ci è capitato di non riuscire ad ottenere un qualche risultato che volevamo.

La canzonetta riguarda il tema dell’amore, del trovare l’amore della nostra vita, ma può essere tranquillamente applicata in ogni contesto.

Il ritornello dice così:

“Dove c’è desiderio ci sarà una fiamma, dove c’è una fiamma qualcuno è destino che si bruci, ma se ti sei bruciato non vuol mica dire che sei morto, devi solo rialzarti e provare e provare e provare…”

La canzonetta è Try di Pink, e quando l’ho ascoltata sono rimasto stupito dalla profondità delle parole, è proprio vero che i pregiudizi ci fanno perdere un sacco di opportunità.

La buona notizia: scottarsi è normale

Insomma il concetto è questo: se desideri veramente qualcosa allora è come essere attratti da una fiamma, la fiamma ti piace e ti affascina, ma è destino che chi ha a che fare con la fiamma si scotti.
È destino, hai capito? Sì dico a te, è destino, è normale, ci sta… qualunque sia la cosa che desideri, che ti attrae, che ti metti in gioco per fare, ci sta che ti scotti!

Non è un dramma, non è un’ingiustizia, non è il mondo crudele, è semplicemente normale… e sai qual è l’unico modo per non rischiare di bruciarsi con una passione? Non avere passioni.

Ti sembra meglio? A me no, quindi tutte le volte che mi capita di scottarmi, di rimanerci male per qualcosa che non è andato come prevedevo o pensavo o desideravo mi ricordo la seconda parte del ritornello, quella che dice: ti sei scottato, non sei mica morto, devi solo rialzarti e riprovare.

Puoi scottarti, ma non smettere di provare

Quante volte sembra che quello che ci succede sia l’ultimo atto della tragedia? Infatti diciamo che è una tragedia, e in effetti lo sarà se pensiamo che così sia. Ma se capiamo che è la normale e possibile conseguenza di una nostra scelta, allora la prospettiva cambia, siamo liberi di scegliere e ce lo dobbiamo ricordare.

Puoi aver scelto di rischiare di scottarti per una passione o di non scottarti rinunciando a una passione, ma non puoi scegliere di vivere una passione eliminando il rischio di scottarti.

Ricordandoci che il rischio di non riuscire fa parte del piacere di provare, potremo sempre affrontare meglio ogni situazione.

Pensa a ciò che vuoi e ottienilo

[bctt tweet=”Se non definisci ciò che vuoi, otterrai ciò che non vuoi.” username=”@PaoloSvegli”]
Quando sono ai corsi, chiedo sempre alle persone:

Qual è il tuo obbiettivo?

E spesso la risposta è: “——–”
E quindi faccio una domanda più potabile che è:

“Cosa vuoi che succeda?”

Cosa vuoi che succeda da questo corso, cosa vuoi che succeda nella tua vita.

E allora si comincia a pensare.

Ed è proprio questo pensare che genera i risultati che avrai.

Detto in altre parole, ciò che succederà nella tua vita dipende da ciò che tu hai pensato che possa succedere nella tua vita, pensaci!

Se vai in vacanza in un posto che per mille motivi non hai scelto tu, per la fidanzata, per la bimba, per la mamma… e pensi che sia un posto noioso, dove non ci sono cose belle, ti porti da casa qualcosina da fare per ripararti dalla noia.

Ma se vai in vacanza convinto di andare in un posto straordinario, pieno di opportunità, allora approfondirai fino in fondo tutto quello che puoi fare e penserai mmm allora mi servono le pinne, mi serve la maschera, mi serve una cosa per far le riprese sott’acqua, devo leggere questo, quello, quell’altro, ti stai organizzando per ottenere quello che desideri.

Nell’altro caso ti sei comunque organizzato, ma per ottenere quello che non desideri.

Così funziona la nostra vita: se vuoi ottenere qualcosa che ti piace comincia a pensare a cosa ti piace, perché ciò a cui pensi più spesso ti darà gli stimoli, gli strumenti, la strada,
per arrivare ad avere quello che vuoi.

Ciò a cui pensi più spesso ti farà venire in mente cosa ti serve per arrivare a realizzarlo.

Quindi, puoi metterti lì, immaginare cosa vuoi e non pensare assolutamente a come ottenerlo in questo momento, pensa solo a cosa vuoi per te nella tua vita e continua a pensarci tutti i giorni e lascia che arrivino i pensieri con gli strumenti. Vai a cercare le storie di chi queste cose le ha avute e ti divertirai un sacco a far la strada per arrivarci 😉


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Dai il meglio di te sotto pressione

Dai il meglio di te sotto esame

Ci sono stati da poco gli esami di maturità e questa cosa mi fa sempre pensare a come negli esami non sia facile riuscire a performare al meglio.

Io odiavo gli esami, quindi mi è venuto in mente che ieri la mia bimba che ha 13 mesi stava mangiando una prugna e Francesca mi ha detto:
“Guarda, controlla che non si mangi anche il nocciolo”.
Io stavo mangiando il mio cocomero e ogni tanto buttavo un occhio alla bimba.
A un certo momento la vedo che ha in mano la buccia della prugna e dico:
“Dove l’ha messo il nocciolo?”.
Cerca cerca cerca, non c’è.
Al che ho fatto “hugh!” e poi l’ho guardata.
L’ho guardata un po’, sorrideva tutta contenta, dico:
“Vabbé, sembra che anche se se l’è inghiottito…” “Ma non è da qualche altra parte?”… No, non c’era.
Il nocciolo se l’era inghiottito. E ho detto:
“Ok, problema 1: la bimba sta bene, risolto. Problema 2: adesso lo devo dire alla mamma”.
E vado di là. E lavo le mani alla bambina, tutto bene e mi dice:
“Ah che bella bimba”, e dico: “Eh vero? …anche se si è mangiata il nocciolo della prugna…”.
“Come? Il nocciolo della prugna!?”.
E si è arrabbiata un casino con me, e ha detto:
“T’avevo detto…”
“Guarda lo so, è andata così, mi sembra che stia bene…”.
“Eh ma adesso c’è il semino e può fare un buco…”.
“Guarda facciamo così, qualunque cosa dovremo fare la faremo meglio tenendoci nel nostro meglio. Facciamo che intanto vado a vedere in internet che cosa dice su questa cosa”.

E 3 minuti dopo la questione era risolta, perché dappertutto c’è scritto che i bambini se mangiano noccioli di semi poi li espellono e risolvono la questione senza problemi. Questo è un tema molto interessante e anche molto collegato agli esami. Perché tutte le volte che noi siamo chiamati a dare il nostro meglio non basta avere studiato. Pensaci. Se sai cento cose ma ne usi due fai una performance peggiore di chi sa tre cose ma le usa tutte e tre.

Ecco, la nostra abilità di saperci mettere nel nostro meglio, serve per saper trovare veramente come esprimere quello che c’è, non solo, ma anche come evocare quello che ancora non c’è. E’ un tema molto interessante… e riuscire a performare oltre quello che ci ricordavamo di sapere è decisamente un tema potente.

Quindi, che cosa puoi fare? Be’, puoi cominciare a capire che per fare risultato una cosa fondamentale è centrarti, è metterti nel tuo meglio. Tendiamo a farlo normalmente: a volte chiacchierare con qualcuno ci aiuta, a volte ascoltare una musica, una canzone ci aiuta a centrarci. A volte ci ricordiamo di farlo però, e a volte no.

Allora nota quali sono i momenti nei quali ti riesci a centrare, ma soprattutto nota come lo fai perché poi sarà molto interessante essere in grado di replicarlo tutte le volte che ne abbiamo bisogno. E se hai dei suggerimenti interessanti, hai trovato qualche strumento carino, be’ condividilo, dillo anche a noi, scrivilo qui sotto, in modo che tutti quanti possiamo scambiare esperienze che ci rendono tutti il nostro meglio.

Quindi:

  1. nota quando ti sai mettere nel tuo meglio.
  2. Nota cosa fai per metterti nel tuo meglio.
  3. Comincia a pensare a come lo puoi utilizzare anche in contesti nei quali invece non riesci a performare perché non riesci a metterti nel tuo meglio.

E poi condividilo.

Ah, dimenticavo. Grazie! Grazie per il seguito che date, grazie per condividere e invito a farlo ancora di più per dare più valore a tutti quanti su Facebook, You Tube, Instagram e Snapchat. Creiamo valore e rendiamo più bella la nostra vita.


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Quanto impegno hai messo per cambiare le cose?

Uomo che si lamenta

Uomo che si lamenta

Ieri parlavamo di formazione con un amico e lui a un certo punto mi ha detto: “Eh, bello questo concetto, in effetti fa proprio la differenza, io avevo anche un libro in cui è spiegato molto bene, ma purtroppo il libro l’ho prestato e non me lo hanno più restituito…”

Allora io gli ho chiesto:

“Tu cos’hai fatto per fartelo restituire?”.

“No ma sai, certe persone sono fatte così, non sono affidabili, non si ricordano…”

“Ok, capisco” gli ho risposto “ma ti avevo chiesto cos’hai fatto per fartelo restituire, se il libro è tuo, ci tieni, e glielo hai prestato, la cosa prevede che te lo restituiscano, o anche che tu te lo faccia restituire”.

“No, ma dai, è che certe cose o le capisci o non le capisci”.

Mi ha detto lui sconsolato.

“Insomma Luigi, hai fatto niente per farti restituire quel libro o no?”.

La risposta non è difficile da indovinare, Luigi (che poi non si chiama Luigi) non ha fatto niente per ottenere quello che voleva, e sai perché? Perché in questo caso il piacere di avere qualcosa di cui lamentarsi supera il piacere di riavere il libro. E anche perché il dolore di dover chiedere supera il dolore di stare senza libro.

È uno schema abbastanza frequente, in effetti, come tutti gli schemi ci consente di stare meglio, almeno nell’immediato.

In effetti tutte le volte che ci lamentiamo di qualcosa che non va ci stiamo dicendo che non possiamo farci niente, che dipende dagli altri, che noi “siamo a posto” e che non dobbiamo fare niente.

[bctt tweet=”Non lamentarti se le cose non vanno come vuoi, agisci per cambiarle!” username=”@PaoloSvegli”]

Molto comodo nell’immediato, molto pericoloso sul lungo termine, perché noi diventiamo bravi a fare quello che ripetiamo più spesso, e in questo caso diventiamo bravi a trovare le scuse per cui non agire, a trovare i motivi per cui i nostri problemi non dipendono da noi, risultato: ci lamenteremo di molte cose e ci sentiremo incapaci di cambiare quello che succede intorno a noi.

Questo non vuole dire che possiamo sempre cambiare le cose intorno a noi e farle diventare come vogliamo, ma che almeno, prima di lamentarci che non funzionano dobbiamo fare un tentativo per farle funzionare!

Ci possiamo sempre chiedere:

“Ho fatto tutto quello che valeva la pena fare per cambiare questa cosa?”.

Se la risposta è no, possiamo agire, se la risposta è sì… puoi leggere l’articolo “Quando la fatica supera il gusto” 😉


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